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Italia, il ct è Roberto Mancini. Malagò impone la sua linea alla Figc spaccata

  • Postato il 28 luglio 2026
  • Di Panorama
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In sintesi

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Italia, il ct è Roberto Mancini. Malagò impone la sua linea alla Figc spaccata

Roberto Mancini sarà il ct dell’Italia che a settembre proverà a ripartire dalle macerie della terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale. Dopo il caos su Andrea Pirlo, incassate le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo che non accettavano un nome diverso rispetto all’ex compagno di mille battaglie al Milan, il presidente della Figc Giovanni Malagò ha deciso di fare di testa sua.

Si torna al piano originario, quello che era stato indicato come maggiormente probabile già nel momento della candidatura e poi elezioni di Malagò a capo del calcio italiano. E’ stato lui a dichiarare al Consiglio della Figc la sua scelta: “Sto parlando con Roberto Mancini perché sia il nuovo ct: aspettiamo la firma”.

Lui, Roberto Mancini. L’uomo della fuga nel cuore del mese di agosto del 2023 con la nazionale ancora impigliata nelle qualificazioni all’Europeo dell’anno successivo. Una Pec inviata a Gravina, grazie e arrivederci. Due settimane più tardi la firma sul ricchissimo contratto da selezionatore dell’Arabia Saudita (25 milioni di euro all’anno), esperienza durata poco e non fortunata ma sufficiente per bollarlo agli occhi di tanti come “traditore”. Anche se Mancini ha sempre spiegato di essersi pentito dei modi dell’addio, non della sostanza visto che non sentiva più la fiducia della Figc nei suoi confronti.

Malagò aveva in testa Mancini fin dall’inizio e aveva accettato di puntare altrove il mirino solo per dare corpo al progetto più grande, quello di mettere in mano la parte tecnica a due monumenti come Maldini e Leonardo. Svanito Guardiola, però, era emersa la candidatura unica e blindata di Andrea Pirlo e su quella il presidente nutriva dubbi enormi a prescindere dal pasticcio della partnership con il portale russo Fonbet.

Ecco perché, una volta abortito il piano Pirlo, Malagò ha voluto prendere in mano direttamente la situazione anche a costo di arrivare alla rottura con Maldini e Leonardo. E anche a costo di scontentare i club di Serie A, suoi azionisti di maggioranza nella corsa elettorale alla poltrona di presidente della Federcalcio: volevano Antonio Conte, disposti anche a pagare parte dell’ingaggio top. Avranno Mancini che si cospargerà il capo di cenere e accetterà i canoni federali (circa 2,5 milioni netti a stagione fino al 2030).

Articolo in aggiornamento

Autore
Panorama

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