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Hantavirus, l’epidemiologo: “Insolito su una nave da crociera”. L’infettivologo: “Nessun allarme ma sorveglianza rigorosa”

  • Postato il 5 maggio 2026
  • Scienza
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Hantavirus, l’epidemiologo: “Insolito su una nave da crociera”. L’infettivologo: “Nessun allarme ma sorveglianza rigorosa”

Il focolaio di hantavirus che ha causato tre decessi a bordo della nave da crociera Hondius, ferma al largo di Capo Verde e potenzialmente diretta verso le Canarie (si attende l’ok della Spagna) per ulteriori valutazioni sanitarie, potrebbe aprire uno scenario inedito dal punto di vista epidemiologico. Gli esperti invitano alla cautela, ma escludono derive allarmistiche, sottolineando la necessità di un’analisi scientifica approfondita del caso. A chiarire il quadro, tra gli altri scienziati, è Fabrizio Pulvirenti, direttore della Uoc di Malattie infettive dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela, che richiama l’attenzione sulla natura del virus e sulle sue modalità di trasmissione: “La trasmissione interumana è documentata in modo solido soltanto per il ceppo Andes, circolante in America meridionale, attraverso un meccanismo ancora non del tutto chiarito. Per tutti gli altri ceppi, inclusi quelli europei come Puumala e Dobrava, non costituisce una via di contagio rilevante”.

Il serbatoio principale resta il roditore. “Il ratto (Rattus rattus e Rattus norvegicus) – ricorda Pulvirenti – è serbatoio o vettore di numerosi agenti patogeni: la leptospirosi, trasmessa attraverso le loro urine contaminate che raggiungono acque o il suolo; la salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari, favorite dalla contaminazione di derrate con i loro escrementi; la febbre da morso di ratto, causata da Streptobacillus moniliformis”. Per quanto riguarda l’hantavirus, il rischio resta contenuto per la popolazione generale: “Il rischio per chi non ha avuto contatti con roditori infetti – osserva – resta estremamente basso. Ciò che questo caso richiede è un’indagine epidemiologica rigorosa con l’identificazione del ceppo, la ricostruzione dell’esposizione, la definizione della finestra temporale, ma certamente non allarmismo”. Il contagio nell’uomo, aggiunge, “avviene per inalazione di aerosol contaminati da escrezioni infette (urina, feci essiccate, saliva) o, più raramente, per contatto diretto con materiale biologico dell’animale”.

Il caso della nave rappresenta al momento un unicum. “Siamo di fronte alla prima epidemia da hantavisur in una nave da crociera – spiega all’Adnkronos l’epidemiologo Massimo Ciccozzi – Questo è un virus a Rna tipico dei rotidori e delle infezioni alimentari, spesso dovuto alla contaminazione del cibo con l’urina o le feci dei topi. È un virus che porta a problemi respiratori molto gravi con una letalità del 35%. Il tema rispetto al luogo, una nave da crociera, potrebbe essere legato al fatto che questo virus si può inalare dalla polveri di feci dei topi, infatti in passato l’hantavirus era frequente nei fienili. Vederlo in una nave da crociera è insolito, pur trasmettendosi per via respiratoria la trasmissioen uomo-uomo è molto difficile. Quindi – chiosa – aspettando altri sviluppi clinici, sembra un cluster dovuto ad alimenti inquinati e consumati e non alla trasmissione respiratoria. Il tema, visto il luogo, è la prevenzione: chi gestisce queste crociere deve stare molto attento alla disinfestazione di molti spazi”.

L’analisi condotta da un team multidisciplinare italiano evidenzia come le navi da crociera rappresentino sistemi complessi, veri e propri ecosistemi mobili in cui fattori strutturali e ambientali giocano un ruolo determinante nella diffusione dei patogeni. “Le navi da crociera funzionano come ecosistemi altamente organizzati e mobili, in cui gli ambienti accessibili ai passeggeri e gli spazi di servizio nascosti sono intrinsecamente interconnessi. All’interno di questo sistema, il rischio di infezione è determinato non solo dall’affollamento e dal contatto interpersonale, ma anche dalla progettazione, dalla manutenzione e dal monitoraggio delle componenti infrastrutturali che mediano le interazioni uomo-ambiente. Sebbene l’evento attuale non sia ancora stato completamente caratterizzato, offre un’opportunità fondamentale per ampliare i modelli di preparazione verso modelli integrati di sorveglianza ecologica in grado di rilevare i rischi mediati dall’ambiente in ambienti complessi e mobili”.

Particolare attenzione viene posta agli spazi chiusi o difficilmente accessibili: “Le infrastrutture chiuse o semi-chiuse, caratterizzate da ventilazione limitata, spazi nascosti o di difficile accesso, rappresentano ambienti in cui il particolato contaminato può accumularsi e successivamente essere aerosolizzato. L’esposizione professionale gioca un ruolo centrale in questo processo – ricordano gli autori – chi lavora nella manutenzione, nelle pulizie, nei lavori agricoli e nella manipolazione di materiali immagazzinati, è stato identificati come più a contatto con fattori di rischio chiave in molteplici indagini epidemiologiche”. In attesa dei risultati delle indagini sul ceppo virale e sulla dinamica del contagio, il caso della Hondius diventa così un banco di prova per la sanità pubblica internazionale: un episodio che, più che generare allarme, impone un rafforzamento dei sistemi di prevenzione, controllo ambientale e sorveglianza epidemiologica in contesti complessi e globalizzati come quello delle crociere.

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Il Fatto Quotidiano

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