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Alpi strette tra due effetti paradossali del global warming: assalti turistici e ghiacciai che scompaiono

  • Postato il 23 agosto 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Alpi strette tra due effetti paradossali del global warming: assalti turistici e ghiacciai che scompaiono

Ha soltanto dieci anni in più l’alpinista-recordman di velocità Kilian Jornet, ma non è lo stesso protagonista d’imprese solitarie che inscenò una clamorosa protesta social-mediatica, fotografandosi nudo in cima al Monte Bianco, contro il primo tentativo di regolamentare l’ascesa alla cima più alta d’Europa, impedendola a chi si avventurava senza attrezzatura adeguata.

Oggi, di fronte al disastroso degrado da riscaldamento globale delle Alpi, Kilian cerca finalmente di spendere un po’ del suo seguito da 2 milioni e rotti di followers, per raccomandare a tutti di stare a casa e di evitare nuovi incidenti: ‘Ho scalato il Mont Blanc molte volte ma le condizioni sulla montagna in questo momento sono serie. Il cambiamento climatico sta cambiando non solo la montagna ma anche quando e come si può praticare l’alpinismo’.

Gira la ruota, cambiano le cime, e sempre intorno al Ferragosto il nuovo alpinista-recordman delle scalate senza corda, anche sui grattacieli, Alex Honnold, annuncia su Instagram d’aver dovuto rinunciare alla Cima Grande delle Lavaredo, a causa dell’overtourism: non è riuscito infatti a trovare posto nel mega-parcheggio da cui sale la strada per il Rifugio Auronzo, che va rigorosamente prenotato per tempo in alta stagione – si sono formate code anche di 300 persone per salire sulla navetta con cui si può poi coprire l’itinerario.

E invece di brontolare contro le regole stabilite per gestire un po’ flussi così massicci di turisti, Honnold ha gioiosamente confessato d’aver individuato subito una splendida scalata alternativa da intraprendere sulla vicina Tofana di Rozes: ‘È incredibile trovare una località di arrampicata dove puoi scegliere casualmente un’altra via e comunque vivere un’esperienza di livello mondiale. E il paesaggio!!’

Le due diverse cronache da Instagram del Ferragosto di questi campioni della sfida sportiva alle montagne raccontano dello stato di totale contraddizione in cui versa il mondo alpino, stretto tra due effetti paradossali del global warming: da una parte, il processo naturale di deterioramento-distruzione che rende via via inaccessibili le montagne più alte, e dall’altra l’assalto dei turisti alle zone montane che rischiano di diventare quasi un miraggio per i vacanzieri da ‘coolcation’.

Va da sé che i due fenomeni s’intersecano in modo perverso, alimentando un traffico insopportabile intorno ai luoghi alpini più belli e conosciuti, per non dire di un modello industriale di turismo ormai folle, che prevede per esempio impianti di risalita sempre più capienti e veloci. Fa ancora notizia l’annuncio dato dalle funivie del Cervino – proprio al culmine di quest’estate di crolli sulla parete simbolo e di drastica chiusura delle piste sul Plateau Rosa – del varo di un nuovo collegamento da 200 milioni di euro.

Così sarà possibile raggiungere il ‘fu-ghiacciaio’ sopra Breuil in 16 minuti e 49 secondi (rispetto alla cinquantina di minuti di oggi!), dopo sei chilometri di tragitto con cabine che viaggiano alla velocità di 29 chilometri per tremila passeggeri l’ora. Peccato che nessuno abbia detto subito che il nuovo mostro divorerà energia per 3.400 Kwatt, con annessi quintali di cavi e pali da installare ex novo: e pazienza se oggi lassù sul Plateau Rosa ne bastano soltanto 400, di Kwatt. Al massimo si faranno vendere un po’ d’ elettricità dalla Svizzera!

E’ lo stesso mondo della montagna che deve saper affrontare l’emergenza individuando un nuovo equilibrio virtuoso, a a fare dietrofront dovranno essere non soltanto le località e gli operatori turistici ma anche le associazioni e i club alpini. In fondo gli stessi campioni del nuovo alpinismo di velocità senza materiali e orpelli, come Honnold qualche anno fa, piuttosto che l’indimenticabile Ueli Steck, hanno cercato in varie occasioni di dare il buon esempio, realizzando imprese di concatenamenti di cime utilizzando soltanto la bicicletta per gli spostamenti tra l’una e l’altra vetta.

E’ facile e naturale criticare, soprattutto quando si parla dei più deleteri ‘Instagram effect’, ma per una volta bisogna invece lodare i nostri eroi Kilian e Alex per aver provato a farci riflettere sulla necessità di fermarsi quando è il caso e sulla possibilità di trovare sempre dei percorsi alternativi meno battuti.

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Il Fatto Quotidiano

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