Garlasco – “Non riesco a capacitarmi del movente sessuale”, Andrea Sempio su Chiara Poggi: “Non la frequentavo”. La difesa: “Basiti dall’aggravante della crudeltà”
- Postato il 30 aprile 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Andrea Sempio “non riesce a capacitarsi” del nuovo quadro accusatorio e, in particolare, “di questo movente sessuale”. È da qui che prende avvio la sua linea difensiva dopo la convocazione in Procura a Pavia nell’ambito della riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. A riferire il suo stato d’animo sono i legali, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, che assistono il 38enne. “Ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale”, avrebbe detto Sempio alla sua difesa. Una posizione ribadita più volte: secondo quanto riportato dall’avvocata Taccia, l’indagato sottolinea che “non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando lui andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare”. Parole che mirano a smontare alla radice l’ipotesi investigativa che introduce, a distanza di anni, un possibile movente di natura sessuale.
La nuova contestazione è stata formalizzata con un invito a comparire fissato per il 6 maggio e si inserisce nella riapertura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi decenni in Italia e per cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima. Confermando la condanna a 16 anni, già inflitti nell’appello bis, la Cassazione aveva scritto che era responsabile del delitto del 13 agosto 2007 “oltre ogni ragionevole dubbio” nonostante l’andamento delle indagini non era stato limpido.
Il fascicolo aperto dalla procura pavese da oltre un anno punta a rivalutare elementi già noti e a esplorare nuove ipotesi investigative. Dall’incidente probatorio non è emersa una presenza di Sempio nella villetta, le uniche tracce di Dna rilevate per esempio sui resti della colazione sono di Stasi e Chiara Poggi. Anche le tracce biologiche sulle unghie non potranno avere nessun valore probatorio perché, come spiegato più volte dalla perita nominata dalla gip, non c’è “nessuna certezza d’identificazione” anche se c’è “una forte compatibilità con famiglia Sempio”. L’allora 18enne frequentava la villetta di via Pascoli, usava anche il computer di Chiara Poggi, quindi la traccia sulle unghie potrebbe essere da contatto.
Oltre al presunto movente, a sorprendere la difesa è la ridefinizione complessiva dell’imputazione. “Dobbiamo aspettare – spiegano i legali – perché finché non abbiamo gli atti non possiamo capire la ratio di questa nuova imputazione, comunque elastica, comunque provvisoria”. Un passaggio che evidenzia come, allo stato, il quadro accusatorio venga considerato ancora in evoluzione. Anche se sono state depositate alcune consulenze, tra cui quella dell’anatomo-patologa Cristina Cattaneo che rivalutato le ferite sulla vittima, senza che il corpo della 26enne sia stata riesumata.
Particolarmente contestata è l’introduzione dell’aggravante della crudeltà. “Quello che ci ha lasciato abbastanza basiti è il fatto, non solo che sia stato tolto il concorso (Sempio era stato iscritto nel registro degli indagati in concorso con Stasi e/o ignoti, ndr), che era abbastanza prevedibile, ma che è stata aggiunta l’aggravante della crudeltà che non era stata contestata a Stasi. Non si capisce come mai dopo 19 anni le ferite rimangano quelle, ma venga aggiunta quell’aggravante. Questo tecnicamente non lo capiamo”, affermano gli avvocati. La difesa sottolinea inoltre un aspetto procedurale rilevante: “Aspetteremo l’ostensione degli atti, dato che il 415 bis non c’è ancora stato notificato, e valuteremo i passi più opportuni da fare strategicamente”. In altre parole, prima di impostare una linea difensiva completa, i legali intendono esaminare nel dettaglio gli elementi raccolti dalla procura.
“Tutto il team difensivo” di Andrea Sempio “ha sempre sostenuto che l’assassino” di Chiara Poggi fosse “uno” hanno poi ribadito Angela Taccia e Liborio Cataliotti. Rispetto alla decisione se sottoporsi all’interrogatorio o invece non presentarsi o presentarsi avvalendosi della facoltà di non rispondere, i legali precisano che potrebbero anche decidere al “momento stesso”. “Qualunque cosa lui deciderà di fare sarà sempre su nostro consiglio – concludono – proprio per seguire al meglio le tecniche e le strategie difensive”.
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