Genova, il progetto dell’inceneritore in Piemonte agita la maggioranza Salis: la sindaca nicchia, Avs protesta coi comuni
- Postato il 8 ottobre 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 8 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Alle ultime assemblee non c’erano più posti a sedere. La protesta si è diffusa nei paesi come un contagio, nelle piazze, nelle sale comunali, nelle parrocchie. Le sale gremite rappresentano un bel pezzo di questo territorio: viticoltori produttori di Barbera, Roero, Dolcetto e Barbaresco, consorzi della Robiola di Roccaverano e della nocciola Igp, le associazioni dei commercianti albesi, allevatori di Cuneo e delle zone limitrofe. E poi tanti amministratori, preoccupati per le loro comunità, sparse fra il Monferrato e l’Alta Langa. Sono oltre cento i Comuni piemontesi che hanno già sottoscritto la loro contrarietà, a cui se ne aggiungono 29 sul versante ligure. Tutti per dire no a un inceneritore che la Regione Liguria ha in mente di costruire in Valbormida, per risolvere l’annoso problema del ciclo dei rifiuti ligure, ma che di fatto, rischia di scaricare i fumi nel vicino Piemonte: “Un progetto anacronistico e inquinante” secondo Giuliano Viglione, presidente dell’Associazione commercianti albesi, realtà che raduna oltre tremila imprese. “Negli ultimi trent’anni questi territori hanno compiuto un balzo quantitativo e qualitativo importante, tale da posizionare i paesaggi tra le mete preferite di visitatori da tutto il mondo. Le eccellenti produzioni agricole e agroalimentari vanno tutelate da qualsiasi forma di inquinamento. I paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato sono tutelati dall’Unesco e producono indotto da oltre 200 milioni di euro. Per tutte queste ragioni siamo solidali alla mobilitazione dei cittadini e degli amministratori”.
In prima linea contro il progetto c’è il sindaco di Monastero Bormida Luigi Gallareto, un uomo mite e di espressione civica, che, dice, se esistesse ancora voterebbe Democrazia Cristiana: “Abbiamo messo insieme oltre un centinaio di Comuni. Il messaggio è semplice: se proprio volete fare un inceneritore, soluzione che in ogni caso non ci trova d’accordo nel merito, fatelo dove serve. Non qui. Noi abbiamo già dato. Dopo un secolo di inquinamento, legato a impianti come l’Acna di Cengio, ci siamo aperti al turismo, sono tornati l’agricoltura e l’allevamento, abbiamo zone tutelate dell’Unesco. Non abbiamo nessuna intenzione di diventare la discarica dei problemi irrisolti di Genova”.
Giurano che non sia una questione di Nimby, Not In My Back Yard (non nel mio giardino): “La Valbormida sembra il luogo dove la politica vuole portare tutto ciò che nessun altro vuole – spiega Massimo Trinchero, fra gli animatori del movimento che si oppone all’impianto – Le polveri sottili pesanti si depositano entro i 2-3 chilometri, ma quelle sottili possono arrivare anche a 30 chilometri di distanza, il che significherebbe un’area che arriva quasi fino a Dogliani e Canelli. Senza contare il traffico enorme di camion da Genova, che insisterebbe su paesi poco abitati e strade assai precarie”. Uno studio del Rina, consulente dell’agenzia regionale dei rifiuti ligure, aveva individuato cinque siti idonei a ospitare il nuovo impianto, ma la procedura riservata si sta concentrando su due zone, entrambe in Valbormida, territorio falcidiato per un secolo dall’industria pesante. Il primo è Cengio, territorio falcidiato per cento anni dall’Acna, fabbrica chimica che ha riversato nelle acque del Bormida ogni genere di sostanza inquinante e che dopo aver chiuso ha lasciato dietro di sé terreni avvelenati e ancora da bonificare. Il secondo è il sito di Ferrania, nel comune di Cairo Montenotte, investito dai fumi della vicina cockeria. “Il solo pensiero di portare un impianto simile, in una zona come questa, è semplicemente immorale”, commenta Jan Casella, consigliere regionale di Avs che è facile incontrare alle tante iniziative di protesta. Ad alimentare i malumori anche la poca trasparenza: la Regione Liguria di recente ha negato l’accesso agli atti della trattativa riservata richiesti da Avs.
La scelta della Valbormida sembrerebbe una soluzione dettata soprattutto dalla realpolitik elettorale, più che da ragioni industriali: qui ci sono tante fabbriche dismesse e pochi elettori. Un territorio da sempre trascurato dalla politica e sufficientemente lontano dall’epicentro del problema: “La Valbormida produce sì e no l’1% dei rifiuti, Genova l’80 – dice ancora Gallareto – In questi ultimi anni abbiamo faticosamente recuperato terreni avvelenati per ridestinarli ad agricoltura e allevamento. Il turismo è tornato a fiorire. Ecco, in questo contesto, si può capire come una scelta del genere sia vissuta come un tradimento”. Alla mobilitazione si è unita anche la Cia di Cuneo: “Centinaia di camion dovrebbero percorrere molti chilometri per poi bruciare i rifiuti di una città in vallate con comuni di pochissimi abitanti. È una follia”.
La lotta ambientale portata avanti dagli abitanti mette a nudo un cortocircuito politico. A gestire la partita dell’inceneritore è il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, di centrodestra e favorevole al termovalorizzatore, ma la scelta del sito rischia di mandarlo in rotta di collisione con il governatore alleato Alberto Cirio. Quanto al centrosinistra, mentre Avs sostiene apertamente i comitati di protesta, in casa Pd regna un silenzio imbarazzato. E la grana rischia di tornare come un boomerang in casa della sindaca Silvia Salis, che, al contrario, di Bucci, è stata molto meno netta nel dichiarare le sue posizioni, anche perché il tema rischia di far implodere la sua maggioranza. Sembra ormai un ricordo il programma del 2024, quando la coalizione che sosteneva la corsa di Andrea Orlando sottoscrisse un patto elettorale in cui affermava in modo chiaro di essere contro la costruzione di un inceneritore in Liguria. Per questioni ambientali, ma anche per sostenibilità economica: “Anche tralasciando l’impatto ambientale, la Liguria non produce abbastanza rifiuti per rendere economicamente appetibile un impianto simile, il che significa che finiremmo per importare rifiuti – sostiene Selena Candia, capogruppo di Avs in Regione Liguria – E in ogni caso, se si considera che un impianto simile genera un 25-30 per cento ceneri residue, rifiuti speciali che andranno poi comunque smaltiti, ci si rende conto che la soluzione migliore sarebbe quella di creare impianti intermedi e aumentare la raccolta differenziata”.
Di ceneri residue in Valbormida ne sanno qualcosa: in un capannone di Bragno giacciono 27mila tonnellate di ceneri provenienti dall’inceneritore di Torino. Il progetto dell’azienda che le ha raccolte era quello di mischiarle al cemento, un progetto di economia circolare, finchè non sono saltati fuori valori di sostanze pericolose come benzene e benzopirene 40-50 volte superiori al consentito. Il deposito è stato sequestrato dalla Procura di Savona, che ha sul caso ha un’inchiesta in corso. Ma ora il vero interrogativo riguarda i costi di smaltimento, stimati in milioni di euro.
La raccolta differenziata è il tasto dolente della città che di fatto è l’epicentro dell’emergenza rifiuti: con un magro 52,3%, Genova è il fanalino di coda delle grandi città del Nord, ben al di sotto dei limiti di legge del 63% e per questo a rischio infrazione dell’Unione Europea. La differenziata riesce meglio nei piccoli comuni, ma basta guardarsi intorno per capire che quel numero si discosta dalle altri grandi città del Nord: Torino 57,3, Milano 63, Venezia 63,7, Firenze 70,2, Bologna 72,8%. Ad aggravare il quadro ci sono inoltre la chiusura imminente della discarica di Scarpino, prevista per il 2030, i conti non proprio brillanti della società municipalizzata dei rifiuti Amiu e una Tari salatissima, che dipende dalla necessità di smaltirli fuori regione.
È in questo contesto che l’aria è decisamente cambiata nel centrosinistra, soprattutto dopo l’elezione di Silvia Salis. Appena insediata, la sindaca ha affidato uno studio a una società di consulenza privata, Ramboll, che individuava tra le possibili soluzioni alla questione rifiuti proprio un inceneritore nel sito di Scarpino, sebbene la collina sembri presentare problemi di tenuta. Il vero problema è che la discarica sorge su una collina al centro della città, in mezzo a quartieri popolari, che votano a larga maggioranza centrosinistra: “Sarebbe un suicidio politico – ammette un dirigente Dem della vecchia guardia – Una scelta che il nostro popolo non capirebbe, soprattutto dopo che abbiamo detto che non serviva”. Non è un caso se Bucci con il montare della protesta nei comuni piemontesi, di recente ne abbia cosparso un po’ di sale sulle ferite degli avversari: “Scarpino può ospitare un inceneritore, sfido Silvia Salis a dimostrare il contrario”.
Il progetto di un inceneritore a Genova era stato il sogno irrealizzato di un popolarissimo sindaco di centrosinistra, Beppe Pericu, tramontato a metà degli anni Duemila. Il figlio Andrea è uno dei demiurghi dalla candidatura Salis e ne ha finanziato la campagna elettorale; Pericu è avvocato e consulente di Iren proprio in quelle operazioni di fusioni societarie che hanno portato la multiutility a costruire nuovi termovalorizzatori. Silvia Pericu, figlia di Beppe e sorella di Andrea, è assessora all’Ambiente di Salis. Mentre l’avvocato Paolo Momigliano, storico amministratore di Amiu e protagonista della vecchia operazione tentata dal vecchio sindaco Pericu, è oggi stato appena nominato come superconsulente della società municipalizzata dei rifiuti. La sindaca vorrebbe mettere un freno a una delle Tari più alte d’Italia. E un pezzo del Pd genovese, che ragiona più su come mettere in sicurezza i conti di Amiu che sull’impatto ambientale di un inceneritore, vedrebbe la Valbormida come la soluzione ideale, a debita di distanza dal suo elettorato.
L'articolo Genova, il progetto dell’inceneritore in Piemonte agita la maggioranza Salis: la sindaca nicchia, Avs protesta coi comuni proviene da Il Fatto Quotidiano.