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Cutro, gli scacchi viventi non si fermano, l’omicidio rimosso dalla piazza

  • Postato il 13 agosto 2026
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Cutro, gli scacchi viventi non si fermano, l’omicidio rimosso dalla piazza

Il Quotidiano del Sud
Cutro, gli scacchi viventi non si fermano, l’omicidio rimosso dalla piazza

La parola omicidio scompare dalla piazza degli scacchi viventi di Cutro, il conduttore della serata: «Lo spettacolo deve continuare»


CUTRO – A qualche centinaio di metri dai sigilli della Scientifica dei carabinieri, la 28esima edizione degli Scacchi viventi – rievocazione storica da sempre l’appuntamento clou dell’estate cutrese – è andata in scena come se nulla fosse accaduto. Nessun freno, nessun ripensamento. C’è stato piuttosto un imponente sforzo di rimozione verbale: la parola omicidio è stata sistematicamente bandita. Non l’ha pronunciata sul palco il conduttore Luigi Grandinetti quando, introducendo un minuto di silenzio, si è limitato a un vago richiamo ai «fatti di questa mattina», chiosando con quell’agghiacciante cliché secondo cui «lo spettacolo deve andare avanti». E l’ha evitata con cura anche il sindaco Domenico Voce, che nei saluti di rito ha preferito parlare della «perdita» di una famiglia a cui va la «vicinanza» dell’amministrazione e della impossibilità di fermare un ingranaggio organizzativo che vedeva coinvolte tante persone.

Scompare la parola omicidio

Povertà lessicale dietro questa omissione o una precisa strategia per non turbare l’atmosfera di festa? Scompare il termine più crudo, così come scompare l’identità e la giovanissima età della vittima, un ventiduenne di origine bulgara trafitto a colpi di pistola tra le mura domestiche. La comunicazione ufficiale ha preferito affidarsi a un post della lista elettorale “Solo insieme si può” (l’amministrazione comunale è tuttora sprovvista di una pagina social istituzionale), esprimendo «vicinanza e cordoglio» per il «cruento fatto di sangue» e invitando la cittadinanza a un momento di raccoglimento e di condivisione delle pene familiari.

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L’invito teorico alla riflessione

Tuttavia, tra l’invito teorico alla riflessione e la realtà della piazza è sceso un baratro stridente. Poche ore dopo che le gazzelle dei carabinieri erano ancora operative nella scena del crimine, la macchina dell’intrattenimento ha tirato dritto a pieni motori. Proprio nell’anno in cui si evocavano le ambizioni della cittadina a candidarsi tra le Capitali della cultura, si è finito per smarrire il senso primo del termine: l’empatia e la pietas. Un’incapacità di arrestare la giostra che stride ancor di più se si ricorda il rinvio, nelle settimane scorse, persino di una seduta di consiglio comunale (non una festa) con contestuale proclamazione del lutto cittadino per la morte di un giovane in un sinistro stradale.

L’omicidio nel villaggio turistico

Per chi osserva i fatti con memoria da cronista, la scena evoca un ricordo preciso. Il 22 agosto 2004, nel villaggio turistico Serenè di Cutro, fu assassinato Francesco Scerbo, esponente dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, in piena stagione estiva, durante gli anni bui della guerra di mafia nel Crotonese. Mentre il pm Pierpaolo Bruni e l’allora capo della Squadra Mobile di Crotone Nino De Santis (oggi ai vertici della Dia) eseguivano i rilievi con l’amarezza dipinta sul volto di fronte a tanta indifferenza, a pochi metri di distanza i villeggianti continuavano imperterriti le loro lezioni di equitazione.

Vent’anni dopo, la sostanza non cambia. Sulla scacchiera ogni pezzo eliminato torna in vita alla partita successiva; tra le pareti di una casa poco distante, un ragazzo di vent’anni non si rialzerà più.

Il distacco anestetizzato

C’è una sorta di distacco anestetizzato che accomuna i due episodi. Nel 2004 con i villeggianti subentra il principio “ho pagato la vacanza, la tragedia non mi riguarda”. Il dolore altrui viene percepito come un’interferenza esterna da ignorare per difendere la propria bolla di svago temporanea. Nel 2026 con gli Scacchi Viventi la giustificazione diventa istituzionale e collettiva: la macchina organizzativa è troppo grande per fermarsi. L’evento pubblico diventa un ingranaggio così imponente da travolgere la capacità di fermarsi a riflettere. In entrambi i casi, la pietas cede il passo al “prodotto” (il pacchetto turistico o la manifestazione estiva). Il “dover andare avanti a tutti i costi” finisce per diventare una forma di autodifesa collettiva dall’impatto con la realtà più cruda. Scacco matto alla compassione, e buona serata a tutti.

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Cutro, gli scacchi viventi non si fermano, l’omicidio rimosso dalla piazza

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