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La foresta che scompare

  • Postato il 31 ottobre 2026
  • Ambiente
  • Di Paese Italia Press
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  • 12 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

La foresta che scompare

di Francesco Mazzarella

Paese Italia Press  |  Inchiesta «Il prezzo della nuvola»  |  Parte 1 di 7

In Finlandia un progetto di infrastruttura digitale ha trasformato centinaia di ettari di bosco prima della conclusione delle valutazioni ambientali. Gli interventi sono stati fermati e la polizia ha aperto un’indagine. Le immagini satellitari, i documenti delle autorità e la risposta di Google permettono al lettore di verificare i fatti.

Copertina originale della serie «Il prezzo della nuvola», parte 1/7: elaborazione illustrativa, non una fotografia del sito Google a Muhos. Le immagini satellitari autentiche sono consultabili nei collegamenti «Guarda e confronta».

Muhos, Finlandia settentrionale. Dove fino a pochi mesi fa si estendeva una foresta, oggi una vasta superficie è stata disboscata per preparare la costruzione di un grande centro dati.

Non è un progetto marginale. Google, attraverso la società finlandese Tuike Finland Oy, prevede di costruire nove edifici destinati a infrastrutture digitali e relativi impianti di supporto. La documentazione della valutazione ambientale descrive un’area di progetto di circa 571 ettari. Di questi, secondo quanto Google ha confermato alla televisione pubblica finlandese Yle, 330 ettari di bosco sono stati disboscati. Non è la misura della superficie già cementificata o di quella che lo sarà in futuro.

L’ecologista Mari Annala, dell’Associazione finlandese per la conservazione della natura, ha stimato in circa 250.000 gli alberi abbattuti, secondo il reportage del Guardian del 22 ottobre. È una stima attribuita agli ambientalisti, non il risultato di un censimento ufficiale.

Siamo abituati a pensare all’intelligenza artificiale come a una realtà immateriale: una risposta sullo schermo, un algoritmo, una voce che arriva dal telefono. Ma i servizi digitali e i sistemi di AI richiedono edifici, apparecchiature, reti elettriche e sistemi di raffreddamento.

Il cloud non è una nuvola. Ha fondamenta, occupa territorio e consuma risorse.

Prima e dopo: le immagini raccontano la trasformazione

L’organizzazione di analisi geospaziale Vertical52, in collaborazione con Otter News, ha messo a confronto immagini del satellite europeo Sentinel-2 del 30 settembre 2025 e del 18 ottobre 2026. Nella prima prevale la vegetazione; nella seconda appaiono ampie superfici private della precedente copertura.

Attraverso l’indice di vegetazione NDVI, Vertical52 stima una perdita di vegetazione di circa 347 ettari a Muhos. La cifra non è direttamente sovrapponibile ai 330 ettari comunicati da Google: la prima è una misura ricavata dalla variazione osservata via satellite, la seconda è la superficie forestale disboscata dichiarata dall’azienda.

Non sono immagini decorative. Sono documenti che consentono al lettore di verificare la trasformazione del paesaggio e di distinguere ciò che vediamo dalle interpretazioni che ne diamo.

Tredici miliardi per l’espansione digitale in Finlandia

Il 9 settembre 2026 Google ha annunciato un programma di 13 miliardi di euro di investimenti in Finlandia per il 2027 e il 2028, relativo a centri dati e infrastrutture di supporto. L’annuncio riguarda più località — tra cui Hamina, Kajaani, Muhos e Vaala — e non significa che l’intera somma sia destinata a Muhos.

Nella comunicazione ufficiale l’azienda collega il programma alla crescente domanda di capacità di calcolo e all’AI. Le istituzioni finlandesi hanno evidenziato i possibili effetti positivi in termini di lavoro, attività economica e gettito fiscale: un contesto ricostruito anche da Yle. Sono benefici da valutare, ma non sostituiscono la verifica degli impatti locali.

Quali conseguenze ambientali siamo disposti ad accettare per realizzare queste opportunità? E chi ha il compito di valutarle prima che le trasformazioni diventino irreversibili?

I lavori prima della conclusione delle valutazioni

Nel settembre 2026 le associazioni ambientaliste finlandesi hanno contestato l’estensione delle opere avviate mentre le procedure di valutazione dell’impatto ambientale erano ancora aperte.

Il 6 ottobre 2026 la Lupa- ja valvontavirasto, l’autorità finlandese per autorizzazioni e vigilanza, ha chiesto a Tuike Finland di sospendere gli interventi preparatori capaci di modificare significativamente l’ambiente nei siti di Muhos e Kajaani-Otanmäki, in attesa del completamento delle valutazioni. Il provvedimento riguarda il taglio degli alberi, la rimozione del terreno superficiale, gli scavi, le strade e gli interventi di drenaggio.

Il 14 ottobre l’azienda ha comunicato di aver sospeso i lavori preparatori, come riportato nel successivo comunicato dell’autorità. La valutazione ambientale non è un timbro da apporre alla fine: serve a conoscere le conseguenze prima di decidere e a confrontare le alternative. Se un territorio è già stato profondamente modificato, quella funzione può indebolirsi.

Nove chilometri di fossi: il problema è anche l’acqua

Il rapporto fra data center e ambiente non si esaurisce nel numero degli alberi. Nel comunicato del 22 ottobre l’autorità ha precisato che la comunicazione di drenaggio presentata dalla società il 18 settembre prevedeva circa nove chilometri di nuovi fossi, in gran parte già realizzati. Secondo l’autorità, la comunicazione avrebbe dovuto precedere i lavori di almeno sessanta giorni.

Il sito si trova in un’area influenzata da materiali geologici contenenti solfuri, inclusi scisti neri. Scavi e drenaggi possono favorirne l’ossidazione, aumentando l’acidità e la concentrazione di metalli nelle acque. I dati trasmessi dall’azienda mostrano, secondo l’autorità, modificazioni compatibili con fenomeni di acidificazione.

Non si può concludere da questo che sia già stato accertato un danno ambientale permanente o che ogni alterazione idrica dipenda dal cantiere. È però una criticità concreta che richiede monitoraggio. L’autorità ha ritenuto necessaria un’autorizzazione ai sensi della normativa sulle acque e ha chiesto un piano dettagliato di gestione idrica, con monitoraggio indipendente, entro il 5 novembre 2026.

Nel medesimo documento è richiesta una verifica relativa a un sito di riproduzione e riposo della Rana arvalis (in finlandese viitasammakko), anfibio protetto. La richiesta di verifica non equivale a un accertamento di danno alla specie, ma ricorda che una foresta non è soltanto un insieme di tronchi: è un sistema di suolo, acqua e relazioni biologiche.

Il 29 ottobre si apre l’indagine della polizia

Giovedì 29 ottobre 2026 la polizia di Oulu ha annunciato un’indagine preliminare relativa ai lavori preparatori di Muhos. Secondo la ricostruzione in inglese di Yle, il procedimento comprende le segnalazioni relative al possibile danno ambientale e approfondimenti sulla gestione del drenaggio e delle acque.

Siamo nella fase delle indagini. Non esiste una sentenza che accerti la responsabilità penale di Google, della società coinvolta o di persone specifiche. La differenza fra un’ipotesi investigativa e un fatto giudiziariamente accertato è essenziale.

Google: scuse, sospensione dei lavori e impegni

Il responsabile di Google in Finlandia, Antti Järvinen, ha espresso pubblicamente le proprie scuse e sostenuto che le attività erano state avviate sulla base dell’interpretazione della normativa disponibile all’azienda. Ha dichiarato che Google aveva dialogato con autorità ed esperti e ha negato l’intenzione di anticipare deliberatamente la valutazione ambientale.

Google ha annunciato anche iniziative per la biodiversità, compresa la piantumazione di alberi su circa 130 ettari, secondo quanto riportato dal Guardian. Si tratta di impegni dei quali occorrerà verificare la realizzazione, le specie coinvolte e i risultati nel tempo.

Piantare alberi può contribuire al ripristino ambientale, ma non significa ricostituire immediatamente le funzioni ecologiche di un bosco preesistente. Allo stesso modo, le prospettive di recupero del calore o riciclo dei materiali presentate da Google non cancellano automaticamente il consumo di territorio: sono dimensioni diverse da misurare separatamente.

Il confronto possibile: il data center nell’ex cartiera

C’è un precedente utile all’interno della stessa esperienza finlandese di Google. A Hamina la società ha sviluppato un data center nell’area di un’ex cartiera, mostrando che alcune infrastrutture possono nascere anche dal riutilizzo di siti già industrializzati.

Recuperare una superficie già industrializzata non è privo di costi ambientali. Ma costruire in un’area dismessa e trasformare una foresta non sono decisioni equivalenti. È quindi legittimo chiedere quali alternative siano state esaminate per Muhos, quali condizioni economiche ed energetiche abbiano orientato la scelta e quali soluzioni siano state scartate.

Il territorio appartiene anche a chi lo abita

Investimenti di questa portata coinvolgono imprese, amministrazioni locali, autorità di controllo e governo. Coinvolgono però anche le comunità che vivono nei territori interessati, con aspettative di occupazione e sviluppo ma anche domande sull’acqua, sui boschi e sul paesaggio.

Nel reportage del Guardian da Muhos e Otanmäki si trovano fotografie e testimonianze raccolte sul posto. Si tratta di voci attribuite ai rispettivi intervistati, non di dichiarazioni ottenute direttamente da questa redazione. Ascoltarle serve a comprendere le prospettive locali, non a sostituire i dati scientifici o gli accertamenti amministrativi.

La domanda non è scegliere astrattamente tra progresso e natura. È sapere chi decide, su quali prove e con quali responsabilità.

La domanda che resta

I data center non servono soltanto all’intelligenza artificiale: ospitano anche servizi cloud, archivi e piattaforme digitali. Ma costituiscono un’infrastruttura fondamentale per molti sistemi di AI, e la crescita della domanda di calcolo contribuisce ai nuovi investimenti.

Quando usiamo un servizio digitale ne vediamo il risultato sullo schermo. Non vediamo il suolo occupato dai server, le risorse richieste per costruirli, l’energia consumata o l’acqua necessaria ai diversi sistemi di raffreddamento. È questa distanza fra esperienza digitale e infrastruttura materiale che la nostra inchiesta vuole attraversare.

Ci domandiamo se, un giorno, le macchine potranno pensare autonomamente e forse sviluppare forme di coscienza. Sono interrogativi legittimi. Ma mentre discutiamo di ciò che potrebbero diventare, dovremmo guardare anche a ciò che noi stiamo già facendo per costruirle.

A Muhos la foresta è stata disboscata. Sono state realizzate opere di drenaggio. L’autorità ha chiesto lo stop ai lavori e la polizia ha aperto un’indagine. Sono fatti del presente, documentabili e controllabili.

La questione non è soltanto quanto diventerà intelligente l’intelligenza artificiale. È quanto sapremo essere responsabili noi mentre la costruiamo.

Nota dell’autore

Questa inchiesta nasce da una convinzione: non possiamo parlare del futuro dell’intelligenza artificiale senza interrogarci sulle conseguenze che le nostre scelte tecnologiche producono già oggi.

Non si tratta di contrapporre la natura all’innovazione, ma di riconoscere che ogni scelta tecnologica è anche una scelta ambientale, economica e sociale.

La relazione fra umanità e tecnologia non si esaurisce nel rapporto con gli strumenti che utilizziamo. Comprende il territorio che trasformiamo, le comunità che coinvolgiamo e le risorse che consegneremo alle generazioni future.

Rendere visibile questa relazione è il primo passo per assumerne la responsabilità.

Francesco Mazzarella
Giornalista e facilitatore relazionale

Metodo, fonti e documentazione

Questa è una ricostruzione documentale: non sono state realizzate interviste dirette né verifiche sul posto dall’autore. Le cifre sui 330 ettari disboscati provengono dalle dichiarazioni Google riportate da Yle; i 347 ettari di perdita di vegetazione sono una stima satellitare di Vertical52; i 250.000 alberi sono una stima degli ambientalisti citata dal Guardian. Le responsabilità penali sono ancora da accertare.

Le immagini e i video restano sui siti che li hanno pubblicati: in questo articolo non vengono riprodotte fotografie di terzi. Ogni collegamento si apre in un’altra scheda. Fonti e documenti consultati il 31 ottobre 2026.

  1. Lupa- ja valvontavirasto — Stop ai lavori, 6 ottobre 2026
  2. Lupa- ja valvontavirasto — Prescrizioni sulle acque, 22 ottobre 2026
  3. Polizia finlandese — Indagini preliminari, 29 ottobre 2026
  4. Portale ambientale finlandese — Fascicolo di Muhos
  5. Vertical52 — Confronto satellitare e metodologia
  6. Yle — Documentazione video e cronologia
  7. Yle News — Indagine preliminare del 29 ottobre
  8. Yle News — Dichiarazioni di Google Finland
  9. The Guardian — Reportage da Muhos, 22 ottobre
  10. Google — Investimenti in Finlandia, 9 settembre
  11. Google — Presentazione del progetto Muhos
  12. Google — Precedente di Hamina

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