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È morta Yayoi Kusama, l’artista giapponese era la “regina dei pois”. Il testamento: “Amate le mie opere, anche dopo la mia morte. La bellezza dell’amore e la mia anima vengano tramandati”

  • Postato il 27 agosto 2026
  • Cultura
  • Di Il Fatto Quotidiano
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È morta Yayoi Kusama, l’artista giapponese era la “regina dei pois”. Il testamento: “Amate le mie opere, anche dopo la mia morte. La bellezza dell’amore e la mia anima vengano tramandati”

Yayoi Kusama, l’iconica artista giapponese celebre in tutto il mondo per le sue opere caratterizzate dall’ossessiva ripetizione di pois, le inconfondibili sculture a forma di zucca e le leggendarie “Infinity Mirror Rooms”, si è spenta il 14 agosto a Tokyo all’età di 97 anni. La notizia della sua scomparsa è stata resa pubblica il 27 agosto dalla fondazione che porta il suo nome.

Nel 2016 fu inserita dal “Time” tra le cento persone più influenti al mondo, e le sue opere hanno raggiunto prezzi da capogiro, con un “infinity net” venduto per quasi otto milioni di dollari nel 2019. Sempre riconoscibile per la parrucca rosso fuoco e gli abiti a pois, ha spesso criticato il Giappone, che definì “pieno di disprezzo per le donne”. Nel 2017 aprì a Tokyo un museo a lei dedicato. “Il mio desiderio – disse allora – è che il futuro luminoso, la bellezza dell’amore e la mia anima vengano tramandati. Amate le mie opere, anche dopo la mia morte”.

Nata nel 1929 a Nagano in una famiglia benestante ma segnata da tensioni familiari, Kusama iniziò a disegnare i suoi caratteristici puntini e reticoli già a dieci anni – come raccontato nell’autobiografia – sviluppati come modo per esorcizzare le proprie paure. Dopo aver studiato pittura a Kyoto, nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti, prima a Seattle e poi a New York, dove per sedici anni, nonostante le ristrettezze economiche, divenne un nome di punta dell’avanguardia.

Negli anni Sessanta organizzava “happenings” con corpi nudi dipinti a pois in luoghi pubblici, in chiave antimilitarista e a sostegno dei diritti civili, e lanciò una linea di moda. Tornata in Giappone nel 1973, scelse di vivere volontariamente in un ospedale psichiatrico di Tokyo, da dove ha continuato a lavorare fino in età avanzata. Il successo commerciale arrivò tardi, a partire dagli anni Novanta, con le sue zucche – definite “compagni di vita” – e le sale degli specchi infiniti, divenute fenomeno globale anche sui social network.

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Il Fatto Quotidiano

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