Alcol e cancro, il rischio sottovalutato

  • Postato il 22 gennaio 2026
  • Di Focus.it
  • 2 Visualizzazioni
Non stiamo esagerando. Non è terrorismo sanitario. Sono numeri, dati, evidenze scientifiche accumulate in decenni di ricerca. In Italia quasi 20.000 decessi per cancro ogni anno potrebbero essere evitati riducendo il consumo di bevande alcoliche. Eppure, tra tutti i fattori di rischio oncologico, l'alcol resta quello più sottovalutato, quasi rimosso dalla percezione collettiva. Lo beviamo a tavola da millenni, accompagna le nostre feste e i nostri brindisi, fa parte della nostra cultura. Ma questo non lo rende innocuo. Non solo fegato Quando si parla di danni da alcol, il pensiero corre subito alla cirrosi epatica. Ma l'elenco dei tumori per cui l'etanolo è un fattore di rischio riconosciuto è molto più lungo. «L'alcol è fortemente associato ai tumori del cavo orale, della faringe, della laringe e dell'esofago» spiega Carlo La Vecchia, epidemiologo dell'Università degli Studi di Milano e già capo del Dipartimento di Epidemiologia dell'Istituto Mario Negri. A questi si aggiungono i tumori dello stomaco, del colon-retto, del fegato, della colecisti, del pancreas e, sorprendentemente per molti, del seno. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica l'alcol come cancerogeno di gruppo 1, lo stesso del fumo di sigaretta e dell'amianto: sostanze per cui esistono prove scientifiche sufficienti della capacità di causare tumori nell'uomo. Secondo l'OMS, l'abuso di alcolici causa il 26% dei tumori del cavo orale, l'11% di quelli del colon-retto e il 7% di quelli della mammella. In Europa, il continente con il maggior consumo alcolico al mondo (9,24 litri pro capite all'anno), l'incidenza delle malattie riconducibili all'alcol è doppia rispetto alla media mondiale.. Per diffondere consapevolezza sull'importanza della prevenzione e sostenere la ricerca oncologica, sabato 24 gennaio tornano in 3.000 piazze italiane le Arance della Salute di Fondazione AIRC. Sin dalle prime ore del mattino, volontarie e volontari distribuiscono reticelle di arance rosse (donazione minima 13 euro), vasetti di marmellata di arance rosse (8 euro) e miele di fiori d'arancio (10 euro). Insieme ai prodotti, una pubblicazione speciale con indicazioni utili per distinguere le informazioni false da quelle fondate sulla scienza e sfatare alcuni miti su alimentazione e comportamenti salutari. Per trovare la piazza più vicina: arancedellasalute.airc.it La distribuzione coinvolge anche le scuole: venerdì 23 e sabato 24 gennaio, studenti, insegnanti e genitori partecipano a "Cancro io ti boccio", un progetto di cittadinanza attiva che promuove volontariato, divulgazione scientifica e cultura della prevenzione. Dal 2 febbraio, per tutto il mese, la raccolta fondi prosegue nei supermercati con le "Arance rosse per la Ricerca": Fondazione AIRC riceve 50 centesimi per ogni reticella venduta in oltre 11.000 punti vendita. Le donazioni sostengono i progetti di ricerca e le borse di studio di circa 5.400 ricercatori che lavorano in istituzioni prevalentemente pubbliche di tutta Italia, con l'obiettivo di sviluppare trattamenti sempre più efficaci contro i tumori ancora poco curabili e studiare nuove strategie per la diagnosi precoce e la prevenzione. Da oltre 25 anni le Arance della Salute rappresentano un simbolo di impegno condiviso: per la collettività, che sostiene il lavoro dei ricercatori, e per se stessi, perché seguire uno stile di vita sano può fare la differenza.. Il seno: il grande sconosciuto. È forse il dato meno conosciuto, quello che meriterebbe più attenzione. Al consumo regolare di bevande alcoliche si può attribuire tra il 5 e l'11% delle nuove diagnosi di tumore al seno in Italia: circa 2.500-5.000 casi l'anno. La quasi totalità riguarda donne giovani in età fertile. Uno studio inglese pubblicato nel 2020 sulla rivista BMJ Open ha confermato quanto questa associazione sia poco nota al grande pubblico. Le ragioni biologiche sono almeno due. La prima: la tossicità dell'alcol sembra più marcata nelle donne giovani. La seconda: l'etanolo stimola l'azione degli estrogeni, gli ormoni coinvolti nella crescita di quasi il 70% dei tumori mammari. Il rischio aumenta del 7% per ogni bicchiere oltre la soglia di 10 grammi di etanolo al giorno. E può quasi quadruplicare (+27%) se il tessuto della ghiandola mammaria presenta i recettori agli estrogeni. Secondo uno studio italiano condotto tra il 2015 e il 2019, circa 2.918 dei 63.428 decessi per cancro al seno in Italia sono attribuibili al consumo di alcol. Di questi, 1.269 (il 2% circa) sono stati causati da un consumo moderato. Come l'alcol danneggia le cellule. I meccanismi con cui l'alcol contribuisce allo sviluppo dei tumori sono molteplici e ormai ben documentati. L'etanolo irrita le mucose, impedendo alle cellule danneggiate di ripararsi correttamente: questo favorisce lo sviluppo di tumori della bocca e della gola. Nel fegato, l'organo deputato a rendere meno tossiche le sostanze che lo attraversano, l'alcol può causare infiammazione e alterazioni cellulari che nel tempo possono evolvere in neoplasie. A livello del colon, l'alcol agisce attraverso l'acetaldeide (una sostanza in cui viene convertito, riconosciuta come cancerogena) e riducendo l'assorbimento dei folati, composti che sembrano proteggere dal cancro del colon e della mammella. Inoltre, l'alcol stimola la produzione di estrogeni e androgeni circolanti nel sangue. Vino o superalcolico? Non fa differenza. Non esiste una bevanda "più sicura" di un'altra. Birra, vino, aperitivi, grappe: ciò che conta è esclusivamente la quantità di etanolo ingerita. Un bicchiere di vino da 125 ml, una lattina di birra da 330 ml o 40 ml di superalcolico contengono tutti circa 12 grammi di alcol puro, cioè un'unità alcolica. La maggior parte dei tumori associati all'alcol si verifica in chi supera le 2 unità alcoliche al giorno (uomini) o 1 (donne). Dopo i 65 anni, quando la capacità di metabolizzare l'alcol diminuisce progressivamente, il limite consigliato scende a 1 unità al giorno. L'effetto moltiplicatore con il fumo. Chi beve e fuma non somma i rischi: li moltiplica. Secondo uno studio dell'Istituto Mario Negri di Milano pubblicato sulla rivista Alcohol and Alcoholism, chi consuma alcolici ha il 32% di probabilità in più di sviluppare un tumore della bocca e della gola rispetto a chi non beve. Se si aggiunge il fumo, il rischio arriva quasi a decuplicarsi. Risultati analoghi sono consolidati ormai da due decenni anche per il tumore al fegato: chi consuma più di 5 unità alcoliche al giorno ed è anche un forte fumatore ha un rischio di oltre 10 volte superiore di sviluppare la malattia. Prevenire si può: il 40% dei tumori è evitabile. La buona notizia? Circa il 40% dei nuovi casi di tumore è potenzialmente prevenibile attraverso stili di vita sani. Non fumare, fare attività fisica regolare, seguire un'alimentazione varia ed equilibrata in linea con la dieta mediterranea, limitare o eliminare l'alcol, aderire alle vaccinazioni e agli screening raccomandati per la diagnosi precoce: sono scelte concrete, quotidiane, che riducono significativamente il rischio. Nonostante queste evidenze, la situazione in Italia presenta criticità importanti, soprattutto tra i più giovani. Il 37% circa dei bambini è in sovrappeso e, di questi, il 17% è obeso: numeri tra i più alti in Europa, dovuti principalmente a un'insufficiente attività fisica e a un'alimentazione che si è allontanata dai principi della dieta mediterranea. I giovani iniziano inoltre a bere a un'età sempre più precoce e sono spesso soggetti a vere e proprie "abbuffate" alcoliche..
Autore
Focus.it

Potrebbero anche piacerti