Ferrari, feedback incoraggianti per la SF-26: la sfida del Bahrain è pronta

  • Postato il 2 febbraio 2026
  • Formula 1
  • Di Virgilio.it
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L’analisi dei test di Barcellona è interessante ma non significativa, teoria confermata dallo stesso Frederic Vasseur. La Ferrari evita la ricerca della prestazione pura focalizzandosi sulla correlazione dati. Tanto lavoro per studiare l’affidabilità preliminare del motore 0676/7 e raccogliere tante informazioni utili sull’aerodinamica dell’ultima nata di Via Abetone Inferiore 4. Il Cavallino Rampante rimanda al Bahrain la verifica sulla performance, svolgendo un preciso piano di lavoro propedeutico alle prove su pista di Sakhir. Ciò malgrado, i primi feedback sono molto positivi.

L’approccio Ferrari nei test di Barcellona

Il ragionamento preliminare che scaturisce a margine della sessione di test al Montmelò non si muove da un presupposto inequivocabile: nessuna scuderia di Formula 1 ha inseguito la prestazione pura. Risulta pertanto superfluo focalizzarsi sui riscontri cronometrici che, oltre a non possedere i crismi dell’ufficialità e a mancare di qualsivoglia riferimento autentico, sono privi di reale valenza comparativa se consideriamo l’eterogeneità dei programmi di lavoro che ogni team ha deciso di implementare nell’arco dei cinque giorni a disposizione.

L’esordio della Ferrari non è stato baciato dalla fortuna, essendo andato in scena solamente durante la seconda giornata con la pioggia. Le avverse condizioni meteo abbattutesi sul Circuit de Catalunya, di fatto, hanno tutt’altro che agevolato le operazioni; per questa ragione, il gruppo di lavoro diretto da Frédéric Vasseur ha optato per un approccio pragmatico, diversificando l’attività su più fronti, tra cui la familiarizzazione con i nuovi comandi e la raccolta dati, accantonando momentaneamente la raccolta dati sui long run.

Sebbene le simulazioni ad alto carico di carburante siano state effettuate nelle giornate successive, anche in tale contesto i tempi registrati non assumono una rilevanza assoluta se l’intento è quello di un confronto diretto con la concorrenza. Tuttavia, emerge un dato fattuale sul quale possiamo disquisire senza timore di smentita: la solidità dell’unità propulsiva italiana, che ha risposto alle sollecitazioni esattamente secondo le aspettative.

Ferrari: il motore 067/7 soddisfa i tecnici

In più circostanze abbiamo ribadito la fiducia sul motore 0676/7 riposta dal team modenese. Permangono, tuttavia, interrogativi legati all’affidabilità che non sono stati integralmente dissipati. La motivazione è insita nell’atteggiamento conservativo della scuderia: non avendo spinto la power unit ai suoi limiti massimi, né sul giro secco né nella simulazione del passo gara, il riscontro inerente la resistenza del componente alle sollecitazioni di progetto non dispone ancora di dati definitivi.

Ciononostante, grazie alle informazioni raccolte dalla nostra redazione durante gli ultimi giorni, apprendiamo che in seno alla storica scuderia vige una marcata soddisfazione per la qualità delle informazioni racimolate. Sebbene si indichi insistentemente la Mercedes quale punto di riferimento tecnico, in tempi non sospetti abbiamo sostenuto a più riprese che la Rossa non nutre alcun timore nel confrontarsi con l’operato dei rivali tedeschi.

Tale convinzione perdura anche a seguito della prima sgambata della SF-26 sul tracciato catalano. Sotto questo profilo, sarà necessario attendere il banco di prova del Bahrain per ottenere conferme più probanti, specialmente in merito alla questione, tuttora “calda”, del rapporto di compressione: un tema che sarà oggetto di attenta verifica durante le prove sulla pista di Sakhir. A ciò si aggiunge un’ulteriore e rilevante considerazione.

La validazione aerodinamica della Ferrari SF-26

Al di là delle architetture meccaniche (ricordiamo che il team ha optato per una configurazione a doppio push-rod e ha svolto un lavoro certosino sulla distribuzione dei pesi, con la trasmissione che segue un peculiare schema degli elementi interni), l’attenzione vira sul complesso discorso aerodinamico. L’analisi preliminare condotta la scorsa settimana evidenzia come le pance della SF-26 siano caratterizzate da una zona del sottosquadro che prevede un undercut particolarmente generoso.

Si viene così a creare una zona di alta pressione che, in maniera naturale e diretta, deputata a generare un importante effetto outwash. Analogo discorso si applica all’imboccatura dei sidepod, dove la morfologia della vettura lavora per ottenere un pre-condizionamento della massa fluida che circola in quell’area; una soluzione che, a quanto pare, risulta funzionale anche all’incremento della portata del flusso per ottimizzare la gestione dei flussi. I dati acquisiti con tale configurazione aerodinamica risultavano cruciali per validare il piano di sviluppo della monoposto.

L’imperativo primario era verificare la correlazione tra CFD, galleria del vento e pista: un passaggio decisivo per accertare che la strumentazione in fabbrica operi con la dovuta precisione. Le prime impressioni sono alquanto confortanti e, stando a quanto appreso, confermano le risultanze attese, avvalorando la bontà del lavoro svolto. La strategia della Ferrari per i giorni a venire è piuttosto chiara e prevede un utilizzo intensivo del simulatore. Mossa finalizzata a chiarire le idee per presentarsi al top ai test del Bahrain. Sarà proprio nello scenario di Sakhir che la scuderia di Maranello inizierà a spingere realmente, testando la vettura ai suoi massimi regimi.

Non sono da escludere alcune novità aerodinamiche. Nel gruppo di lavoro si respira grande concentrazione e si sprecano poche parole: un piglio rigoroso, voluto e necessario per non lasciare nulla al caso. Il tutto nella consapevolezza che imboccare la direttrice di sviluppo corretta, scevra da errori che potrebbero ritardare la tabella di marcia, rappresenta il fattore discriminante per interpretare al meglio il nuovo regolamento della Formula 1 2026; un “corpus” normativo che cela sì insidie, ma che al contempo offre grandi opportunità di svolta.

Autore
Virgilio.it

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