Femminicidio Bifano, il giallo della maglietta sparita e non solo
- Postato il 23 agosto 2026
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Il Quotidiano del Sud
Femminicidio Bifano, il giallo della maglietta sparita e non solo
CORIGLIANO ROSSANO (COSENZA) – Sarà l’imminente (domani) conferimento dell’incarico per l’esame autoptico, disposto dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, a tracciare la prima demarcazione scientifica all’interno del complesso quadro investigativo nato intorno alla morte di Carmela Bifano.
Sul corpo della settantatreenne, rinvenuto privo di vita nel fondo agricolo di contrada Torre Voluta, nella frazione rurale di Villaggio Frassa a Corigliano-Rossano, i primi riscontri medico-legali dovranno determinare l’ora esatta del decesso e l’esatta traiettoria dei micidiali colpi che le hanno fracassato il capo. Ferite profonde e devastanti, del tutto compatibili con le pietre intrise di sangue recuperate dagli uomini della Polizia di Stato sul terreno, individuate fin da subito come le possibili armi del delitto con cui l’aggressore ha infierito sulla donna.
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L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Anastasia Angrisani e condotta dagli investigatori del commissariato cittadino, punta a far luce su una finestra temporale di tre ore rimasta completamente avvolta dall’ombra.
LA RICOSTRUZIONE DEL 18 AGOSTO
La mattinata di martedì 18 agosto era iniziata per la vittima seguendo i binari della consuetudine: prima un passaggio nel centro urbano per commissioni varie, poi, attorno alle 10,30, una telefonata a un bracciante agricolo di nazionalità tunisina per concordare alcuni lavori di manutenzione nella proprietà. Subito dopo, la coppia ha raggiunto l’agrumeto. A complicare la ricostruzione delle prime ore interviene la dichiarazione resa da un proprietario terriero confinante, il quale riferisce di aver visto, proprio in quel lasso di tempo, la 73enne in compagnia di un operaio, verosimilmente il tunisino chiamato al mattino.
Un elemento di notevole interesse probatorio, che gli inquirenti stanno vagliando con la massima cautela per verificare la fondatezza del racconto e l’eventuale presenza di terzi nell’area al momento del fatto.
Al centro delle attenzioni investigative resta la posizione del marito, il 76enne Pietro Scintu, originario della Sardegna, fermato con l’accusa di presunto femminicidio e attualmente recluso nel carcere di Castrovillari. Il gip ieri non ha convalidato il fermo ma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare. Scintu respinge con fermezza ogni addebito, professando la propria innocenza e sostenendo di essersi allontanato lungo i filari di fichi d’India che delimitano il fondo agricolo per raccogliere i frutti nei secchi, poi trovati rovesciati a terra.
Nel suo racconto, Scintu ha riferito di aver scorto due figure vestite di scuro mentre si allontanavano di corsa dai campi e di aver scoperto soltanto in quel momento il cadavere della moglie. Una versione che al momento non trova alcun elemento di riscontro oggettivo e che si scontra con una serie di interrogativi irrisolti, a partire da quello legato al suo cellulare, risultato privo di credito e dunque inutilizzabile per chiamare i soccorsi alle 13,30, quando l’allarme è scattato attraverso lo smartphone della vittima.
IL MISTERO DELLA MAGLIETTA
Tra i nodi più intricati dell’intera vicenda spicca il cosiddetto mistero della maglietta. Pietro Scintu è stato infatti trovato dagli agenti giunti sul posto a torso nudo: l’anziano ha spiegato agli inquirenti di essersi tolto l’indumento a causa del caldo soffocante e di averlo appeso al ramo di una pianta della campagna. La maglietta, tuttavia, risulta finora del tutto introvabile, nonostante i minuziosi rastrellamenti effettuati nella zona. Un vuoto che ha spinto la Polizia a sequestrare i pantaloni e le calzature indossate dal presunto omicida, avviando su di essi rigorosi accertamenti biologici e scientifici alla ricerca di eventuali microtracce ematiche che possano smentire o confermare la linea difensiva.
LA FAMIGLIA E LE SUE DINAMICHE
La tragedia di Torre Voluta proietta infine una luce densa di interrogativi sul contesto privato della coppia, unita in età adulta e titolare di una condizione economica solida e agiata. Stando ai racconti di chi li conosceva bene e frequentava la famiglia, all’interno del nucleo familiare vigevano dinamiche caratteriali ben definite: Carmela Bifano rappresentava la figura centrale, il vero perno della gestione finanziaria e patrimoniale, una donna forte, tenace e dal carattere nettamente autoritario, che nonostante le disponibilità economiche non disdegnava di lavorare in prima persona ed energeticamente la propria terra. Al suo fianco, Scintu veniva descritto come un uomo dall’indole decisamente più fumantina e impulsiva.
Un quadro di vita quotidiana completato dalla presenza costante del figlio trentaquattrenne della coppia, che spesso faceva da autista alla madre, accompagnandola nei vari spostamenti. Spetterà ora agli approfondimenti di laboratorio, agli esiti dell’autopsia se le affermazioni dell’indagato possano trovare una rispondenza nei fatti o se gli elementi raccolti dalla Procura siano destinati a consolidare le accuse.
Il Quotidiano del Sud.
Femminicidio Bifano, il giallo della maglietta sparita e non solo