Memorie di un rivoluzionario, la straordinaria vita del principe anarchico Kropotkin
- Postato il 8 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Con Memorie di un rivoluzionario, pubblicato da Elèuthera nel novembre 2025, torna in libreria una delle opere autobiografiche più importanti del pensiero politico moderno. Non si tratta soltanto del racconto di una vita fuori del comune, ma di un documento storico e umano che attraversa l’Ottocento europeo e russo, illuminando dall’interno la nascita dell’anarchismo e le contraddizioni di un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali.
Pëtr Alekseevič Kropotkin, principe russo (moscovita) diventato scienziato, geografo, esule rivoluzionario e teorico dell’anarchismo, affida a queste pagine una narrazione che unisce memoria personale e riflessione politica, affresco storico e manifesto etico. Lontano dalla retorica del militante, Memorie di un rivoluzionario colpisce per il tono sobrio e analitico: Kropotkin osserva sé stesso e il mondo con lo sguardo curioso dello studioso, prima ancora che con la passione dell’attivista.
Il libro ripercorre l’infanzia aristocratica alla corte dello zar, l’esperienza nell’esercito nel Corpo dei cosacchi, le spedizioni scientifiche in Siberia, da cui ha inizio la sua stretta collaborazione con la Società geografica russa, la rocambolesca fuga dalla Russia nel 1876 (evadendo dal carcere di San Pietroburgo), l’esilio in Europa occidentale (Svizzera, Francia e soprattutto Inghilterra), il ritorno nel 1917 in Russia (dove muore povero, per scelta, nel 1921), dopo lo scoppio della rivoluzione e la presa del potere da parte dei bolscevichi (che nelle parole di Kropotkin sarà la “tomba della rivoluzione”). Kropotkin racconta come la realtà osservata sul campo, fatta di miseria delle masse contadine e operaie da un lato, di corruzione e burocrazia del potere imperiale dall’altro, abbia incrinato la fede nello Stato e nell’autorità, spingendolo verso una critica radicale delle istituzioni e verso l’idea di una società fondata sull’aiuto reciproco, sul mutuo appoggio.
La nuova edizione di Elèuthera si inserisce coerentemente nel catalogo della casa editrice milanese, da sempre attenta ai classici del pensiero anarchico e libertario e alle loro ricadute contemporanee. Ripubblicare oggi Memorie di un rivoluzionario significa offrire ai lettori non solo un testo storico e un saggio politico, ma anche uno strumento per interrogare il presente. Le pagine dedicate alle carceri zariste, all’esilio e alla repressione politica parlano ancora a un mondo in cui il dissenso continua a essere criminalizzato, seppur in forme diverse.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è la capacità di Kropotkin di intrecciare la grande storia con l’esperienza quotidiana. Gli incontri con contadini, operai, intellettuali e militanti rivoluzionari restituiscono un mosaico vivido delle lotte sociali dell’epoca. Non c’è mitizzazione dell’eroe solitario: al contrario, emerge l’idea di un cambiamento che nasce da relazioni, reti di solidarietà, esperimenti collettivi.
Dal punto di vista stilistico Memorie di un rivoluzionario conserva una sorprendente freschezza. La prosa è chiara, spesso narrativa, attraversata da descrizioni con precisione quasi etnografica e da una sottile ironia.
A più di un secolo dalla sua prima pubblicazione nel 1899, il libro continua a porre domande cruciali, radicali. In un’epoca segnata da crisi ambientali, disuguaglianze crescenti e sfiducia nelle istituzioni, queste pagine risuonano come domande ancora aperte: è possibile immaginare forme di convivenza non fondate sulla coercizione? Quale rapporto esiste tra scienza e politica? È possibile conciliare libertà individuale e organizzazione sociale? Che cosa significa davvero “rivoluzione” al di là degli slogan? La forza dell’opera sta proprio nel non offrire risposte definitive, ma nel mostrare come esse nascano dall’esperienza concreta e dal confronto con la realtà. Rileggere Kropotkin significa confrontarsi con un’idea di cambiamento profondo che passa attraverso l’educazione, l’organizzazione dal basso e la responsabilità individuale. Non c’è scorciatoia insurrezionale né culto della violenza: c’è, piuttosto, la paziente costruzione di alternative, dentro e contro le strutture esistenti.
Con questa edizione Elèuthera riafferma l’attualità di un classico che non appartiene solo alla storia dell’anarchismo, ma al patrimonio del pensiero politico moderno. Un’opera che si conferma così una lettura preziosa, capace di parlare tanto agli studiosi quanto a chi, oggi, cerca nelle pagine del passato strumenti per comprendere il presente.
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