Esiste solo una legge, quella del padrone. Siamo al gangsterismo internazionale

  • Postato il 8 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Ero da poco diventato giovane pubblico ministero in Calabria e mi occupai di un processo in cui un’organizzazione mafiosa, attraverso il suo capo, accresceva il proprio potere e il proprio dominio sul territorio, con armi e violenza, accaparrandosi proprietà, attività imprenditoriali e commerciali, risorse di cittadini. Chi non si piegava alle richieste del boss e dell’organizzazione veniva minacciato, anche con scorribande in armi, e se ancora non si cedeva alle violenze le proprietà venivano attaccate con bombe e incendi, ci furono ferimenti e omicidi, fino a quando l’associazione mafiosa non otteneva quello che doveva ottenere.

Una volta un imprenditore fu anche sequestrato perché non voleva cedere i suoi terreni preziosi. Ma in uno stato di diritto, per quanto sgangherato come il nostro, alcuni cittadini ed imprenditori si rivolsero alla magistratura e alle forze di polizia ed alla fine l’organizzazione mafiosa fu disarticolata e i mafiosi furono arrestati, compreso il boss.

Ora abbiamo il capo del più potente Stato del mondo che si rivolge con minacce agli Stati da cui vuole ottenere qualcosa dicendo: se non fate come dico io metto i dazi sulle esportazioni al 300%; la Groenlandia mi piace e mi serve e me la dovete dare altrimenti la invado; ad un capo di uno Stato lo minaccia che deve lasciare il posto altrimenti bombarda il suo paese; datemi il petrolio altrimenti me lo vengo a prendere con le armi. E se qualcuno si oppone gli scatena contro le più potenti forze armate del pianeta e poi sequestra e cattura il capo di uno Stato, lo fa vedere al mondo intero bendato e in ceppi come un trofeo. Il gangster che si veste da sceriffo.

E poi si va a prendere, con le armi e con la violenza, la più grande riserva di petrolio e di materie preziose del mondo. E minaccia altri capi di stato di altri paesi che se non fanno come dice lui subiranno la stessa fine. E lo stato di diritto internazionale? L’Onu che dovrebbe intervenire e non si sa nemmeno se ne abbia la voglia oltre che la capacità, per come è stata ridimensionata e svilita negli ultimi anni, viene paralizzato dal veto dello Stato che agisce come sopra. Gli altri stati “democratici” che si fondano sullo stato di diritto, tacciono o peggio ancora avallano, come il nostro governo, dove abbiamo un ministro degli esteri che dice che il diritto internazionale vale fino a un certo punto ed un presidente del Consiglio che dice che Trump ha agito per legittima difesa.

Pensate se di fronte all’organizzazione mafiosa di cui vi ho parlato prima il capo del governo italiano avesse detto alle vittime che bene aveva fatto la mafia a prendersi i loro beni perché altrimenti la mafia avrebbe reagito contro lo Stato. Siamo alla barbarie. Forse anche peggio.

Perché nei tempi antichissimi di fronte agli abusi del potere si accettava la reazione della vittima in qualche modo, vigeva la forza del più forte. Adesso esiste solo una legge, quella del padrone, dell’imperialismo, del colonialismo, di chi deve decidere con l’uso delle armi le sorti del pianeta. Violenza e abusi del potere con un mantello ipocrita di legalità formale costruita proprio da chi abusa ed esercita violenza. Siamo al gangsterismo internazionale con il mantello da poliziotto. Con una differenza rispetto alle organizzazioni mafiose. Perché queste ultime sono ritenute associazioni mafiose e in quanto tali punibili e allo Stato è riconosciuto il dovere di farlo.

Nel caso del Venezuela, da ultimo, con modalità peggiori e più cruente di un’organizzazione mafiosa ha agito la più potente “democrazia” del mondo con strumenti ed armi di uno stato. Certo qualcuno dirà ma è sempre stato così. Non è proprio vero. C’è un salto di qualità.

Viene annunciata un’operazione illegale di queste proporzioni a reti unificate e con chiarezza e con la certezza dell’impunità: siamo noi i padroni del mondo e facciamo quello che vogliamo. Quando il diritto è in agonia bisogna avere paura perché non ci sono per le vittime strumenti per agire se non quelli fuori dall’ordinamento giuridico. Bisogna quindi lottare per difendere lo stato di diritto e la democrazia e lavorare perché le nostre democrazie siano governate da persone che non mettano in discussione i principi fondamentali di convivenza civile.

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Il Fatto Quotidiano

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