Giovani in provincia di Savona, Pasa (Cgil): “Disoccupazione, lavoro precario, affitti cari e scarsa qualità della vita: un fallimento strutturale”
- Postato il 28 aprile 2026
- 0 Copertina
- Di Il Vostro Giornale
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
La provincia di Savona affronta una crisi occupazionale che colpisce duramente i giovani. Secondo l'analisi della Cgil, il territorio ligure soffre di disoccupazione strutturale, contratti precari e costi abitativi insostenibili. Questi fattori creano un quadro critico che compromette le prospettive di vita dei ragazzi, limitando opportunità di carriera e stabilità economica. La situazione evidenzia la necessità di interventi mirati per invertire il trend negativo e garantire una migliore qualità della vita.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Savona. “Basta con le lacrime di coccodrillo. Basta con il racconto di imprese che ‘non trovano personale’. Il problema non è che mancano i lavoratori. Il problema è che mancano lavori dignitosi”. Così il segretario generale della Cgil di Savona Andrea Pasa.
“In provincia di Savona non siamo di fronte a una semplice ‘fuga di giovani’. Siamo di fronte a un fallimento strutturale. I dati parlano chiaro: sempre meno giovani, sempre più anziani, sempre più precarietà. Oggi i giovani fino ai 29 anni sono appena il 13% della popolazione, mentre gli over 75 sono il 16%. Uno squilibrio che non ha eguali nel Paese. Negli ultimi dieci anni, oltre 8.000 giovani hanno lasciato il territorio: circa 2.500 all’estero, oltre 6.000 in altre regioni. In totale, più di 20.000 persone hanno abbandonato la provincia. Non è mobilità: è svuotamento”.
“E chi resta? – si chiede Pasa – Resta intrappolato in un mercato del lavoro che definire fragile è poco. Secondo gli ultimi dati, solo il 17% dei giovani tra 15 e 24 anni lavora. La disoccupazione giovanile è al 28%, ma arriva al 40% tra le giovani donne. Numeri che descrivono una realtà inaccettabile”.
Ma per Pasa “il dato più grave è un altro: la qualità del lavoro. Tra gennaio e settembre 2025, su 31.000 assunzioni di under 29: il 32% è stagionale; il 28% a tempo determinato; il 20% intermittente. E addirittura solo il 3,9% a tempo indeterminato. Una vergogna tutta savonese”.
“Del totale delle assunzioni il 45% è part-time, quindi precari e a bassa intensità di lavoro. Questo significa una cosa sola: il lavoro stabile è diventato un’eccezione. E senza lavoro stabile non esiste autonomia, non esiste futuro, non esiste possibilità di restare. Poi ci si chiede perché i giovani se ne vanno. La verità è semplice: non si fugge da un territorio, si fugge da condizioni di vita insostenibili”.
Per Pasa “a questo si aggiunge il problema della casa: affitti troppo alti rispetto ai salari e migliaia di appartamenti vuoti. Un paradosso che colpisce soprattutto i giovani. E una qualità della vita che arretra: servizi insufficienti, trasporti carenti, poche opportunità. Dagli ultimi dati del Sole 24 Ore che monitorano la qualità della vita per gli under 30, prendendo in esame 15 parametri e 107 province italiane , la nostra provincia sprofonda: 74? sul totale su 107; 102^ per incidenti con lesioni gravi dalle ore 24.00/06.00; 89^ per gap affitti centro città-periferie; 73^ per infrastrutture sportive; 77^ per canoni affitto. Con un problema enorme che riguarda la disponibilità di appartamenti a prezzi decenti, eppure nella sola città di Savona ci sono oltre 7 mila appartamenti vuoti”.
“Serve una svolta vera – dice ancora Pasa – Servono politiche industriali che creino occupazione stabile e qualificata. Serve un piano straordinario per la casa. Servono investimenti mirati, non distribuiti a pioggia. Serve rafforzare il legame tra sistema produttivo e campus universitario, per creare opportunità concrete sul territorio. E serve, soprattutto, rimettere al centro il lavoro: stabile, sicuro, ben retribuito. Perché senza lavoro di qualità, non c’è sviluppo. E senza giovani, non c’è futuro. Continuare così significa accettare il declino. E questo non è più tollerabile”.