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Precisazione sul ruolo del Medico di Medicina Generale nell’assistenza territoriale

  • Postato il 23 aprile 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Precisazione sul ruolo del Medico di Medicina Generale nell’assistenza territoriale
Inaugurata la Casa di Comunità di Finale

In merito all’articolo sulle Case di Comunità ritengo importante proporre una precisazione, in qualità di referente provinciale della Società Italiana di Medicina Generale e di Coordinatore nazionale della Macro Area Clinica dei Disturbi Non Differibili (Acuzie), affinché il messaggio rivolto ai cittadini sia realmente corretto sul piano clinico e organizzativo.

Nel testo, infatti, il Medico di Medicina Generale viene descritto soprattutto come riferimento per disturbi comuni, prescrizioni, certificati e richieste semplici. In questo modo, però, si rischia di rappresentarlo come un banale punto di accesso per sintomi minori, mentre la sua funzione reale è ben più ampia e ben più centrale.

Il Medico di Medicina Generale non coincide con un servizio episodico per problemi lievi: è il professionista che garantisce continuità clinica, conoscenza della storia sanitaria della persona, valutazione nel tempo, integrazione tra problemi diversi e governo complessivo del percorso assistenziale. È proprio questa continuità che rende il suo ruolo insostituibile soprattutto nella gestione delle cronicità, della fragilità, delle comorbidità e della complessità terapeutica.

Le reali indicazioni cliniche per afferire al Medico di Medicina Generale riguardano quindi in modo prioritario:

la presa in carico dei pazienti con cardiopatia, diabete, BPCO, scompenso cardiaco, ipertensione, asma, insufficienza renale, decadimento cognitivo e altre patologie croniche;
la gestione dei pazienti fragili, anziani, polipatologici e non autosufficienti;
la rivalutazione nel tempo di sintomi ricorrenti o persistenti, che non richiedono solo una risposta prestazionale ma un inquadramento clinico continuativo;
la riconciliazione e revisione delle terapie nei pazienti con polifarmacoterapia;
l’integrazione tra referti, consulenze specialistiche, esami strumentali e contesto clinico generale della persona;
la definizione di priorità diagnostiche e assistenziali nei pazienti complessi;
la presa in carico domiciliare dei pazienti non trasportabili o con bisogni assistenziali continuativi;
la prevenzione, il counselling, il monitoraggio e il follow-up clinico nel lungo periodo.
In altri termini, il Medico di Medicina Generale non è semplicemente il medico a cui rivolgersi per “mal di gola, tosse o febbre”, ma il riferimento clinico principale per accompagnare nel tempo il paziente, soprattutto quando i problemi non sono singoli, ma multipli, intrecciati e duraturi.

La Casa della Comunità rappresenta certamente una risorsa importante della sanità territoriale. Tuttavia, il suo senso non è sostituire il Medico di Medicina Generale né ridurlo a funzione accessoria, ma collocarsi dentro una rete multiprofessionale di prossimità che rafforzi la presa in carico della persona, in particolare nei percorsi di cronicità, assistenza territoriale, integrazione socio-sanitaria e supporto domiciliare.

Per questo motivo, la frase finale dell’articolo secondo cui Casa della Comunità e Medico di Medicina Generale sarebbero “sovrapponibili dal punto di vista dell’indicazione clinica” merita a mio avviso una revisione. I due livelli non sono sovrapponibili: sono complementari, con funzioni diverse e integrate.

Segnalo inoltre l’opportunità di utilizzare la definizione corretta di “Medico di Medicina Generale” o, se si preferisce un’espressione divulgativa, “medico di famiglia”, evitando il termine “medico di base”, che non rappresenta in modo appropriato il ruolo professionale e organizzativo attuale.

Autore
Il Vostro Giornale

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