A Solden l'Italia del gigante maschile si aggrappa ancora a Vinatzer (ma c'è Franzoni). FISI, rischio commissario
- Postato il 12 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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A Soelden è arrivata la neve, e ormai manca solo l’ok della FIS per dare il via libera ai primi due appuntamenti del calendario di Coppa del Mondo, che come tradizione a fine ottobre si da appuntamento sul ghiacciaio del Rettenbach per una sorta di vernissage della nuova stagione. Appuntamento al quale l’Italia si presenterà soprattutto in campo femminile orfana di due campionesse come Federica Brignone e Sofia Goggia, le quali non sanno ancora quando torneranno in ballo nel corso della stagione, seppur per motivi differenti (Brignone dopo l’operazione per la rimozione di placche e viti, Goggia dopo i due virus che l’hanno colpita a Ushuaia). Mentre in campo maschile ci saranno più o meno tutti i nomi previsti, senza particolari novità di sorta rispetto al passato.
- Nessun volto nuovo: il deserto delle discipline tecniche
- Roda, finale amaro: dopo 14 anni non sarà più presidente
Nessun volto nuovo: il deserto delle discipline tecniche
Dopotutto Max Carca non è che avesse tutta questa scelta: nelle discipline tecniche l’Italia sta soffrendo un ricambio generazionale che stenta a venire, e da quando ha smesso Blardone la fatica s’è fatta sentire ancora in modo più marcato. Tanto che è del Blardo l’ultima vittoria italiana in Coppa del Mondo in gigante: sono passati quasi 15 anni da quando Max vinse sulle nevi di Crans Montana (era il 26 febbraio 2012), un’eternità fatta di qualcosa come 126 gare senza un azzurro sul gradino più alto del podio.
Una crisi epocale e che difficilmente potrebbe vedere una discontinuità nell’immediato avvenire: a Soelden l’Italia proverà a far leva sulla voglia di riscatto di Alex Vinatzer, che qualche segnale l’ha mandato in passato tra le porte larghe, ma che è reduce da una stagione sostanzialmente deludente (da comparsa fatta alle Olimpiadi, e non solo), seppur rimane l’unico a essere andato a podio in gigante a Beaver Creek lo scorso novembre (secondo dietro Odermatt).
Ci saranno anche Luca De Aliprandini, ormai lontano dai fasti di un tempo, e Giovanni Franzoni, che ha fatto capire di voler continuare a insistere sul gigante, pur privilegiando chiaramente le discipline veloci. E ancora il campione italiano Giovanni Borsotti, Simon Talacci, Filippo Della Vite e Tobias Kastlunger, tutta gente già vista lo scorso anno, ma senza alcun acuto rilevante. Non si vedono facce nuove, e questo (pensandoci bene) è il vero problema.
Roda, finale amaro: dopo 14 anni non sarà più presidente
Aspettando le convocate in campo femminile (tornerà Marta Bassino, che proprio un anno fa s’infortunò alla vigilia del debutto a Soelden, costretta a saltare tutta la stagione), l’Italia dello sci sa perfettamente che sul Rettenbach dovrà giocare (e tanto) in difesa. E dovrà farlo in una situazione che nel frattempo s’è fatta complicata anche in ambito FISI, con Flavio Roda che dopo tre mandati ha dovuto gettare la spugna: nella tornata elettorale tenuta sabato scorso a Verona, il presidente uscente necessitava della maggioranza qualificata (66,67%) per poter proseguire il suo lavoro.
Le urne invece l’hanno respinto, sebbene col 57,88% Roda avesse vinto la consultazione rispetto agli sfidanti Antonio Noris (35,97%) e Roberto Bortoluzzi (2,52%), ai quali sarebbe bastato conquistare il 50%+1 per garantirsi la vittoria. “Visto come è andata, posso dire di aver vinto per perdere”, il commento, amaro, di Roda, che potrebbe anche dimettersi e aprire così la porta al commissariamento della federazione, che arriverebbe praticamente alla vigilia della nuova stagione degli sport invernali.
“Ho raccolto comunque la maggioranza dei voti in assemblea, segno che evidentemente qualcosa di buono in questi 14 anni l’ho fatto. Mi duole però sottolineare che in questi due mesi di campagna elettorale ho ricevuto attacchi veramente strumentali e, in alcuni casi, anche pesanti nei confronti della mia persona. Sono stati strumentalizzati anche momenti difficili e luttuosi come le morti di Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso: questo è sciacallaggio puro, qualcosa che fatico a comprendere. Spero solo che chi verrà dopo di me abbia a cuore gli atleti, perché sono le fondamenta di tutto il nostro movimento”.