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Ingeborg Bachmann, nascondersi nella fedeltà alla lingua (Traduzione di Gino Chiellino)

  • Postato il 15 maggio 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 6 min di lettura
Ingeborg Bachmann, nascondersi nella fedeltà alla lingua (Traduzione di Gino Chiellino)

“Sono a Roma non per nascondermi ma per vedere il mondo”, avrebbe detto Ingeborg Bachmann (1926 Klagenfurt, Austria – 1973 Roma), ma non certo seguendo quel vedere codificato da Wolfgang Goethe. Il mondo che vede Bachmann vivendo nella “sua terra primogenita” si compone di sensazioni, di colori, di moti d’animo e di speranza per una vita diversa da quella imposta dall’appartenenza alla cultura nativa, anche se resterà fedele alla lingua madre. Le prime tre poesie ricostruiscono in modo emblematico il percorso di un io lirico consapevole di un suo futuro più duro, che lo spinge a un confronto tra Nord e Sud, che sfocia nella sua decisione di affidare la sua esistenza ad una terra primigenia. La quarta poesia è di assoluta tragica attualità e testimonia l’impegno pacifista di una scrittrice cresciuta tra gli orrori del nazismo e della seconda guerra mondiale.

G.C.

Die gestundete Zeit

Es kommen härtere Tage.
Die auf Widerruf gestundete Zeit
wird sichtbar am Horizont.
Bald mußt du den Schuh schnüren
und die Hunde zurückjagen in die Marschhöfe.
Denn die Eingeweide der Fische
sind kalt geworden im Wind.
Ärmlich brennt das Licht der Lupinen.
Dein Blick spurt im Nebel:
die auf Widerruf gestundete Zeit
wird sichtbar am Horizont.

Drüben versinkt dir die Geliebte im Sand,
er steigt um ihr wehendes Haar,
er fällt ihr ins Wort,
er befiehlt ihr zu schweigen,
er findet sie sterblich
und willig dem Abschied
nach jeder Umarmung.
Sieh dich nicht um.

Schnür deinen Schuh.
Jag die Hunde zurück.
Wirf die Fische ins Meer.
Lösch die Lupinen!

Es kommen härtere Tage.

*

Il tempo in proroga

Verranno giorni più duri.

Il tempo in proroga si annuncia
revocabile all’orizzonte.
A breve dovrai legarti le scarpe
e ricacciare i cani negli acquitrini.

Perché le interiora dei pesci
sono ormai fredde nel vento.
Misero è lo splendore dei lupini.

Il tuo sguardo si apre nella nebbia:
il tempo in proroga si annuncia
revocabile all’orizzonte.

Laggiù, l’amata ti svanisce nella sabbia,
che le avvolge i capelli fluenti,
la interrompe,
le impone di tacere,
la scopre mortale
e docile all’addio
dopo ogni abbraccio.

Non guardarti intorno.

Legati le scarpe.
Scaccia via i cani.
Getta i pesci in mare.
Cancella i lupini!

Verranno giorni più duri.

***

Nord und Süd

Zu spät erreichten wir der Gärten Garten
in jenem Schlaf, von dem kein dritter weiß.
Im Ölzweig, wollte ich den Schnee erwarten,
im Mandelbaum den Regen und das Eis.

Wie aber soll die Palme es verwinden,
daß du den Wall aus warmen Lauben schleifst,
wie soll ihr Blatt sich in den Nebel finden,
wenn du die Wetterkleider überstreifst?

Bedenk, der Regen machte dich befangen,
als ich den offenen Fächer zu dir trug.
Du schlägst ihn zu. Dir ist die Zeit entgangen,
seit ich mich aufhob mit dem Vogelzug.

*

Nord e Sud

Giungemmo tardi al giardino dei giardini
in quel sonno di cui nessun altro sa.
Nel ramo d’ulivo mi aspettavo la neve,
nel mandorlo la pioggia e il ghiaccio.

Ma come farà la palma a tollerare
che tu demolisci la cinta di caldi pergolati,
come potrà la sua fronda orientarsi nella nebbia,
quando ti coprirai pesantemente per il maltempo?

Rifletti, la pioggia ti metteva a disagio,
quando portai da te quel ventaglio aperto.

Lo chiudi di un colpo. Ti è sfuggito il tempo
da quando mi alzai in volo al passo degli uccelli.

***

Das erstgeborene Land

In mein erstgeborenes Land, in den Süden
zog ich und fand, nackt und verarmt
und bis zum Gürtel im Meer,
Stadt und Kastell.

Vom Staub in den Schlaf getreten
lag ich im Licht,
und vom ionischen Salz belaubt
hing ein Baumskelett über mir.

Da fiel kein Traum herab.

Da blüht kein Rosmarin,
kein Vogel frischt
sein Lied in Quellen auf.

In meinem erstgeborenen Land, im Süden
sprang die Viper mich an
und das Grausen im Licht.

O schließ
die Augen schließ!
Preß den Mund auf den Biß!

Und als ich mich selber trank
und mein erstgeborenes Land
die Erdbeben wiegten,
war ich zum Schauen erwacht.

Da fiel mir Leben zu.

Da ist der Stein nicht tot.
Der Docht schnellt auf,
wenn ihn ein Blick entzündet.

*

La terra primogenita

Me ne andai nella mia terra primogenita,
al sud, e trovai, spogli, immiseriti
e sommersi fino alla cinta,
città e castello.

Calciato nel sonno dalla polvere
rimasi disteso nella luce,
e su di me, fogliato di sale ionico,
pendeva lo scheletro di un albero.

Lì non venne giù alcun sogno.

Lì non fiorisce il rosmarino,
nessun uccello rinvigorisce
il suo canto nelle sorgenti.

Nella mia terra primogenita, al sud
mi assalì la vipera
e il terrore nella luce.

Oh, chiudi
chiudi gli occhi!
Premi la bocca sul morso!

E quando bevvi me stesso
e i terremoti cullarono
la mia terra primogenita,
mi destai a guardare.

Lì mi fu data vita.

Lì la pietra non è morta.
Il lucignolo si innalza
quando uno sguardo l’infiamma.

***

Alle Tage

Der Krieg wird nicht mehr erklärt,
sondern fortgesetzt. Das Unerhörte
ist alltäglich geworden. Der Held
bleibt den Kämpfen fern. Der Schwache
ist in die Feuerzonen gerückt.
Die Uniform des Tages ist die Geduld,
die Auszeichnung der armselige Stern
der Hoffnung über dem Herzen.

Er wird verliehen,
wenn nichts mehr geschieht,
wenn das Trommelfeuer verstummt,
wenn der Feind unsichtbar geworden ist
und der Schatten ewiger Rüstung
den Himmel bedeckt.

Er wird verliehen
für die Flucht von den Fahnen,
für die Tapferkeit vor dem Freund,
für den Verrat unwürdiger Geheimnisse
und die Nichtachtung
jeglichen Befehls.

*

Tutti i giorni

La guerra non va più dichiarata,
ma continua. L’inaudito
si è reso consueto. L’eroe
diserta i combattimenti. Il debole
è inviato in zona di fuoco.

L’uniforme del giorno è la pazienza,
la ricompensa la misera stella
della speranza sul cuore.

Viene conferita
quando non accade più niente,
quando il fuoco di tamburo tace,
quando il nemico si è reso invisibile,
e l’ombra degli armamenti eterni
ricopre il cielo.

Viene conferita
per la diserzione,
per il coraggio di fronte a un amico,
per il tradimento di segreti indegni,
e per il non rispetto
di tutti gli ordini.

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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