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Il vicoletto di Milano: dalle mire sul Duomo a un pasticcio burocratico

  • Postato il 30 agosto 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Il vicoletto di Milano: dalle mire sul Duomo a un pasticcio burocratico

Da un racconto apocrifo di Luciano Bianciardi. Non dimenticherò mai il giorno che arrivai a Milano con l’autobus dal paese. Davanti al Duomo pensai: “Un giorno tutto questo sarà mio”. Ma questo accadeva 10 anni fa, prima che imparassi a conoscere i miei limiti. Perché non accontentarmi, adesso, anche solo di un pezzetto di Milano?

Sfogliando l’opuscolo di un’asta del Demanio per la vendita di proprietà cittadine in surplus, vidi un lotto che sembrava fare al caso mio. Il catalogo diceva soltanto che il lotto 48, in zona Garibaldi, era un terreno vuoto, largo un metro e lungo 3. Un vicoletto privato a Milano è un meraviglioso simbolo di status per un uomo cresciuto in provincia. Ogni volta che ne avessi avuto voglia sarei potuto andare nella mia proprietà a prendere a calci una lattina vuota; oppure, appoggiato a un muro, avrei potuto guardare il sole riflettersi sui vetri al tramonto: nessuno avrebbe potuto dirmi niente, poiché il proprietario del vicoletto ero io.

Andai in tribunale, alla cancelleria delle esecuzioni immobiliari, per vedere se potevo davvero permettermi quel pezzo di Milano. Il prezzo base del lotto era 7500 lire. A causa della posizione entrai in competizione con alcuni speculatori edilizi. Dopo una drammatica battaglia di controfferte, il banditore mi assegnò finalmente il lotto per 7950 lire. Con mia grande sorpresa, quando consultai la mappa catastale scoprii che il mio vicoletto in realtà era largo 1 metro e lungo 30. Per celebrare il colpo di fortuna, decisi di non tornare in ufficio alla Feltrinelli: presi il resto della giornata libera e andai a visitare la mia proprietà.

La trovai tra un grattacielo di 30 piani e un palazzotto novecentesco di 6, dalle parti della Stazione Centrale. Proprio al centro del mio vicolo dei sogni c’era un muro di contenimento che sosteneva il palazzo più vecchio. Era un pugno nell’occhio e anche pericoloso. Un mio amico avvocato si mostrò entusiasta quando seppe del muro di contenimento nella mia proprietà. “È una violazione dei tuoi diritti” disse. “Sei fortunato. Lascia fare a me: guadagnerai dei bei soldi da questa faccenda”. “Voglio solo usare il mio vicoletto per girare in tondo in bici come Malaparte sul tetto della sua villa a Capri senza andare a sbattere nel muro”. “Non preoccuparti. Quando vuoi cominciare a usarlo?” “Bè, speravo di andarci questo weekend”.

Il giorno dopo mi fece avere una copia della lettera che aveva inviato al mio nuovo vicino: “Si prega di rimuovere le fondamenta del suo edificio dalla proprietà del mio cliente entro le 18:30 di venerdì”. A pranzo l’avvocato mi chiese se avevo un’assicurazione. “Senti, non voglio mettermi nei guai. Forse dovrei vendere”. Mi disse di non fare lo sciocco: “Una volta conclusa la trattativa, otterrai un profitto pari a 20 volte l’investimento. Ma devi essere protetto dalle responsabilità”. “Quanto costa una polizza?” “Un centinaio di biglietti da mille, ma ne varrà la pena”. “Il vicolo non vale neanche 8000 lire!” “Svegliati!”, spiegò. “La tua proprietà è a 3 isolati dalla Stazione Centrale”. “Ma è larga 1 metro!” “Abbastanza per un cartellone pubblicitario”.

Il giorno dopo mi telefonò: “Buone notizie. Diremo al vicino che intendi sviluppare la proprietà”. “In che modo?” “Pensavo a qualcosa tipo il grattacielo più stretto del mondo. Ho scritto a Gio Ponti e a Pier Luigi Nervi, quelli della Torre Pirelli, a tuo nome”. Due giorni dopo mi ritelefona: “Gio Ponti è interessato al progetto. Ci troviamo alla tua proprietà fra mezz’ora”. Durante l’incontro, mentre Ponti parlava di nuovi materiali da costruzione, il vicino s’affacciò a una finestra urlando: “Se toccate anche un solo mattone del mio edificio, vi rovino!” Il mio avvocato disse: “Ecco il colpevole. Chiameremo una ruspa”. “Ma se buttiamo giù il muro di contenimento tiriamo giù anche il suo edificio”. Il mio avvocato era entusiasta: “Tranquillo. Otterremo un’ingiunzione. Sei in una botte di ferro”.

Cominciai a fare i conti: costi legali, geometra per i rilievi, architetti, impresa costruttrice, materiali edili… Ne valeva la pena? Alla fine capii come uscire da quel pasticcio. Scrissi al sindaco, Pietro Bucalossi: “Come Lei, Eccellenza, anch’io ho sempre creduto che una città non si improvvisa: si progetta. A tal fine ho deciso di concedere in affitto alla città una proprietà di 30 metri quadrati nota come lotto 48. Il comune potrà ricavarne un mini-parco, un parcheggio per motorini, un campo da bocce, un poligono di tiro con l’arco o perfino il grattacielo più stretto del mondo. La proprietà è pronta all’uso immediato, previa demolizione di un contrafforte”.

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Il Fatto Quotidiano

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