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In sintesi
Generazione sintesi AI in corso…
Facciamo un esperimento, e sappiate che non siete i primi a partecipare: è dal 1929 che persone di tutto il mondo vegono sottoposte al protocollo inventato dallo psicologo Wolfgang Köhler. Guardate questa immagine:
. Quale delle due forme è "Bouba" e quale "Kiki"? È da quasi un secolo che la schiacciante maggioranza delle persone risponde che la forma frastagliata a sinistra è "Kiki", mentre quella arrotondata a destra è "Bouba". Ebbene, a quanto pare non siamo gli unici animali a pensarla così: uno studio dell'Università di Parma pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences dimostra che anche i cani condividono la nostra opinione.
. Bouba o kiki?
Il cosiddetto effetto bouba/kiki, che secondo gli psicologi dimostra che i nomi che diamo agli oggetti non sono arbitrari ma riflettono il modo in cui pronunciamo le parole stesse, trova d'accordo una percentuale di persone che oscilla tra il 95% e il 98%, almeno stando agli studi condotti finora. Per scoprire se un effetto simile vale anche per i cani, il team italiano ha reclutato 70 cani domestici e i rispettivi padroni. Nel primo esperimento, 51 di questi cani sono stati messi in una stanza con due schermi (e altrettanti altoparlanti) ai due lati opposti.. A questo punto, il padrone si sedeva in mezzo alla stanza, senza guardare nessuno dei due schermi. I quali, per 15 minuti, hanno mostrato immagini dei classici Bouba e Kiki, alternate da uno schermo all'altro e accompagnate da una voce umana che pronunciava le due parole (anch'esse alternate tra i due altoparlanti). Il secondo esperimento ha eliminato ogni possibile interazione umana: i padroni indossavano delle cuffie con le quali ascoltavano musica a tutto volume, così da non sapere da dove venissero i suoni "bouba" e "kiki".. E questo è solo l'inizio
Grazie a un sistema di telecamere GoPro e a un'AI in grado di tracciare il movimento della testa dei cani, i ricercatori hanno potuto verificare che anche loro mostrano un'evidente preferenza per l'associazione tra "bouba" e la forma tonda, e "kiki" e quella appuntita. Preferenza amplificata nel secondo esperimento, quello con l'umano "fuori gioco": è possibile che, nel primo, i padroni influenzassero in qualche modo gli animali, anche se è solo un'ipotesi che le stesse autrici considerano "improbabile".. Ovviamente non basta un singolo studio per dimostrare inequivocabilmente che anche i cani considerano bouba una parola tonda e kiki una spinosa. Lo studio è però un punto di partenza per approfondire la questione, e studiare anche il modo in cui i cani interagiscono con il nostro linguaggio e il nostro modo di usare le parole..
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