Djokovic, la resa più amara: lo US Open svela i limiti di Nole e apre una domanda sul futuro. L'unica alternativa è lontano dagli slam
- Postato il 3 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Se c’è un torneo che più di tutti ci ha mostrato i limiti umani dell’alieno Novak Djokovic questo è senza dubbio lo US Open. Dopo essersi arreso alla pressione a un passo dallo storico Grande Slam nel 2021, pochi giorni fa Nole ha visto il proprio corpo cedere ai limiti fisici e anagrafici venendo eliminato all’esordio in Major vent’anni dopo l’ultima volta. Una resa amara, accolta con un pianto da un Djokovic sempre più vicino al tramonto, ma che potrebbe ritrovare il sorriso lontano dagli Slam.
- US Open, il torneo rivelatore dei limiti umani dell’alieno Djokovic
- Anche Djokovic non può nulla contro il tempo: lo Slam è un sogno impossibile
- E se Djokovic cambiasse priorità per ritrovare la gioia a Los Angeles 2028?
US Open, il torneo rivelatore dei limiti umani dell’alieno Djokovic
A confermarci i limiti umani di un alieno come Djokovic capace di riscrivere la storia del tennis a suon di record, sono state più di tutte due delle sconfitte più brucianti nella carriera di Nole, entrambe arrivate allo US Open. La prima risale a cinque anni fa, quando dopo aver dominato i primi tre Major della stagione il serbo si presentava da strafavorito alla finale dello US Open contro Daniil Medvedev.
Una finale che alla vigilia sembrava avere un esito già scritto, ma che a sorpresa invece evidenziò un aspetto di Nole che non avevamo mai visto prima, quello di un uomo capace di affrontare infinite difficoltà e ostacoli dentro e fuori dal campo arrendersi alla schiacciante pressione (interna ed esterna) della consapevolezza di essere a un passo dalla storia, da quel traguardo mai riuscito a nessuno dopo il 1969, crollando in tre set contro il russo.
Domenica 30 agosto sempre a New York il mondo e Djokovic stesso sono venuti a conoscenza di un nuovo limite del serbo, quello del suo fisico, che nel corso della sua lunghissima carriera, a eccezione dei suoi primi anni nel tour, era apparso una macchina (quasi) perfetta. Una macchina perfetta che si è inceppata però all’esordio dello US Open, dove Nole si è arreso in lacrime alla rimonta di Mariano Navone tra vomiti e dolori fisici.
Anche Djokovic non può nulla contro il tempo: lo Slam è un sogno impossibile
L’amara resa allo US Open così come i risultati delle ultime stagioni ci confermano come (anche per merito di Sinner e Alcaraz) quello di conquistare il 25° Slam sia un sogno ormai irrealizzabile per Djokovic. Sia chiaro, l’eliminazione all’esordio a New York non cancella gli ottimi risultati ottenuti a livello Major da Nole anche in questa complicata stagione, nella quale il serbo va ricordato aver raggiunto la finale dell’Australian Open battendo Jannik e la semifinale di Wimbledon.
Nonostante questo appare ormai evidente come anche Djokovic non possa vincere questa battaglia contro il tempo, “persa” in passato anche dai suoi rivali Federer e Nadal. Come Roger e Rafa infatti anche Nole non è riuscito a infrangere la soglia dei 37 anni come campione slam, un traguardo raggiunto in passato solamente da Ken Rosewall all’Australian Open del 1972, mentre tutti i big tre hanno smesso di alzare titoli Major a 36 anni (Federer a 36 anni, 5 mesi e 20 giorni, Djokovic a 36 anni, 3 mesi e 19 giorni e Nadal a 36 anni e 2 giorni).
E se Djokovic cambiasse priorità per ritrovare la gioia a Los Angeles 2028?
Gli Slam rimangono però il grande obiettivo di Djokovic, che – almeno fino a prima dello US Open – non sembra essersi arreso alla possibilità di non poter conquistare il 25° slam e diventare il giocatore (tra uomini e donne) con più titoli Major in singolare. La sensazione però è che in tornei meglio impegnativi e alle condizioni giuste Nole possa ancora poter puntare al titolo (come dimostrato ai Giochi di Parigi 2024) e che a limitarne i risultati nei tornei al meglio dei tre set sia solamente una minor garra.
La sconfitta allo US Open ovviamente obbligherà Djokovic a delle riflessioni sul suo futuro (con nessuno al di fuori di lui stesso che potrà provare a imporgli una decisione finale), ma qualora dovesse decidere di continuare, perché non cercare la felicità nei tornei al meglio dei tre set?
Questo ovviamente non significherebbe rinunciare agli Slam, ma semplicemente approcciare i Masters 1000, e magari altri tornei, con una consapevolezza e una volontà differente, quella che potrebbe davvero allungargli la carriera alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, suo obiettivo dichiarato e dove – perché no – potrebbe andare a caccia di un ultimo, incredibile exploit per salutare il tennis con addosso i colori della Serbia che ha sempre rappresentato con grande gioia e onore.