La discarica dentro l’Arsenale militare di La Spezia e la bonifica attesa da 20 anni
- Postato il 9 gennaio 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
- 2 Visualizzazioni
La notizia della possibile tombatura della discarica di Campo in Ferro, all’interno dell’Arsenale militare marittimo della Spezia, nella zona al confine con la borgata marinata di Cadimare, per decenni utilizzata per lo stoccaggio fuori norma di un ingente quantitativo di materiale inquinante, ha scatenato un putiferio. “Ribadiamo fermamente che il sito va completamente bonificato e non tombato”, ha attaccato il presidente di Legambiente La Spezia Stefano Sarti.
“In sostanza le tonnellate di materiali tossico nocivi che sono tutt’ora stoccati in quell’area rimarranno a contatto con falde e infiltrazioni marine”, afferma l’associazione Murati vivi che gli abitanti della borgata Marola, a breve distanza dalla discarica, hanno fondato nel 2010. “Per anni si è parlato di restituzione del sito alla città. Oggi, invece, si sceglie di coprire una discarica di rifiuti pericolosi pur di accelerare un’opera funzionale esclusivamente alla Marina”, afferma Matteo Bellegoni, segretario regionale del Partito comunista italiano. “L’Arsenale militare oggi è in gran parte inutilizzato”, dicono Roberto Centi, Patrizia Flandoli e Giorgia Lombardi, consiglieri comunali di LeAli a Spezia-Alleanza Verdi e Sinistra. “Invece di avviare un percorso serio di restituzione alla città, si sceglie di espandere ancora, consumando suolo e seppellendo problemi irrisolti”.
L’intervento rientra nel programma pluriennale denominato Basi Blu, relativo all’adeguamento e ammodernamento delle capacità di supporto logistico delle basi navali della Marina militare. Tra le quali appunto quella della Spezia. Da un importo che nel 2022 si fermavano a 353.713.454 euro è lievitato nel giugno 2025 a 671.379.810 euro, dei quali 84.153.329 euro per la realizzazione in corrispondenza della banchina ex Campo in Ferro “di una vasca di colmata, capace di contenere circa 215 mila m3 dei fanghi del dragaggio necessario per l’ormeggio delle Unità navali”.
In una nota del 2 gennaio 2026 il Comando interregionale Marittimo Nord della Marina militare ha scritto che “non vi sono progettualità che ne prevedano la tombatura”. Anzi: “La Marina Militare sta agendo in piena aderenza alle prescrizioni della conferenza dei servizi”. Che “avendo accertato come le periodiche analisi svolte a mare nelle acque prospicenti il campo in ferro non evidenziano rischi per l’ambiente, ha prescritto la messa in sicurezza operativa del sito”. La progettazione, già finanziata dalla Marina Militare, “è in avanzata fase di affidamento e dovrebbe concludersi entro la fine del primo quadrimestre 2026”.
Ma, intanto, Campo in ferro – un’area di oltre 30.000 metri quadrati, dei quasi 90 ettari sui quali si estende l’Arsenale militare marittimo, tra struttura manutentiva e base navale della Marina militare – è ancora in attesa di una bonifica. Da circa 23 anni. Insomma una storia lunga, tra inchieste della magistratura e perizie, esposti di cittadini e caratterizzazioni, delle quali si fa fatica a conoscere gli esiti. E una messa in sicurezza d’emergenza da parte della Marina. Con le associazioni e i partiti di opposizione in Comune a sollecitare la risoluzione della questione. La vicenda è anche finita diverse volte in Parlamento tra il 2003 e il 2013 con interrogazioni che sono quasi sempre rimaste senza risposta. “Una storia quasi paradossale”, dice a ilfattoquotidiano.it William Domenichini, che da anni si occupa della questione.
L’11 maggio 2003 una delegazione parlamentare entra nell’Arsenale della Spezia. Anche per chiedere chiarimenti sulla discarica, estesa su un’area di 16.600 mq. L’area è posta sotto sequestro su ordine dell’allora procuratore aggiunto Rodolfo Attinà. La perizia tecnica del 18 novembre 2003 dell’ingegnere Luigi Boeri accerta la presenza, oltre che di residui di olii, vernici, solventi, di 13.500 metri cubi di amianto e di 760 chili di uranio impoverito usato nella fabbricazioni di pale di elicottero finite al macero.
L’inchiesta per il reato di “abbandono incontrollato di rifiuti pericolosi e non pericolosi” si conclude a giugno 2005 con la richiesta del pubblico ministero di archiviazione, perché “il fatto non costituisce reato”. La Marina provvede ad una messa in sicurezza d’emergenza, attraverso la posa di un telone impermeabile al di sopra della discarica. A partire dal 2017 il sito è oggetto, a cura dell’Università di Firenze, di fitorisanamento sperimentale. A maggio 2019 gli abitanti di Marola inoltrano alla Procura un esposto. Che viene archiviato a novembre 2020. A marzo 2022 la convocazione della Conferenza per attivare un aggiornamento del piano di caratterizzazione del sito.
Tra marzo ed aprile 2024 la Direzione del Genio per la Marina Militare effettua la caratterizzazione dei fondali prospicenti la discarica. “Campo in Ferro è una realtà sofferente che deve essere bonificata e quindi la Marina ha avviato con una conferenza di servizi un processo di caratterizzazione dei fondali”, dice l’ammiraglio Pierpaolo Ribuffo, ex comandante Marittimo Nord. “Sulla base dei risultati di questo processo e delle analisi che seguiranno, verrà deciso se procedere ad una bonifica completa o ad un contenimento. Dobbiamo ancora decidere se quest’area rimarrà in ambito militare”. A giugno 2024 ci sono delle trattative per la cessione tra la Marina militare e l’Autorità di sviluppo portuale del Mar ligure orientale. “La Marina ci ha detto che alla bonifica avrebbe pensato lei per poi consegnare l’area a noi, che faremo un progetto per il riutilizzo”, sostiene il presidente dell’Ente Mario Sommariva.
“Nelle acque profonde sono stati riscontrati valori superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione relativamente ai bifenili policlorurati”, si legge nella scheda relativa alle Informazioni ambientali, al 30 giugno 2025, nel portale del Ministero della Difesa. La questione permane. “Abbiamo lanciato una petizione popolare che ha raccolto migliaia di firme, abbiamo indetto assemblee pubbliche, abbiamo chiesto ai sindaci dei Comuni del Golfo e cioè La Spezia, Lerici e Porto Venere di farsi parte attiva. Senza avere risposta”, dice la Rete spezzina Pace e Disarmo.
Sembrava l’inizio di una nuova storia. Invece nessuna notizia sugli esiti della caratterizzazione, nessuno sviluppo verso la cessione. “C’è una assoluta mancanza di trasparenza dei dati”, dice a ilfattoquotidiano.it Stefano Sarti di Legambiente La Spezia. “La Marina dovrebbe pubblicare la documentazione che ha portato alla decisione di non rimuovere i rifiuti dalla discarica”, sostiene Marco Grondacci, esperto di diritto ambientale. A La Spezia rimangono in attesa.
L'articolo La discarica dentro l’Arsenale militare di La Spezia e la bonifica attesa da 20 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.