Il mito del treno ‘asse portante’ non regge: perché il trasporto pubblico lombardo sta fallendo
- Postato il 2 febbraio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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La Regione Lombardia nel progetto di legge di riforma del TPL, approvato la settimana scorsa dalla maggioranza di centrodestra, continua a raccontare che il servizio ferroviario sarebbe l’asse portante del trasporto pubblico lombardo. Questa narrazione non regge alla prova dei fatti. Ogni giorno sui treni lombardi — quelli con la peggiore puntualità d’Italia — viaggiano meno di 700 mila persone. Nello stesso tempo oltre 4 milioni di cittadini si muovono con metropolitane, tram e autobus urbani ed extraurbani. Altro che asse portante: il cuore del TPL lombardo è il trasporto su gomma, che però viene sistematicamente penalizzato.
Trenord, l’azienda “federalista” nata dal fallimentare matrimonio tra le FNM e le FS che di fatto è stata solo una concentrazione monopolista di tutti i binari lombardi è in una crisi permanente, ma nel frattempo i servizi urbani e extraurbani su autobus sono gestiti senza innovazioni organizzative e colpiti dal non adeguamento dei fondi trasferiti al tasso d’inflazione crescente. Nelle città diminuiscono le frequenze — lo vediamo ogni giorno anche a Milano — mentre nei territori extraurbani, nelle periferie, nelle valli, nella pianura e nei servizi scolastici, le corse sono state ridotte.
Il risultato è semplice e drammatico: chi vorrebbe usare il trasporto pubblico spesso non può più farlo ed è costretto a prendere l’auto.
Se oggi le strade che portano ai capoluoghi non sono completamente bloccate è solo grazie allo smart working, non certo per merito delle politiche regionali sulla mobilità sostenibile.
L’annuncio della competizione nel settore è rimasta uno slogan. Trenord gode di un sicuro affidamento diretto decennale mentre il settore automobilistico gode di proroghe di vecchie concessioni da 15 anni. Con queste garanzie le gestioni aziendali continuano ad essere deresponsabilizzate. L’integrazione tariffaria, promessa da tempo, esiste solo nei documenti ufficiali: ogni ente e ogni azienda continua a fare per sé, senza una regia vera. Così il TPL lombardo resta lontanissimo dalle migliori esperienze europee: Baviera, Catalogna, Canton Zurigo.
E qui arriviamo al nodo politico vero.
A tredici anni dal fallimento della precedente riforma del TPL, la Regione ripropone lo stesso modello, con un’aggravante: un sistema che è ricco dal punto di vista dello “spoils system”, ma poverissimo in termini di risultati per cittadini, studenti e pendolari. La Regione è contemporaneamente programmatore, finanziatore e proprietaria di Trenord: un conflitto di interessi evidente che rende impossibile qualsiasi controllo serio sulle performance del servizio.
Le cinque agenzie di bacino, che dovevano tutelare gli utenti e sanzionare i disservizi delle aziende, hanno abdicato al loro ruolo. Non difendono i cittadini: si limitano a fare da passacarte per il trasferimento dei fondi regionali alle aziende, giustificando anziché perseguire i disservizi causati dalle aziende di trasporto che colpiscono ogni giorno lavoratori e studenti.
Questa non è una riforma. È la riproposizione del modello formigoniano che ha già fallito, mascherata da modernizzazione dove, nella nuova legge, la sicurezza di viaggiatori ed autisti e digitalizzazione sono solo titoli.
Se il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, davvero vuole un trasporto pubblico efficiente, equo e competitivo, bisogna avere il coraggio di cambiare governance, separare ruoli e rimettere al centro gli utenti, non le convenienze politiche e neppure gli interessi di fornitori di beni e servizi.
La Regione si tiene ben salda in mano la competenza ferroviaria: Ferrovie Nord la Holding che controlla anche l’autostrada Milano Serravalle e la Pedemontana (il clone della Brebemi) resta la “miniera d’oro” con contributi d’investimento e d’esercizio garantiti dal Mef, dal Mit e dalla stessa regione Lombardia. tanto da poter spendere anche 400 milioni di euro inutilmente per i treni ad idrogeno da Brescia alla valle Camonica (la valle è già servita da nuovi treni diesel).
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