Il presidente del PD Bonaccini ad Albenga: “La sinistra si tolga la puzza sotto il naso. Se non ci uniamo, vincono di nuovo loro”
- Postato il 25 agosto 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Albenga. “Se non vogliamo consegnare Palazzo Chigi alla destra, dobbiamo unirci: nessuno si prenderà la responsabilità di perdere perché non abbiamo saputo combattere”. Parte diretto, senza giri di parole, Stefano Bonaccini, presidente del Partito Democratico, intervenuto nel pomeriggio di ieri – lunedì 24 agosto – in piazza Trincheri ad Albenga nel corso dell’incontro intitolato “Costruiamo l’alternativa”.
Nel corso del dibattito, molto partecipato e organizzato dal circolo ingauno del Partito Democratico, è intervenuto al fianco di Bonaccini anche il consigliere regionale e vicepresidente della Regione Liguria, Roberto Arboscello. Presenti in piazza i sindaci di Albenga e Cisano sul Neva, gli esponenti provinciali e locali del PD e numerosi cittadini.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis. Diversi i temi affrontati nel corso del dibattito: dal lavoro alla difesa della sanità pubblica, fino alla sicurezza.
Ai microfoni di IVG, Bonaccini ha parlato dell’emorragia di voti subita dal centrosinistra tra il ceto medio-basso e della necessità di tornare a intercettare il consenso di quei lavoratori che, negli ultimi anni, si sono progressivamente spostati da sinistra verso destra: “È un discorso che riguarda tutto l’Occidente e l’Europa. Il voto al primo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci – spiega -. È il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne delle città e di chi sta peggio economicamente. È una Europa diversa. A differenza di quello che è accaduto alla mia generazione, quando il lavoro era una certezza, e la crescita economica si accompagnava a quella demografica, negli ultimi 10-15 anni abbiamo avuto la perdita dei posti di lavoro, il dramma demografico, una Europa che una volta rappresentava 1/3 del PIL mondiale e oggi è meno del 20 e quindi chi sta peggio rischia di ascoltare chi parla alla pancia della gente”.
Sottolinea il presidente Dem: “Se c’è una ragione per cui dobbiamo a rimontare questo problema sia quella di occuparci un po’ di più del tema dei diritti sociali, quindi una proposta chiara su lavoro, difesa e rilancio istruzione e sanità. Il Paese è più povero, più ingiusto e meno sicuro. Sono cresciute le tasse e i costi di carburante e bollette. È crollata la crescita e siamo probabilmente il peggior Paese dei 27 per crescita economica. Quando sento Bucci rallegrarsi per un’opera finanziata con i fondi del PNRR, io, da italiano, sono contento. Ma per fortuna che ci sono stati i governi Conte II e Draghi, che hanno votato a favore”.
“E sulle ricette pratiche contro il carovita aggiunge: “Nessuno ha la bacchetta magica. Si possono introdurre accise mobili per calmierare il prezzo”.
Parlando della tenuta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e le divisioni nella maggioranza, l’esponente dem afferma: “Va riconosciuto che la Lega sta crollando, e mi ha colpito, e Giorgia Meloni è una persona intelligente e lo starà valutando, quei fischi l’altra sera (a Taranto, in occasione dei Giochi del Mediterraneo, ndr) così imponenti, alla luce dell’ovazione poco prima al presidente Mattarella. Quei fischi sono un campanello di allarme che forse nemmeno lei si aspettava. L’Italia non sta meglio di prima, il declino economico sociale è evidente, la sanità in peggioramento, la crescita Italiana sarà la più bassa in Europa, e la sicurezza non è migliorata”.
“Io credo che l’anno prossimo la maggior parte degli italiani dirà che sta peggio, ma devono trovare una alternativa credibil. È vero, la Meloni è ancora forte, ma sta sentendo qualche scricchiolio”.
Durante il suo intervento pubblico, Bonaccini ha incalzato la coalizione sul metodo da seguire: “Bisogna andare al governo vincendo le elezioni. Non vinceremo se pensiamo che basti parlare male di Meloni da qui alla fine. Smettiamola di parlare di primarie e iniziamo a parlare dei problemi degli italiani. Parliamo di contenuti. Nei prossimi due o tre mesi la coalizione si deve impegnare a scrivere un programma di pochi punti. La sinistra si tolga la puzza sotto il naso”.
Sul fronte estero, Bonaccini evidenzia le divergenze e i punti di sintesi necessari all’interno del campo progressista: “Sulla politica c’è solo un uno che ci ha diviso, che è l’Ucraina. Sul resto c’è convergenza piena mi pare ormai. Sull’Ucraina troveremo facilmente l’accordo perché non vedo come Conte possa anche questa volta come 4 anni fa dividersi e regalare alla destra le elezioni. L’unità del centrosinsitra è condizione necessaria per provare a vincere. Se si ferma la Russia finisce la guerra, ma se si ferma l’Ucraina finisce l’Ucraina. In Europa, serve più protagonismo delle istituzioni europee per diventare un soggetto politica con una politica estera comune e si sieda al tavolo per arrivare ad una pace giusta e duratura”.
Infine, Bonaccini ha affrontato il tema delle alleanze politiche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: “Io ci credo all’affidabilità di Giuseppe Conte per un motivo: dal 2019, fine dell’esperienza del governo giallo-verde, sono 7 anni che il M5S non si è più alleato con il centrodestra in nessuno degli 8mila comuni italiani e in nessuna delle 20 regioni. E ora ho fiducia che questa volta non metta veti, come è successo purtroppo in Liguria l’ultima volta, e l’abbiamo pagata, e invece come è successo a Genova, un’alleanza tra PD, M5S e AVS che deve vedere anche tanto civismo tra moderati e conservatori. Ho fiducia che Conte sarà d’accordo che, una volta discusso il programma, il perimetro dell’unità del centrosinistra largo, plurale e civico sia importante, altrimenti i nostri elettori ci rincorreranno con i forconi se perdiamo ancora una volta non perché più scarsi, ma perché divisi”.