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Cervello: alcune regioni invecchiano prima

  • Postato il 11 ottobre 2026
  • Di Focus.it
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  • 3 min di lettura
In sintesi

Ricerche neuroscientifiche rivoluzionarie dimostrano che l'invecchiamento cerebrale non è uniforme: diverse aree dell'encefalo invecchiano con velocità differenti. Uno studio basato su intelligenza artificiale analizzando migliaia di risonanze magnetiche ha scoperto che l'emisfero destro mostra segni di declino più rapido rispetto al sinistro. Questi risultati potrebbero rivoluzionare la comprensione dell'invecchiamento cognitivo e dell'insorgenza di malattie neurodegenerative, aprendo nuove prospettive per interventi mirati e prevenzione personalizzata.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Cervello: alcune regioni invecchiano prima
Sappiamo che età biologica ed età cronologica del cervello difficilmente coincidono: la prima indica l'età che l'organo dimostra in base al suo stato, la seconda coincide con gli anni di vita del suo proprietario. Un'altra cosa che sappiamo è che un cervello biologicamente più vecchio è più a rischio di patologie neurodegenerative come l'Alzheimer.. Quel che non sapevamo, però, è che non tutte le regioni del cervello invecchiano allo stesso modo: finora le risonanze magnetiche calcolavano un'età complessiva, un numero che doveva dirci se a cinquant'anni avevamo un cervello da ventenne o da ottantenne; uno studio pubblicato su PNAS ha condotto un'analisi più dettagliata di ogni area del cervello, scoprendo non solo che le diverse regioni cerebrali invecchiano a ritmi diversi, ma anche quali tendono a invecchiare prima.. Una mappa spaziale dell'età cerebrale locale Per giungere alle loro conclusioni, gli scienziati hanno addestrato un modello di IA su quasi 15.000 risonanze magnetiche dei cervelli di altrettanti adulti sani di età compresa tra i 19 e i 100 anni. Dopo l'addestramento, i ricercatori hanno testato il sistema su un gruppo di quasi 2.000 persone – 1.102 con funzioni cognitive normali, 354 con leggeri problemi cognitivi e 529 affette da Alzheimer. Il risultato è quella che Andrei Irimia, uno degli autori, chiama "una mappa spaziale dell'età cerebrale locale".. Negli adulti cognitivamente sani, le stime del modello hanno fatto emergere un andamento preciso: i lobi frontali e temporali, coinvolti nel pensiero complesso e nella memoria, mostravano un'età biologica più avanzata rispetto alle regioni posteriori, come i centri di elaborazione visiva del lobo occipitale (ovvero le aree della corteccia visiva che elaborano le informazioni che arrivano agli occhi). Anche la superficie della corteccia presentava dei ritmi di invecchiamento diversi: i solchi, ovvero gli avvallamenti profondi tra una piega e l'altra, sono risultati più vecchi dei giri, le parti in rilievo (vedi immagine).. Destro o sinistro: quale lato invecchia prima? C'è poi una tendenza più ampia che emerge dalle risonanze magnetiche, e cioè che l'emisfero destro tende a essere più vecchio rispetto al sinistro. «L'asimmetria destra-sinistra è particolarmente interessante», commenta Irimia a Psypost: «non ne conosciamo ancora la causa, ma fa sorgere spontanea una domanda (ancora senza risposta, ndr.) – i due emisferi invecchiano a ritmi diversi?».. Per quanto riguarda i pazienti affetti da Alzheimer, com'era da aspettarsi le risonanze magnetiche hanno rilevato un invecchiamento più pronunciato nelle regioni del cervello normalmente più colpite dalla neurodegenerazione, come il pallidum, il putamen (che coordinano i movimenti e alcuni tipi di apprendimento) e l'ippocampo, che gestisce le emozioni e la memoria.. È solo l'inizio Lo studio completa un piccolo angolo di un puzzle gigantesco: per trovare nuovi tasselli da unire sara necessario condurre nuovi studi seguendo i partecipanti per diversi anni, oltre ad addestrare i modelli di IA anche su pazienti affetti da Alzheimer. Solo così riusciremo a capire se le differenze di invecchiamento delle varie regioni del cervello possono prevedere la salute cerebrale futura: al momento, sottolinea Irimia, non possiamo trarre conclusioni affrettate sulla base di scansioni cerebrali una tantum, perché «un'età cerebrale locale "più vecchia" non significa, di per sé, che una persona abbia l'Alzheimer o che lo svilupperà»..
Autore
Focus.it

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