Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Entro il 2030 i data center dell’intelligenza artificiale consumeranno quanto il Giappone

  • Postato il 21 giugno 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
Entro il 2030 i data center dell’intelligenza artificiale consumeranno quanto il Giappone

Siamo portati a considerare l’immateriale come un qualcosa che è davvero intangibile in tutto il suo sviluppo. In particolare, ora, parlo di ciò che ha a che fare con l’immenso mondo di internet. Magari fosse così, immateriale. Peccato che, come qualsiasi azione umana, ripeto, qualsiasi azione umana, abbia un impatto sulla Terra. Esempio: inviare una mail può generare da 0,3 a 4 grammi di CO₂ (generata da fonti fossili), mentre una mail con allegati pesanti o inviata a più destinatari può arrivare a 50 grammi di CO₂. Questo considerando l’intero sistema di trasmissione: data center (centri di elaborazione dati), reti di telecomunicazione e hardware. È quello che io chiamo iperoggetto, mutuando il sostantivo dal filosofo Timothy Morton. E un deciso passo in avanti nel campo dei consumi legati a internet è legato all’entrata in campo dell’intelligenza artificiale.

E qui, dato che non mi posso certo definire un esperto, lascio la parola ad un recentissimo studio (3 giugno 2026) delle Nazioni Unite: “Il costo ambientale dell’intelligenza artificiale: impronte di carbonio, acqua e terra”. Come denuncia il titolo dello studio, i ricercatori hanno analizzato tre diverse impronte ambientali: quella legata alle emissioni di CO₂, quella relativa al consumo di acqua (l’acqua necessaria a raffreddare le macchine dei data center) e quella associata al consumo di suolo (per costruire gli stessi data center). Nel 2025, lo studio stima che i data center mondiali abbiano consumato 448 TWh di elettricità: l’equivalente di un paese che si situerebbe all’11° posto a livello globale per consumo di energia elettrica.

Questi consumi hanno generato un’impronta di carbonio pari a 189 milioni di tonnellate di CO₂ e un’impronta idrica di 4.500 miliardi di litri d’acqua, sufficienti a riempire 1,8 milioni di piscine olimpioniche. Secondo le stime del rapporto, entro il 2030 (mancano solo quattro anni) i data center legati alla diffusione dell’AI potrebbero arrivare a consumare circa 945 TWh di elettricità all’anno, una quantità paragonabile all’attuale fabbisogno energetico del Giappone. Nello stesso periodo, si potrebbero raggiungere i 9.300 miliardi di litri d’acqua all’anno consumati e si arriverebbe a ben 399 milioni di tonnellate di emissioni associate.

L’impronta sul suolo sarebbe superiore a 14.500 km², più dell’intera regione Campania. Se in compenso consideriamo che le politiche degli Stati dovrebbero andare in controtendenza e mirare al risparmio di energia, di acqua e di suolo ci accorgiamo di entrare dentro un enorme pasticcio di difficile risoluzione. Diciamo che gli effetti si cominciano già a sentire per quanto riguarda la realizzazione dei data center ed il conseguente consumo di suolo. In Piemonte, a Caselle, in un prato dove doveva essere realizzato un enorme centro commerciale (progetto poi abbandonato), ora è probabile che venga edificato un data center hyperscale (di grandi dimensioni) di 150.000 mq, costituito da sei edifici alti trenta metri (a fianco delle piste dell’aeroporto…), e con un consumo presunto di 252 MW. E sempre e nel solo Piemonte sono state presentate più di settanta richieste di data center.

Nella vicina Lombardia in questi giorni si parla invece delle stazioni che Terna dovrebbe realizzare per soddisfare le richieste di energia dei data center. Due stazioni in aree integre a Trezzano sul Naviglio e a Lacchiarella con 67.000 mq e 95.400 mq di consumo di suolo rispettivamente previsti, e relative linee elettriche. A fronte di questa avanzata delle big tech, nell’altra parte del globo c’è chi dice no. Lo scorso marzo, con voto unanime, la nazione Seminole dell’Oklahoma è diventata una delle prime tribù di nativi americani ad attuare una moratoria completa sullo sviluppo di data center all’interno della sua giurisdizione. Un voto unanime che ha approvato una risoluzione per “attuare una moratoria sul progresso della tecnologia di intelligenza artificiale (AI) generativa e sullo sviluppo di data center su scala hyperscale all’interno della nazione Seminole e all’interno di terre e territori tribali”. Soprattutto allo scopo di salvaguardare le risorse idriche per le prossime generazioni.

So già che i miei numerosi detrattori mi contesteranno di essere anch’io responsabile di questo attuale disastro. Vero, scrivendo questo post e facendo le ricerche a monte, lo ammetto: mi dichiaro colpevole.

L'articolo Entro il 2030 i data center dell’intelligenza artificiale consumeranno quanto il Giappone proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti