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Dopo l’ennesima ondata di calore, immaginatevi come sarà la prossima estate

  • Postato il 8 settembre 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 4 min di lettura
In sintesi

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Dopo l’ennesima ondata di calore, immaginatevi come sarà la prossima estate

Questo agosto avevo cercato di sfuggire al caldo rifugiandomi in un paesino di montagna. Non mi è andata benissimo anche se ero a 850 metri di altezza; il caldo è arrivato anche lì. Certo, non così male come in città, ma che senso aveva andare in vacanza per poi starsene chiusi in casa o in una stanza d’albergo? (e molti alloggi non avevano l’aria condizionata). Mi hanno detto che non pochi turisti hanno cancellato le loro prenotazioni o sono andati via in anticipo. Male per chi di turismo ci vive.

A settembre, è arrivata la sesta ondata di calore del 2026 e ci stiamo abituando all’aggettivo “senza precedenti”. Immaginatevi cosa sarà la prossima estate. Poi, il riscaldamento globale è soggetto a quello che ho chiamato “Effetto Seneca.” Ovvero, quando le cose cominciano ad andar male, vanno male sempre più rapidamente. Come ce la caveremo fra 10 anni?

Paradossalmente, tuttavia, la reazione comune è di prendersela con chi ha lanciato l’allarme. Negli Stati Uniti si licenziano gli scienziati del clima, si tagliano i finanziamenti alla ricerca, si chiudono i siti scientifici, e il presidente dichiara ufficialmente che il cambiamento climatico è un imbroglio. Da noi non siamo arrivati ancora a quel livello, ma i media danno spazio a chi nega che il problema esista, per non parlare di chi sostiene che non sta succedendo niente di grave. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha dichiarato che ci abitueremo: sarà come essere ai Caraibi.

Però c’è anche la tendenza opposta che sta emergendo. L’idea che non è più possibile lasciare il mondo nelle mani di una banda di persone che pensano solo a fare soldi e che probabilmente programmano di salvarsi dal disastro imminente rifugiandosi in qualche bunker con aria condizionata.

Siamo di fronte a un linguaggio più duro, più realistico, più diretto, come si legge in un recente rapporto dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Il titolo è Limiting Overshoot, “limitare lo sforamento”. Per la prima volta, l’Onu dice esplicitamente che la soglia di 1,5 gradi fissata a Parigi nel 2015 verrà superata, probabilmente entro pochi anni. Non si tratta più di se, ma di quanto. Con le politiche attuali, si parla di 2,6 gradi in più verso la fine del secolo. Non è una previsione catastrofista. Ci sono modelli che danno aumenti molto superiori.

Per fortuna, abbiamo anche delle buone notizie. A livello globale, l’energia rinnovabile in forma di solare e eolico sta crescendo con una rapidità mai vista nella storia. Ha recentemente sorpassato il carbone come fonte di energia elettrica. Anche la transizione verso l’elettrificazione del trasporto sta andando bene. In Cina, i dati per il solo secondo trimestre del 2026 indicano una riduzione del 16% dei consumi petroliferi e il crollo del 44% degli acquisti di veicoli a motore termico. Evidentemente, i cinesi certe cose le hanno capite.

Da noi, beh, non mi fate dire niente. Ma a parte l’Italia che è un caso particolare di renitenza, se le cose continuano così a livello globale vedremo una rapida riduzione delle emissioni. Sarà dura in ogni caso, ma ci lascia qualche speranza di cavarcela.

Poi, come potete leggere nel mio ultimo libro La Fine della Crescita della Popolazione (2026), c’è un altro elemento positivo. Secondo alcuni dati molto recenti, la fertilità media globale potrebbe aver attraversato il “punto di non ritorno” in cui le nuove nascite non sono in grado di compensare il naturale declino per invecchiamento. Questo vuol dire che in tempi non lunghi – anche se non subito – la popolazione mondiale comincerà a calare. Ci sarà meno bisogno di energia, e questo ridurrà le emissioni.

Insomma, si tratta di tener duro e insistere con le rinnovabili e con l’eliminazione dei combustibili fossili. Ce la possiamo ancora fare (forse).

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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