Emissioni auto, Londra chiede un miliardo di sterline a Stellantis, Bmw, Nissan e Jaguar Land Rover
- Postato il 31 luglio 2026
- Fatti A Motore
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Secondo quanto svelato dal Financial Times, l’ente regolatore dei trasporti londinesi, Transport for London (TfL), ha citato in giudizio presso l’Alta Corte un gruppo di primarie Case automobilistiche, tra cui figurano Stellantis, Nissan, BMW e Jaguar Land Rover. La richiesta risarcitoria supera il miliardo di sterline (all’incirca 1,2 miliardi di euro), somma calcolata per compensare i proventi mai riscossi dalla Ultra Low Emission Zone (Ulez) a causa della presunta dissimulazione dei reali valori inquinanti dei modelli diesel.
La controversia verte sull’impiego di software di manipolazione illegittimi, analoghi a quelli emersi nello scandalo del Dieselgate. Tali programmi informatici, rilevando le fasi di omologazione in laboratorio, riducevano temporaneamente gli ossidi di azoto (NOx) emessi; durante la regolare circolazione stradale, invece, disattivavano parte dei controlli, rilasciando sostanze nocive oltre i limiti legali. L’alterazione dei parametri ha condizionato direttamente la Ulez — l’area ecologica a traffico limitato partita nel 2019 e allargata nel 2023 fino al raccordo autostradale M25 — la quale impone una tariffa quotidiana di 12,5 sterline (circa 15 euro) ai veicoli maggiormente inquinanti.
Analizzando i registri della Driver and Vehicle Licensing Agency (Dvla), alimentati dalle schede tecniche trasmesse dai produttori, TfL sostiene di essere stata indotta in errore nell’assegnare le esenzioni e nel determinare i mezzi soggetti al pagamento. Se le emissioni effettive fossero state comunicate con trasparenza, i proprietari avrebbero dovuto corrispondere il pedaggio. Per tale ragione, l’agenzia della capitale mira a recuperare il gettito mancante dovuto alle informazioni non corrispondenti al vero, le quali avrebbero ostacolato anche le politiche di tutela ambientale e sanitaria.
Nel corso di una prima udienza davanti all’Alta Corte, l’ente pubblico ha formulato capi d’accusa incentrati su frode e condotta negligente, addebitando ai costruttori la responsabilità civile per dichiarazioni mendaci. Il contenzioso si innesta nel quadro più ampio delle cause legate al dieselgate britannico, che vede circa 1,6 milioni di automobilisti locali impegnati in azioni legali contro le aziende del settore per la manipolazione dei test.
Sul piano giudiziario, la linea difensiva è rappresentata dall’avvocato di Stellantis, James Cutress, il quale ha bollato le contestazioni come assai gravi e potenzialmente di vasta portata, evidenziando come TfL non abbia ancora fornito elementi idonei a strutturare una replica circostanziata. Ciononostante, pur a fronte della richiesta di tempo avanzata dall’ente per raccogliere ulteriore materiale, la magistratura ha optato per tempi serrati, stabilendo a ottobre 2026 la scadenza per la presentazione formale dell’atto di citazione.
Tra gli argomenti difensivi, i produttori intendono far valere il principio dell’affidamento sui dati della Dvla (agenzia dipendente dal Dipartimento dei Trasporti) per escludere qualsiasi obbligo risarcitorio diretto verso TfL, oltre a eccepire la tardività delle contestazioni sollevate. Insomma, a distanza di oltre 10 anni dall’inizio del caso, l’onda lunga dello scandalo diesel continua a produrre strascichi in giro per il mondo.
L'articolo Emissioni auto, Londra chiede un miliardo di sterline a Stellantis, Bmw, Nissan e Jaguar Land Rover proviene da Il Fatto Quotidiano.