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“Bastavano pochi minuti e oggi Viola sarebbe con noi”: il dolore di Marina Piller, l’ex sciatrice risarcita con 800mila euro per la morte della figlia neonata

  • Postato il 20 luglio 2026
  • Sport News
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Marina Piller, ex fondista italiana, ha ricevuto un risarcimento di 800mila euro per la morte della neonata Viola, avvenuta per negligenza medica. La atleta, devastata dal dolore, ha dichiarato l'intenzione di destinare il compenso a iniziative benefiche e progetti di prevenzione sanitaria, trasformando la tragedia in un messaggio di speranza per altre famiglie che potrebbero evitare simili perdite.

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“Bastavano pochi minuti e oggi Viola sarebbe con noi”: il dolore di Marina Piller, l’ex sciatrice risarcita con 800mila euro per la morte della figlia neonata

“Non abbiamo ancora deciso a chi destinare quei soldi, ma vogliamo che servano ad aiutare chi ne ha bisogno. Solo così la morte di Viola potrà avere un senso e forse impedirà che una tragedia simile accada ad altre famiglie“. A parlare al Corriere della Sera è Marina Piller, ex fondista della Nazionale italiana, che sette anni dopo la morte della figlia durante il parto torna a raccontare il dramma vissuto insieme al marito. La vicenda risale alla notte del 10 luglio 2019, quando la piccola Viola morì durante il parto all’ospedale di Tolmezzo, in provincia di Udine. Nei giorni scorsi il Tribunale civile ha condannato l’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale a risarcire la famiglia con oltre 800mila euro. La somma sarà destinata a iniziative benefiche, una scelta che la coppia sta ancora valutando. “L’Azienda non ha presentato ricorso“, ha spiegato Piller.

L’ex sciatrice, oggi 42enne e originaria di Sappada, racconta di aver cercato in questi anni di andare avanti senza mai dimenticare la figlia. “Quando è morta Viola avevo già una bambina. In seguito sono nati altri due figli, ma per me i miei figli restano quattro, non tre“, ha confidato. Ripercorrendo quella notte, Piller ricorda il viaggio da Sappada a Tolmezzo e ciò che, secondo le consulenze tecniche depositate nel corso del procedimento civile, avrebbe potuto evitare la tragedia. “Sarebbero bastati pochi minuti per eseguire un taglio cesareo e oggi Viola sarebbe con noi”, ha spiegato. Le perizie hanno infatti evidenziato che tra i primi segnali di sofferenza fetale e il parto trascorsero 114 minuti.

“Mia figlia è rimasta in sofferenza respiratoria dalle 3.44 alle 5.38, ma in quel lasso di tempo nessuno è intervenuto“, ha ricordato l’ex atleta. Secondo quanto emerso nel processo, nella fase iniziale il monitoraggio cardiaco non aveva evidenziato anomalie, ma successivamente la situazione sarebbe peggiorata senza che venissero adottate le misure previste dalle linee guida. “Oggi, se tutto fosse andato diversamente, ci prepareremmo a festeggiare il suo settimo compleanno“, ha aggiunto. Per Piller il dolore è aggravato dalla convinzione che, con gli strumenti e le conoscenze disponibili nel 2019, la morte della bambina avrebbe potuto essere evitata. “Mi aspettavo un’assistenza adeguata ai tempi, invece ho avuto la sensazione di ricevere le stesse cure che avrebbe potuto ricevere mia nonna ottant’anni fa”.

Un’altra ferita, racconta, è rappresentata dall’assenza di un confronto con il personale sanitario coinvolto. “Avrebbe significato molto ricevere delle scuse o anche solo una parola da chi era presente quella notte. Non è mai successo. Li ho rivisti soltanto durante il processo, dove hanno sostenuto che si fosse trattato di una morte bianca“. Sul fronte penale, invece, la vicenda si è conclusa con l’archiviazione. “Il gip di Udine ha disposto l’archiviazione e, insieme al nostro avvocato, abbiamo deciso di non opporci. Resta però il rammarico perché avremmo voluto che la Procura approfondisse ulteriormente quanto accaduto”, ha concluso Marina Piller.

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Il Fatto Quotidiano

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