Il 5 aprile in piazza contro le armi e per la salute pubblica: due eventi contemporanei ma non in conflitto
- Postato il 2 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Sabato prossimo si intrecciano due iniziative altamente significative: la manifestazione convocata dal M5S, con l’adesione di un ampio schieramento pacifista, contro le spese per le armi decise dalla Commissione Europea con il sostegno dei governi nazionali e le iniziative che, come ogni anno, verranno realizzate in decine di città per la giornata di azione contro la commercializzazione della salute del 5 aprile. Due giorni dopo, lunedì 7 aprile in occasione della Giornata mondiale della Salute, la rete “La salute non è in vendita” e l’”European Public Service Union” porteranno la loro voce direttamente a Bruxelles.
La coincidenza temporale tra la manifestazione di Roma contro un’economia di guerra e le iniziative per la salute che costelleranno la penisola è ovviamente casuale e dipende dal calendario, ma, lungi dal costituire una contraddizione, dà visibilità ad un’oggettiva convergenza sui contenuti e sugli obiettivi. “No ad un’economia di guerra, sì ad investimenti per i diritti, la salute e l’ambiente di tutte/i” è infatti lo slogan con la quale le associazioni e le forze sindacali aderenti al gruppo italiano della rete europea “La salute non è in vendita” chiamano a manifestare; non a caso il 5 aprile a Milano la manifestazione per difendere la sanità pubblica si svolgerà in piazza S. Maria delle Grazie davanti alla sede della rappresentanza dell’Ue. Un chiaro no al piano ReArm Europe e alla prevista spesa di 800 miliardi in armi. Che prevedrebbe per l’Italia una spesa aggiuntiva, nei prossimi quattro anni, di poco inferiore ai 90 miliardi di euro. Già oggi spendiamo oltre 80 milioni al giorno per le armi.
Tutti noi – che da anni ci battiamo per la piena realizzazione di quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività….” – sappiamo molto bene che tutto questo rimarrà una pura enunciazione di principio se si realizzerà quanto deciso dalla Commissione Europea. Non solo. Siamo pienamente consapevoli che le politiche liberiste e i tagli imposti dalla Commissione Europea alle politiche sociali hanno già da tempo reso difficile e spesso impossibile, per tante persone potersi curare. Le infinite liste d’attesa ne sono un esempio.
In questi anni abbiamo assisto al definanziamento della sanità pubblica, alla privatizzazione dei servizi, alla riduzione del personale socio-sanitario, al permanere del blocco delle assunzioni, alla riduzione ai minimi termini delle politiche di prevenzione e contestualmente al proliferare della sanità privata anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale e al diffondersi di mutue e assicurazioni private. Il cittadino da soggetto titolare di un diritto è trasformato in cliente.
La spesa sanitaria privata ha superato in Italia nel 2023 i 43 miliardi di euro pari al 23% della spesa sanitaria totale, mentre la media nell’UE è del 15%; è il portafoglio a stabilire chi può curarsi. Lottiamo per un aumento della spesa sanitaria pubblica che almeno ci collochi nella media europea, per il rafforzamento della medicina territoriale a cominciare da quella di genere e dai servizi destinati alla salute mentale, alla sicurezza sul lavoro e ai minori, sempre più abbandonati a sé stessi.
In Europa ci poniamo l’obiettivo della creazione di un ente pubblico di ricerca e produzione dei farmaci essenziali per superare la situazione attuale di totale dipendenza dagli interessi di Bigh Pharma, come tutti hanno potuto constatare durante la pandemia. Senza dimenticare che, se dalla cura passiamo alla prevenzione, è il modello di sviluppo dell’Ue centrato su investimenti e sovvenzioni all’industria dei combustibili fossili che mette a rischio la salute degli esseri viventi oltre che dell’intero pianeta.
C’è quindi un legame forte e inscindibile tra lo stop al riarmo e la difesa della sanità pubblica e del nostro sistema di welfare. Immagino che, se non ci fosse stata la coincidenza temporale, molte persone che sabato saranno a Roma sarebbero andate a manifestare nelle piazze delle loro città in difesa della tutela della salute e viceversa.
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