Dalla Puglia ai test Nato, il ruolo di Veco Robotics e del robot Cesare
- Postato il 9 luglio 2026
- Difesa
- Di Formiche
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La Nato ha sperimentato in Puglia una rete militare pensata per raccogliere e condividere in tempo reale informazioni provenienti da sistemi diversi. L’obiettivo era verificare se tecnologie sviluppate da aziende e Paesi differenti potessero dialogare tra loro e con i centri di comando, fino a costruire un’unica rappresentazione dello scenario operativo.
La sperimentazione, denominata TFX-CentMed e guidata dall’Italia, ha coinvolto il poligono di Torre Veneri, la base navale di Brindisi e l’aeroporto militare di Gioia del Colle. Circa 160 sensori sono stati collegati per individuare e seguire possibili minacce, riunendo le informazioni in un quadro operativo comune. I risultati delle attività condotte in Puglia sono poi confluiti nella presentazione illustrata ai leader riuniti al vertice Nato di Ankara.
L’interoperabilità al centro dei test
Il programma non è stato pensato per valutare soltanto le prestazioni dei singoli mezzi. La verifica principale ha riguardato la capacità dei diversi sistemi di comunicare tra loro e con i centri di comando.
Un sensore può rilevare un’anomalia, un’altra piattaforma può verificarla da una posizione differente e gli operatori possono ricevere entrambi i flussi senza ricostruire le informazioni attraverso canali separati. In questo modo droni, radar e mezzi autonomi concorrono alla stessa rappresentazione dello scenario.
La partecipazione ai test non equivale a una selezione definitiva né a un acquisto da parte della Nato. Serve a distinguere le tecnologie già compatibili con le reti alleate da quelle che richiedono ulteriori modifiche o verifiche.
Il quadrupede Cesare
Tra i sistemi impiegati a Torre Veneri figura Cesare, il quadrupede robotico di Veco Robotics, azienda pugliese attiva nella robotica per la difesa e la sicurezza. Progettato per operare in aree difficili o pericolose, il mezzo può muoversi su terreni irregolari, trasportare sensori e apparati di comunicazione e inviare agli operatori immagini e dati raccolti sul campo, riducendo l’esposizione diretta del personale.
La piattaforma utilizza una base tecnologica sviluppata dalla statunitense Ghost Robotics, che Veco Robotics integra con sensori, software, comunicazioni e sistemi di comando adattati alle esigenze operative italiane. Il quadrupede diventa così parte di un sistema più ampio, nel quale mobilità, raccolta delle informazioni e collegamento con i centri di comando devono funzionare in modo coordinato.
Lo stesso metodo viene applicato dall’azienda ad altre piattaforme terrestri e ai sistemi per l’impiego autonomo dei droni. Veco Robotics opera soprattutto nella configurazione delle tecnologie in funzione della missione, dall’integrazione dei carichi utili al collegamento con i software e le reti operative. La sua attività si colloca quindi nel passaggio tra la disponibilità di una piattaforma robotica e il suo impiego concreto in ambito militare e di sicurezza.
Foto: Veco Robotics