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Crisi auto, Anfia chiede protezione contro la Cina: “Ci sta divorando”

  • Postato il 3 agosto 2026
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  • Di Virgilio.it
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Crisi auto, Anfia chiede protezione contro la Cina: “Ci sta divorando”

È finito il tempo della diplomazia. L’industria italiana dell’auto sta per portare la protesta davanti alle istituzioni europee, con l’Anfia che scenderà in piazza a Strasburgo nella seconda metà di ottobre, in concomitanza con la sessione plenaria del Parlamento europeo. Il presidente Roberto Vavassori non nasconde il motivo dello scontro:

“La Cina ci sta divorando”

La richiesta sui limiti di emissioni

L’immagine alla quale guarda è quella dei trattori arrivati nel cuore delle istituzioni comunitarie.

“Faremo come gli agricoltori. Vogliamo convincere la politica che serve protezione per il settore auto”,

ha spiegato in un’intervista a Repubblica. Mentre nell’Europarlamento saranno riuniti i deputati, la manifestazione chiederà alla politica dei drastici cambiamenti nel percorso verso il 2035. La rivendicazione parte dai limiti alle emissioni: l’Anfia non vuole cancellare i limiti, ma esorta Bruxelles ad applicare un margine di appena 11,5 grammi.

“È la differenza tra un 100% di riduzione di CO2 allo scarico, al 2035, e il 90% che chiediamo noi. Sembra logico rischiare un’intera industria per 11,5 grammi, mentre i cinesi ci portano via un milione di vetture all’anno?”

Detta così, la distanza fra le due posizioni sembra stare dentro un numero minuscolo, ma nella prospettiva dei produttori la differenza ha un effetto su motori, stabilimenti, fornitori e durata di investimenti. Soprattutto, bisogna dare alla filiera il tempo di cambiare, evitando che ne sparisca intanto una parte.

Le tensioni sono figlie anche della concorrenza proveniente da Oriente. Negli ultimi anni i costruttori europei devono sostenere la riconversione, mentre i concorrenti asiatici vanno avanti a sottrarre vendite e il conto indicato dal presidente raggiunge un milione di vetture ogni anno. Le Case sono soltanto un pezzo del problema. Intorno agli stabilimenti lavora una rete di fornitori che porta occupazione sul territorio e rischia di pagare lo scotto della crisi.

Oltre mezzo milione di posti a rischio

A lungo andare, secondo l’Anfia, potrebbero saltare oltre mezzo milione di posti nella filiera europea. Vavassori mette nel mirino il risparmio privato:

“Sui conti correnti europei ci sono 10mila miliardi fermi: in Italia 1.600. Vanno messi all’opera”

Nella sua proposta, quella somma dovrebbe uscire almeno in parte dai depositi ed entrare nell’industria, offrendo ai cittadini condizioni abbastanza convenienti da spingerli a investire nelle imprese produttive del continente. Come? Attraverso nuovi colossi continentali e un intervento diretto di Bruxelles.

“Si creino super-compagnie europee pubbliche, con vantaggi fiscali, dove poter investire senza tassare le plusvalenze. La Ue mette il 5% di capitale per garantire solidità. Cinque filiere: cloud, IA, quantum computing, automotive, energia”

Nessuna società dedicata esclusivamente alle quattro ruote, dunque. Il progetto coprirebbe i settori nei quali l’Europa rischia di dipendere da potenze straniere, provando a mettere insieme denaro pubblico, risparmi dei cittadini e convenienza fiscale. Il capitale versato dall’Unione servirebbe da garanzia iniziale, mentre l’esenzione sulle plusvalenze renderebbe l’investimento più appetibile rispetto a un normale impiego finanziario. Un’operazione industriale, prima ancora che finanziari e l’idea, ricorda Vavassori, è già finita su un documento ufficiale:

“Draghi l’ha scritto nel rapporto sulla competitività del settembre 2024. Ma non lo stiamo seguendo. Andremo a Strasburgo per farci sentire”

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Virgilio.it

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