Abbiamo toccato una vera monoposto di F1: vi raccontiamo il lato nascosto che non si vede in TV
- Postato il 12 luglio 2026
- A Tc
- Di F1ingenerale
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Un viaggio dentro la fabbrica Aston Martin F1: la nostra visita tra carbonio, monoposto e Adrian Newey
Entrare nella fabbrica Aston Martin F1 di Silverstone significa scoprire il lavoro che normalmente resta nascosto durante un Gran Premio su una monoposto. In occasione del GP di Silverstone, abbiamo visitato i reparti nei quali vengono progettati, costruiti, controllati e assemblati i componenti delle monoposto.
Per farvi capire il lato esclusivo della visita, all’ingresso le nostre fotocamere sono state coperte e per tutta la durata della visita non abbiamo potuto immortalare nulla. Ma questo non ci impedisce di condividere con voi la nostra esperienza.
La parte più sorprendente della visita è stata la possibilità di toccare alcuni veri pezzi di F1, tra cui una porzione della carrozzeria, un muso e un componente danneggiato della monoposto di Lance Stroll.

Quanto pesa un pezzo di una monoposto di F1
Prendere in mano una parte della carrozzeria in fibra di carbonio permette di capire immediatamente quanto sia estrema la ricerca della leggerezza in Formula 1. Il componente era molto più leggero di quanto suggerissero le sue dimensioni. Allo stesso tempo, ci è stato spiegato che si tratta di un elemento delicato, che deve essere lavorato con grande attenzione per evitare di danneggiarne la superficie.
Il confronto con il muso della vettura era evidente. Quest’ultimo risultava più pesante perché, oltre alla funzione aerodinamica, deve contribuire ad assorbire l’energia di un eventuale incidente. Uno dei momenti più significativi, infatti, è stato quello dedicato a un pezzo danneggiato durante un incidente di Lance Stroll a Singapore.
Sul componente erano ancora visibili le crepe provocate dall’impatto. Secondo quanto ci è stato spiegato durante la visita, il pilota aveva subito per una frazione di secondo una decelerazione di circa 52 G. Nonostante la violenza dell’incidente, Stroll era riuscito a uscire dalla vettura senza conseguenze gravi. Toccare quel pezzo ha reso molto concreto il livello di sicurezza raggiunto dalle moderne monoposto. La struttura appariva sottile e leggera, ma era stata progettata per resistere a forze enormi e contribuire alla protezione del pilota.
Come nasce ogni componente di una vettura di F1
Il processo comincia negli uffici di progettazione, dove lavorano centinaia di ingegneri. Nel cuore di quest’area si trova anche l’ufficio di Adrian Newey. Una volta approvato, il disegno fatto dall’ingegnere passa ai reparti produttivi. La fibra di carbonio viene applicata attraverso diversi strati e modellata seguendo le indicazioni dell’ufficio tecnico.
I componenti vengono poi inseriti nelle autoclavi, grandi strutture nelle quali la fibra viene compressa e consolidata. La più grande presente nel campus può contenere un intero telaio. All’interno dei pezzi vengono utilizzati anche materiali molto leggeri, come strutture a nido d’ape, Nomex e schiume rigide. Questi elementi aumentano la resistenza senza aggiungere troppo peso.

Prima di arrivare in pista, ogni componente viene sottoposto a diversi controlli. Le parti vengono scansionate e confrontate con il progetto digitale. Vengono inoltre utilizzati ultrasuoni e altri sistemi per individuare difetti o crepe invisibili a occhio nudo.
Durante la visita ci è stato ricordato che un capello umano misura circa 70 micron, mentre alcune lavorazioni e verifiche all’interno della fabbrica richiedono tolleranze molto inferiori. La precisione è fondamentale sia per le prestazioni sia per la sicurezza.
Uno degli aspetti più impressionanti è la velocità con cui Aston Martin può realizzare un nuovo componente. Nelle situazioni più rapide, un pezzo progettato il lunedì può essere prodotto, controllato e spedito al circuito entro il venerdì della stessa settimana.
Per questo diversi reparti lavorano 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. La vicinanza tra progettazione, produzione e controllo consente al team di ridurre i tempi e reagire rapidamente ai problemi emersi in pista.
Una monoposto di F1 vista dall’interno di una fabbrica
La visita ha incluso anche la Race Bay, un’area che riproduce il garage utilizzato durante i Gran Premi. Qui vengono effettuati i controlli finali, preparati i componenti da spedire e provate alcune operazioni, compresi i pit stop. Successivamente siamo entrati nella Mission Control, la sala dalla quale il personale rimasto a Silverstone supporta la squadra presente al circuito.
Durante un weekend di gara lavorano qui decine di persone, tra strateghi, tecnici, analisti e aerodinamici. Vengono controllati i dati delle monoposto, i tempi sul giro, il meteo, le immagini dei box e le comunicazioni radio. Le informazioni arrivano quasi in tempo reale, permettendo al team di reagire rapidamente a una Safety Car, a un problema tecnico o a un cambiamento delle condizioni della pista.
Visitare la fabbrica Aston Martin cambia la percezione della F1. In pista vediamo piloti, monoposto e meccanici. Dietro ogni vettura esiste però una struttura composta da centinaia di persone, reparti specializzati e tecnologie estremamente avanzate.
Toccare una parte della carrozzeria, confrontarla con un muso e osservare il componente danneggiato della vettura di Lance Stroll ha reso evidente quanto lavoro si nasconda dietro ogni singolo pezzo.
Una monoposto non nasce soltanto dall’idea di un progettista o dal talento di un pilota. È il risultato del lavoro coordinato di un’intera squadra.
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