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Ecco il soft power dei cappelli di Elisabetta II. Il racconto di Pernette a 100 dalla nascita della regina

  • Postato il 21 aprile 2026
  • Cultura
  • Di Formiche
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Ecco il soft power dei cappelli di Elisabetta II. Il racconto di Pernette a 100 dalla nascita della regina

Elisabetta non è mai stata una fashion victim. “È troppo intelligente per preoccuparsi dell’alta moda, non è certo una fanatica. Adora le cose senza tempo”, disse una delle sue sarte. Al di là del suo gusto personale, la regina sapeva di dover evitare tutto ciò che era troppo commerciale, troppo nuovo, troppo audace. Non incarnava forse un’istituzione millenaria? I suoi cappelli, per riprendere l’espressione dello storico Robert Lacey, non erano in fondo “sostituti della corona”? Elisabetta è stata senza dubbio la donna che ha indossato il maggior numero di cappelli durante la sua vita. E sicuramente aveva occhio.

Sapeva quello che voleva, quello che le stava bene e quello che non le stava bene. I suoi cappelli rispondevano a una serie di requisiti: dovevano consentire alla sovrana di essere vista da lontano e dal numero maggiore di persone. Per questo motivo erano molto spesso di colori vivaci, come i suoi abiti d’altronde. Non dovevano essere né troppo alti né troppo larghi per evitare disagi nella salita e nella discesa dall’automobile. E infine non dovevano coprirle il volto. Elisabetta indossava il cappello per ogni impegno ufficiale all’esterno, anche nei giardini delle residenze reali, in occasione, per esempio, dei suoi Garden party. Dopo le 18, se partecipava a un banchetto o una cena di Stato, di solito sostituiva il cappello con un diadema. Nell’intimità o in vacanza, si muoveva a capo scoperto o indossava un foulard, soprattutto quando montava a cavallo. “La regina sarà anche una delle donne più ricche del mondo, ma è anche molto parsimoniosa. Prendiamo ad esempio i suoi cappelli”, scherzava un giornalista nel 1982.

Elisabetta, è vero, era una professionista del riciclo. L’aspettativa di vita dei suoi abiti raggiungeva tranquillamente i 25 anni, ha ammesso Angela Kelly, sua guardarobiera dal 1996: “Dopo due o tre uscite, un capo diventa familiare ai media e al pubblico, allora noi cerchiamo sia di apportare qualche modifica sia di trasformarlo in un vestito da indossare in privato a Balmoral o Sandringham”. Anche i cappelli hanno avuto molte vite. Alcuni sono passati alla storia solo alla loro seconda o terza apparizione: un copricapo con campanelle rosa fece scalpore durante il giubileo d’argento del 1977, sebbene fosse stato indossato per la prima volta in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Montréal! Un cappello blu con le margherite gialle, ritenuto manifesto anti-Brexit nel 2017, raggiunse una notorietà tale che fu impossibile per la regina sfoggiarlo una seconda volta così com’era. Nessun problema: fu modificato e un grande nodo blu sostituì le margherite. Indossare un cappello diverse volte era quasi un dovere.

Che cosa ci raccontano le centinaia o le migliaia di cappelli creati per la regina sin dalla sua più tenera età? Testimoniano una stagione o un’epoca. I baschetti sostituiscono i pillbox, i berretti bretoni rimpiazzano i turbanti. I materiali con cui sono confezionati sono anche preziosi indicatori della storia del gusto e del costume. Onnipresenti all’inizio del regno, il feltro e velluto nel tempo perdono importanza. La paglia tradizionale lascia il posto a una fibra vegetale, il sisal o il parasisal, che regala ai cappelli una certa leggerezza, ma testimonia anche un impoverimento generalizzato del settore: di fronte al collasso della domanda (chi indossa ancora un cappello ai giorni nostri?), intere filiere sono entrate in crisi e alcuni tipi di paglia sono scomparsi. Anche lo sviluppo di una coscienza ecologica ha cambiato l’offerta. L’utilizzo di alcune piume (come quelle dell’uccello del paradiso) oggi è vietato. Nel 2019 il Palazzo ha annunciato che non sarebbero state più utilizzate le pellicce. Per ciò che riguarda le forme, queste erano alquanto più moderate.

Negli ultimi anni la regina indossava, salvo rare eccezioni, lo stesso tipo di cappello: una forma ibrida a metà fra la paglietta e la cloche. Compito di Stella McLaren, la modista di Buckingham Palace, era quello di decorarli con fiori e piume. Un’abbondanza che regalava al profilo della regina ultranovantenne un accento spontaneo, di eterna giovinezza. “Il cappello si sceglie sempre per completare l’abito. Si tratta di un’esibizione interessante della collaborazione fra il modista, la regina e lo stilista, e il modo in cui tutti e tre si capiscono”, affermò Caroline de Guitaut. Il modista lavorava partendo dagli schizzi che lo stilista consegnava al Palazzo. Riceveva un incarico molto preciso per il cappello da realizzare oppure, al contrario, era lasciato completamente libero. Egli proponeva, suggeriva, disegnava a sua volta (molti modisti preferiscono lavorare direttamente sui materiali) ed eseguiva i primi modelli che costituivano i prototipi da presentare alla regina. Un processo che descrisse perfettamente Frederick Fox: “Andavo a Palazzo con le mie tre o quattro proposte, le presentavo e spiegavano che serviva soltanto guardare la forma. Suggerivo di realizzare un copricapo nello stesso tessuto dell’abito o di tingerne un altro, lasciando intendere chiaramente quale preferissi”.

Le prove della regina avvenivano sempre in presenza della sua guardarobiera. Un ruolo fondamentale, a lungo ricoperto dall’indispensabile Margaret MacDonald, a fianco di Elisabetta sin dall’infanzia, conosciuta con il soprannome affettuoso di Bobo. Frederick Fox, che si intendeva perfettamente con lei ma non si fidava, la chiamava in segreto “il drago”. Aiutata dalla sua assistente Peggy Hoath, Miss MacDonald sovrintendeva ai minimi dettagli. Morì a Buckingham Palace nel 1993, all’età di 89 anni. Peggy Hoath fu allora promossa responsabile guardarobiera e il Palazzo assunse una nuova assistente, Angela Kelly. Dotata di una forte personalità, Miss Kelly, che veniva regolarmente invitata alle prove, non esitava a esprimere il suo parere apertamente, soprattutto quando riteneva che i modelli presentati fossero poco esaltanti. Abituati a decenni di silenzio compassato, stilisti e modisti erano sbalorditi. “Sono il loro incubo peggiore”, ammise Angela Kelly, che successe a Peggy Hoath quando quest’ultima andò in pensione.

Per ogni modista, la prima prova (e quindi spesso il primo incontro con Elisabetta) era un momento imbarazzante, che aveva il valore di un test. Simone Mirman si presentò per la prima volta con le sue scatole davanti ai cancelli di Buckingham Palace! La aprirono, ma le spiegarono cortesemente che la volta successiva sarebbe stato meglio servirsi dell’entrata posteriore. Terrorizzato all’idea di commettere il minimo passo falso, Frederick Fox, invece, non smetteva di parlare. Entrambi debitamente avvertiti, temevano il momento di prendere congedo: in nessun caso infatti si possono dare le spalle alla regina. Simone Mirman per un pelo non inciampò in un corgi; Frederick Fox fu tolto dall’imbarazzo proprio da Elisabetta. Vedendolo pietrificato, si girò verso Miss MacDonald e le disse “Oh Bobo, mi dà per favorire le scarpe adatte a questo?”. Lo sfortunato ebbe modo quindi di dileguarsi.

Questi momenti erano anche l’occasione di avvicinarsi alla regina nell’intimità. “È la cliente più gentile che abbia mai conosciuto; ho visto molte signore ordinare un cappello ed erano molto difficili”, raccontò Marie O’Regan. “È una persona di cui potrei essere stata amica personale. Durante le prove, adorava imitare il mio accento francese”. Con Philip Somerville, il legame era ancora più stretto; quando si vedevano, la regina e il suo modista si scrivevano: “Grazie per la sua lettera in cui mi riferisce dei successi della sua azienda. Sono molto felice di sapere che potrà sempre lavorare per me. So fino a che punto gli affari possono rivelarsi difficili ai nostri giorni, soprattutto quando si devono ordinare i tessuti appositamente per me, visto che devo essere l’unica che indossa sempre il cappello”.

A metà degli anni Duemila, Angela Kelly rivoluzionò il sistema della Casa reale. Oltre al suo ruolo di guardarobiera, Miss Kelly fu nominata consigliera, curatrice dei gioielli e delle insegne e stilista di Sua Maestà! Senza aver mai studiato moda né lavorato presso una sartoria, divenne la prima stilista della “Casa”. In questo ruolo, immaginava i completi della regina e i suoi cappelli, coadiuvata dalla modista Stella McLaren che li confezionava. Ciò nonostante, data l’entità del compito, anche lo stilista Stewart Parvin realizzava spesso tailleur e cappotti, così come Rachel Trevor Morgan fu incaricare di creare cappelli a partire dal 2006. Più che la storia della moda, i copricapi di Elisabetta II offrono una lente interessante per rileggere visite, viaggi, giubilei, incontri e molto altro. Alcuni sono finiti sui titoli dei giornali, altri sono stati oggetto di dibattiti infiammati o di scherno. Altri ancora, più discreti, raccontano i retroscena di Buckingham Palace, l’altra faccia del decoro e della funzione che non smette di affascinare. Se solo potessero parlare…

Formiche 220

Autore
Formiche

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