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Con l’Etna in eruzione i trasporti vanno in tilt: sicuri che il Ponte sullo Stretto sia la priorità?

  • Postato il 24 settembre 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

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Con l’Etna in eruzione i trasporti vanno in tilt: sicuri che il Ponte sullo Stretto sia la priorità?

di Matteo Pagliuso

L’Etna è entrato di nuovo in eruzione il 14 settembre, i voli diretti a Catania sono dirottati mentre le partenze sono cancellate. Fortunatamente lo scalo è stato riaperto in questi giorni, però bisogna ricordarsi il mese di agosto, quando lo scalo è stato chiuso per due settimane, lasciando passeggeri in situazioni complicate e mostrando le debolezze del sistema di trasporto siciliano.

I turisti hanno dovuto muoversi dall’aeroporto di Catania Fontanarossa fino all’aeroporto di Palermo, Punta Raisi. Una delle alternative a cui possiamo pensare per effettuare questo tragitto è con il treno, ma se prendiamo lo stato della rete ferroviaria sull’isola, troviamo una situazione molto complicata. Ad ottobre 2025, secondo Siciliainprogresso, la Sicilia contava 1370 chilometri di rete ferroviaria, tra cui 374 chilometri chiusi. A questo dobbiamo aggiungere che ancora tante stazioni sono a binario unico, come sulla tratta Messina-Palermo (dove 87 chilometri sono a binario unico contro 130 a doppio binario). La tratta è percorribile in treno in circa 3 ore, mentre in macchina occorrono circa 2 ore e mezzo.

La tratta non è neanche totalmente ad Alta Velocità, con solo 30km di AV. La situazione della rete ferroviaria tra il capoluogo siciliano e la città dello Stretto non è adeguata per affrontare crisi come quella della chiusura dell’aeroporto di Fontanarossa, lasciando dunque i turisti dipendenti dall’autobus e dall’auto. La mancanza di un traffico ferroviario efficiente causa anche problemi alla popolazione che pure è obbligata a muoversi in macchina. Se già la tratta principale dell’isola è in queste condizioni, è semplice capire che nel resto dell’isola la situazione non è certo migliore.

Per tornare ai passeggeri, tanti sono stati bloccati a Fontanarossa, denunciando i pochi bus (strapieni) o i prezzi esorbitanti (a volte di 500 euro o di più) per recarsi fino all’aeroporto di Punta Raisi in taxi. Il noleggio di una macchina è anche salito a più di 100 euro. La regione ha cercato di fronteggiare questa crisi aumentando il numero di autobus e di treni, ma le situazioni che si ripetono ogni volta che erutta l’Etna mostrano una mancanza di investimento nella rete ferroviaria siciliana, dove un’eruzione manda in tilt il traffico.

Perciò, di fronte a questa situazione, non si dovrebbe mettere la priorità nel miglioramento della rete ferroviaria? Possiamo pensare alla questione del Ponte sullo Stretto, di cui si parla da più di trent’anni. Sarebbe davvero un’opera di prima necessità? Certo, il Ponte cancellerebbe i traghetti e i lunghi tempi d’attesa, ma non sarebbe meglio investire questi soldi direttamente nella regione per permettere ad abitanti e turisti di spostarsi comodamente? Senza per forza prendere la macchina? O almeno permettendo di mettere in norma le strade e, per esempio, di illuminare le gallerie?

Al momento per spostarsi in Sicilia si dipende dalla macchina, poche sono le alternative che permetterebbero di ridurre il traffico sull’isola. Si può considerare il Ponte sullo Stretto un’opera fantastica, ma, a mio parere, si dovrebbe già cercare di rendere le infrastrutture regionali di qualità rispetto alle altre regioni italiane, per i turisti ma soprattutto per i siciliani.

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Il Fatto Quotidiano

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