Il ‘regalo’ di Messina Denaro, gli insulti ai cronisti e un’inquietante sfumatura

  • Postato il 1 aprile 2025
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Mi sono fatta il regalo di compleanno” scrive Giorgia Meloni in chat, commentando l’arresto di Matteo Messina Denaro. Così Giacomo Salvini in uno dei passaggi del suo libro Fratelli di chat, che tanto ha fatto discutere ed infuriare i “fratelli” e non soltanto. Un libro che ha il merito di illuminare il lato “oscuro” della forza che ha portato Giorgia Meloni alla guida del Paese, senza mai attardarsi su ciò che non sia di pubblico interesse.

L’insofferenza ed il fastidio con cui Donzelli ha sprezzantemente liquidato l’autore del libro definendolo un “pezzo di m***a” sono soltanto la punta dell’iceberg culturale di una compagine che ricorre con grande generosità all’epiteto “infame”, tanto caro alla cultura mafiosa, per stigmatizzare la condotta di chi disturba, dissente, diverge dall’ordine dato o preteso.

Con ogni probabilità la frase che Giorgia Meloni scrive nella chat dei Fratelli il 16 gennaio del 2023, il giorno del suo quarantacinquesimo compleanno, riflette “soltanto” una botta di esondante narcisismo da parte di chi, ritrovandosi catapultata alla guida del governo da sedicente “underdog”, non resiste alla tentazione di attribuirsi meriti che non ha, come faceva da ministro dell’Interno quel suo fratello-coltello di Salvini (alias “bimbominkia”) quando festeggiava l’arresto di qualche latitante.

Ma esiste la possibilità che invece questo modo di esprimersi manifesti l’orgoglio del vertice dei Servizi di sicurezza del Paese appena andati a bersaglio, tradendo al tempo stesso e forse inconsapevolmente la confusione tra operazione di intelligence ed operazione di polizia giudiziaria. D’altra parte, come stupirsi che il cuore di Giorgia batta per i Servizi più che per le Toghe? Il programma di governo della ardita maggioranza prevede la decisa compressione dell’esercizio dell’azione penale e dell’indipendenza della magistratura a tutto vantaggio dell’espansione dei poteri di interferenza dei Servizi di Sicurezza che agiscono per conto del potere esecutivo.

Una possibilità fantasiosa questa interpretazione della frase con la quale Meloni commenta nella chat l’arresto del boss stragista Messina Denaro? Può darsi, però la perfetta sintonia tra questa frase “Mi sono fatta il regalo di compleanno” e la clamorosa, inspiegata, profezia del gelataio di Omegna, merita quanto meno un sussulto.
Sì, perché il 16 gennaio del 2023 oltre ad essere il genetliaco della presidente del Consiglio dei Ministri è anche il giorno in cui lo Stato arresta il boss stragista Matteo Messina Denaro, dopo trent’anni precisi di latitanza e dopo trent’anni da quel 15 gennaio 1993 quando le manette il ROS (allora come ora) le aveva chiuse ai polsi del capo dei capi, il boss stragista Salvatore Riina.

Soltanto nel novembre del 2022 (il governo Meloni si era insediato ad ottobre), Salvatore Baiardo intervistato da Massimo Giletti, aveva pronosticato proprio un “regalino al governo” riferendosi alla presunta trattativa imbastita dallo stesso Messina Denaro ormai gravemente malato per consegnarsi allo Stato. Ed è proprio tenendo presente quella clamorosa intervista, che forse andrebbe collocata all’interno di uno scenario molto più complesso e per nulla estemporaneo, che la frase di Giorgia Meloni, che sarebbe restata segreta se non fosse stato per quel “pezzo di m***a” di Giacomo Salvini, assume una sfumatura inquietante.

Infatti in quella intervista Baiardo, per spiegare meglio a Giletti il succo della questione, fece un riferimento preciso ad un episodio apparentemente secondario relativo alla cattura di Riina ovvero il colloquio tra il generale Delfino e l’allora Ministro della Giustizia Claudio Martelli risalente al Natale del 1992, allorquando il generale preannunciò al ministro un “regalino” in arrivo.

L’episodio non è tanto degno di nota per la ricorrenza del termine “regalino” quanto perché allude al concerto tra apparati di polizia ed autorità politica di governo. Un “concerto” che sconcerta perché fa pensare ad una indebita interferenza tra attività di polizia giudiziaria, che dovrebbe (!) rispondere esclusivamente all’autorità giudiziaria, ed attività di intelligence che invece risponde all’Esecutivo. Detto altrimenti: gli arresti di Riina prima e di Messina Denaro poi sono stati atti di polizia giudiziaria o sono stati atti di intelligence?

In questo secondo caso non soltanto si comprenderebbe come mai l’autorità giudiziaria sia apparsa in questi episodi alla stregua di una variabile dipendente da ciò che altri abbiano deciso di far scoprire o non scoprire, ma troverebbe una precisa collocazione anche il “semaforo verde” ad operare chiesto ed ottenuto o più semplicemente convenuto col vertice dell’esecutivo. La frase “Mi sono fatta una regalo” allude a questo? L’arresto di Matteo Messina Denaro insomma ha avuto il “semaforo verde” da Palazzo Chigi? E’ stato cioè l’ennesima operazione dei Servizi, consegnata “cotta&mangiata” alla magistratura?

L’arresto di Riina non portò bene a Martelli che si dimise da ministro un mese più tardi per colta di un impertinente avviso di garanzia. L’arresto di Messina Denaro invece pare fin qui aver portato fortuna alla Meloni, che oggi, sull’onda della trasparenza promessa per il caso “Renzi-grill”, potrebbe dire qualcosa di più. In subordine si potrebbe chiedere qualche spiegazione al Generale Mori, di solito bene informato, alla prima occasione utile.

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Il Fatto Quotidiano

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