Chi salverà il mondo dal pericoloso predatore Usa? Meloni dia spiegazioni sul suo appiattimento

  • Postato il 7 gennaio 2026
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di Riccardo Bellardini

Chi salverà il mondo dal pericoloso predatore americano? Bisogna cominciare a chiederselo, credo io.

Fu proprio Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione Europea, ad utilizzare questa suggestiva metafora lo scorso dicembre, quando si lanciò uno dei suoi ormai consueti discorsi incendiari per chiamare il continente alle armi, contro, appunto, i pericolosi predatori che popolano il mondo.

Che fare però se ora i predatori sono quelli che un tempo parevano amici? O più precisamente, cosa fare se questi hanno gettato con veemenza la maschera? E sono pronti a lasciarti solo nel pantano ucraino?

Perché non è Donald Trump la novità. E’ la sfacciataggine, la schietta, dura e cruda realtà di un colosso geopolitico che per anni non ha fatto che usare a piacimento gli altri stati solo per perseguire i suoi interessi e che ora, con il tycoon, si mostra in tutta la sua essenza, senza più veli svianti.

La Santa America riverita e vezzeggiata dalla gran parte del mainstream mediatico non è mai cambiata. E’ stata sempre la stessa. Che vi fossero democratici o repubblicani al potere, lei è andata per la sua strada, costruendosi una corte numerosa grazie alle sue modalità ammaliatrici. Le tante sviolinate poetiche, sublimi e altissime sul primato della libertà, dei diritti e della democrazia americani sono state capaci di indurre sonnolenze consapevoli del pensiero critico, in nome di una genuflessione imbarazzante. Cosi son stati possibili interventi politici e militari d’ingerenza, campagne sanguinose con spregio dei diritti umani, veri e propri cambi di regime imposti, poiché il Venezuela è solo l’ultimo episodio relativo al Sudamerica “Cortile di casa” degli yankee, in nome della dottrina Monroe. Forse il caso più eclatante è quello del Cile, negli anni ’70, con Pinochet subentrato allo scomodo Allende.

Ma la civiltà è tutto. La civiltà può tutto. La civiltà è impunità. E il Corriere della Sera, il 12 settembre 2001, dopo l’attacco alle Twin Towers di New York titolava proprio: “Attacco alla civiltà”. Quello che sarebbe successo negli anni successivi in Afghanistan ed Iraq, in termini di violenza e dispregio della vita umana, non avrebbe avuto nulla da invidiare a quello che fecero i terroristi. Ma furono operazioni di pace, o più soavemente, di “esportazione della democrazia”, dunque legittime, sempre comprensibili.

E l’Italia? Come approfondito dal sociologo Alessandro Orsini nei suoi studi, l’Italia s’è completamente svenduta al padrone americano. Non ha voce in capitolo. Deve piegarsi. Deve accettare qualsiasi azione del suo sole, attorno a cui ruota con perseveranza e deferenza. Il problema è che la Premier Meloni, differentemente da Trump, si arrampica sugli specchi. Non dice soltanto che approva l’intervento americano, perché difensivo. Ma dice pure che non condivide l’azione militare. Ma quindi, è d’accordo o no?

Ma certo che sì; però ancora è nella fase del parlare a metà, del dir qualcosa che sembri qualcos’altro. Ma sia schietta pure lei! Lo dica che quelle grida, quelle urla sguainate che le son servite per andare al potere, son state solo tecniche ammaliatrici per prendersi il consenso. Lo faccia soprattutto per quei suoi elettori che l’avevano vista come eroina anti-establishment. Dia spiegazioni su questa sua virata, su questo suo appiattimento. Lo faccia perché molti di quelli che l’hanno votata erano nelle grandi piazze per Gaza ad ottobre, mentre lei ha fatto finta di non vederli. Negli ambienti di destra aleggia ancora la favola dei poveri comunisti che sono a favore della dittatura venezuelana, e che ora stanno rosicando. E’ un esempio chiaro di sonnolenza consapevole del pensiero critico.

Le dittature nel mondo son tante e spregevoli. Tanti i pericolosi predatori, è vero. Ma il predatore americano è molto più subdolo e pericoloso degli altri, perché annichilisce le menti, per poi agire impunemente. Teniamo gli occhi aperti. Il vero attacco alla civiltà è a stelle e strisce, non da oggi, ma da anni.

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