Chi sostiene Trump dice che gli Usa si sono sempre comportati così: un enorme errore

  • Postato il 8 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Un anno fa, commentando l’elezione di Trump, sostenevo che gli elettori statunitensi avevano commesso un grave errore nell’eleggere un pregiudicato e fallito golpista: la democrazia mette nelle mani dell’elettore un grande potere, al quale però si associa una grande responsabilità. Un errore nell’esercizio del voto non invalida l’elezione e proprio per questo condiziona il paese per gli anni a venire.

L’errore nel voto si riconosce facilmente a posteriori, perché l’eletto tradisce il suo popolo e i suoi elettori; e infatti si susseguono manifestazioni contro Trump in tutte le principali città degli Stati Uniti. Inoltre, sui social media compaiono con grandissima frequenza ormai da giorni interventi di senatori, avvocati, giudici e giornalisti americani che attaccano Trump da tutti i punti di vista: le violazioni del diritto internazionale in Venezuela; i bombardamenti in Iran, Yemen, Somalia, Siria, Nigeria; le minacce a stati tradizionalmente alleati come Canada e Danimarca-Groenlandia; le misure violente di ordine pubblico che hanno causato la morte di cittadini innocenti; i tentativi di appeasement con Putin.

Un argomento spesso usato in “difesa” di Trump è che gli Usa abbiano sempre commesso crimini di questo tipo, di solito cercando di giustificarli sotto il pretesto dell’esportazione della democrazia: Trump in questa ottica sarebbe non solo simile ai suoi predecessori, ma anche più “sincero” di loro. Questo argomento a mio parere è completamente falso e sbagliato e serve solo a cercare di coprire grossolani errori di valutazione precedenti.

In primo luogo nessun presidente degli Usa in tempi recenti aveva incoraggiato un tentativo di golpe con tanto di assalto al Campidoglio come quello del 6 gennaio 2021. In secondo luogo Trump ha imposto alla politica estera statunitense alcuni completi voltafaccia come quello sulla guerra tra Russia e Ucraina. In terzo luogo, pur ammettendo che la politica estera degli Usa ha una lunga storia di interferenze violente con altri stati, il solo fatto di giustificarla con pretesti piuttosto che con la brutale affermazione del proprio interesse dimostrava la consapevolezza di dover giustificare e rendere plausibili le proprie azioni nell’ambito del diritto internazionale.

Negare il diritto internazionale non è un atto di realismo ma di sovversione: il diritto internazionale può essere difficile da imporre e far rispettare, ma se non esistesse renderebbe impossibile definire torti e ragioni e di conseguenza sarebbe vanificata ogni possibile protesta contro il potere costituito. Trump, Putin e Netanyahu sono dei criminali perché violano il diritto internazionale, non per il nostro soggettivo giudizio; manifestare contro l’azione Usa in Venezuela non si fa perché Maduro è più “simpatico” o più “buono” di Trump, ma perché l’azione Usa in Venezuela è un crimine secondo il diritto internazionale (con buona pace del ministro Tajani), anche se Maduro potrebbe a sua volta essere un criminale.

Di fatto il diritto internazionale è tanto più importante quanto più gravi e frequenti ne sono le violazioni: poiché la legge serve per riconoscere e giudicare il crimine, e se possibile prevenirlo e punirlo, sarebbe inutile se il crimine non esistesse.

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Il Fatto Quotidiano

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