F1 | Non solo macchine: ecco dove i piloti potranno fare la differenza nel 2026
- Postato il 24 febbraio 2026
- A Tc
- Di F1ingenerale
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Mario Isola svela come si comporteranno le gomme Pirelli con le nuove macchine di F1 2026: “Possibile più degrado a inizio stagione, ma sarà una questione di comprensione”
La rivoluzione tecnica del 2026 non cambia solo motori e aerodinamica. Cambia anche il modo in cui le gomme vengono sollecitate. Durante i test di F1 2026 abbiamo chiesto a Mario Isola, capo di Motorsport Pirelli, un confronto diretto con le macchine della scorsa stagione, quando molti piloti lamentavano un degrado minimo sulle gomme.
La risposta è stata chiara: all’inizio potremmo vedere qualcosa di diverso. “Potrebbe esserci più degrado all’inizio, ma è chiaro che avendo un prodotto completamente nuovo su una macchina completamente nuova c’è una curva di comprensione della gomma e di sviluppo della vettura che sarà molto elevata, soprattutto nelle prime gare”.

Maggiore degrado della gomma, ma anche un’arma in più per i piloti: le gomme Pirelli protagoniste nel 2026
Secondo Isola, la fase iniziale del campionato sarà determinante. “Dovranno capirla questa gomma e sappiamo che chi la capisce prima ha un vantaggio competitivo, almeno in alcune gare”.
Non è tanto la percorrenza in curva a cambiare radicalmente, quanto altre fasi del giro. “Cambia molto più la fase di frenata. Lì c’è recupero di energia e abbiamo visto tanti bloccaggi che l’anno scorso non vedevamo. È una fase probabilmente più complicata da gestire e i piloti devono abituarsi”. La gestione della frenata, con il nuovo equilibrio tra parte termica ed elettrica, diventa quindi un elemento chiave. Ma non è l’unico aspetto sotto osservazione.
Un altro fattore determinante è la maggiore coppia delle nuove power unit. “Le nuove power unit hanno più coppia e quando viene messa a terra si traduce in trazione e in slittamenti o micro-slittamenti. Questo aumenta la temperatura superficiale del battistrada e stressa soprattutto le gomme posteriori”. Se non controllata correttamente, questa dinamica può tradursi in degrado più marcato. “È una fase importante da considerare. Se non è adeguatamente controllata può portare a degrado”.
Isola si aspetta una reazione tecnica immediata da parte delle squadre. “Mi immagino che lavoreranno molto sulla fase di uscita di curva e sulla trazione per ottimizzarla, ridurre gli slittamenti e quindi limitare la generazione di temperatura”. L’obiettivo è evidente: “Magari all’inizio dell’anno vedremo un po’ più di degrado, ma poi tendenzialmente verrà gestito. Perché se riesci a far degradare meno le gomme hai un vantaggio competitivo enorme”.
Le prime gare diranno se il degrado tornerà protagonista oppure se, ancora una volta, saranno i team a trovare rapidamente la chiave per controllarlo.
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