A Milano una mostra per rivivere le Olimpiadi antiche. Con tanto di tomba etrusca ricostruita dal vivo
- Postato il 2 febbraio 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Unendosi al coro di voci culturali che accompagnano l’evento attesissimo dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, la Fondazione Luigi Rovati rinnova completamente i suoi allestimenti espositivi, diventando teatro di un ricco percorso tra antico e contemporaneo all’insegna dello sport. È infatti proprio all’età delle civiltà classiche che bisogna far risalire l’invenzione delle Olimpiadi: quelle competizioni sportive così importanti da far interrompere addirittura le guerre perché potessero svolgersi. Occasioni di incontro tra “dilettanti” veri – nessun atleta di professione – in cui ci si metteva alla prova nella corsa, nel salto in lungo, o in sport più concitati (ma comunque nobili) come la corsa con i cavalli e la lotta. Anche la tradizione della fiaccola è qualcosa di molto antico: la torcia accesa dal braciere di Olimpia, che già allora attraversava i paesi annunciando la prossima venuta dei Giochi. Lo testimoniano le raffigurazioni delle ceramiche – vere e proprie “fotografie” del quotidiano del passato – che restituiscono un’immagine delle Olimpiadi non così lontana da quella che vediamo oggi. Merito del Barone Pierre Decoubertin, che a fine Ottocento decise di far “ripartire”, dopo secoli, questo evento chiave della cultura mediterranea riportando in vita l’antico evento. La grande mostra alla Fondazione Rovati si propone di raccontare tutto questo con un doppio occhio: sull’antico e sul moderno, con la convinzione che valga la pena accostare i due piani per far percepire ancora di più la connessione che trascende i tempi. Reperti classici – ceramiche, monete, monili – si uniscono nelle stesse teche con oggetti recenti. Un connubio che potrebbe parere dissonante di primo acchito, ma che, se ne si coglie lo spirito, non è poi così male. Raccontare il doppio filo della storia olimpica, originale e moderna, non è semplice, soprattutto se a farlo sono materiali “pratici”, non prettamente opere d’arte.

La torcia olimpica e le memorie dei Giochi alla Fondazione Rovati di Milano
Il percorso espositivo si snoda prevalentemente al Piano Nobile e prende avvio dal simbolo per eccellenza dei giochi: la torcia olimpica. Un tempo semplice ciocco di legno passato di mano in mano, con il passare delle edizioni è evoluta fino a diventare oggetto di design. Come quella sinuosa azzurra firmata Pininfarina. Il senso è immutato: il fuoco acceso dal braciere di Olimpia che giunge fino al luogo delle competizioni. Le fiaccole non sono però gli unici oggetti simbolici utili a evocare il succedersi delle edizioni. Fanno coro i manifesti – bellissimi quelli vintage, ormai pezzi di arte grafica – che scandiscono l’evolversi dei gusti da inizio Novecento a oggi. Guardando all’antico, la “promozione” dei Giochi può dirsi fatta attraverso uno dei medium comunicativi per eccellenza: la ceramica. C’è giusto un’anfora a figure rosse che riporta impressa l’immagine di un atleta intento a portare la fiaccola. Chissà a quale edizione si riferiva…
Atleti e utilità alla Fondazione Rovati
Molto curiose, sempre rimanendo sul piano classico, le fiaschette e le lucerne, decorate con divinità propizie alle competizioni o scene di contesa. Prime tra tutti le corse coi cavalli. Anche le monete esprimono significati analoghi, nelle loro miniature impresse sulla superficie. Come “cartoline” dell’epoca, esse restituiscono memorie eterne degli accadimenti dell’anno, segnando il tempo in un modo che è ancora comprensibile a noi contemporanei. Non a caso sono proprio le monete a essere gli elementi datanti principali.
La figura dell’atleta è variamente raffigurata, poi, in altri manufatti in uso secoli fa. Esempio calzante le fiaschette – ipotetiche antenate dei nostri tubetti per pomate – che contenevano olii preziosi e altri unguenti utili per l’attività fisica. In mostra una ricca serie di queste, decorate con immagini sportive o propiziatorie. Molto interessanti anche gli “strigili”, o tergi-sudore, nella loro forma insolita incurvata.
Infine, alcune utilitées degli atleti del recente passato. Pomate, scatolette di pasticche per lo stomaco, medicamenti e altri piccoli oggetti che potevano rivelarsi davvero utili in contesti non abituali come le mete straniere olimpiche.
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Olimpiadi antiche e moderne in mostra alla Fondazione Rovati di Milano
Al centro dei Giochi Olimpici non possono che esserci le competizioni. È così anche lungo il percorso proposto al Museo milanese, che offre un ricco scorcio di quelle che dovevano essere le gare del passato, rese attraverso le scene dipinte sulle ceramiche. La pittura vascolare mostra atleti dai corpi possenti, nell’atto di compiere diversi gesti riconducibili all’ambiente sportivo. Ecco corridori allineati alla partenza, giovani che impugnano saldamente il giavellotto, oppure pugili e lottatori intenti nello scontro fisico. Attorno, le immagini mostrano divinità e suonatori: contorni celebrativi di queste importantissime ricorrenze.
Le gare antiche non si distanziavano molto dal contemporaneo, rievocato qui attraverso scarpe e divise di celebri atleti dei nostri giorni. Accanto alle corse, cuore delle competizioni, erano praticati il salto in lungo, il lancio del disco e del giavellotto, la lotta e il pugilato, spesso riuniti nel pentathlon.
La Tomba delle Olimpiadi e la Tomba delle Bighe alla Fondazione Rovati
Culmine del progetto è la ricostruzione della Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia, risalente al 520 a. C., per la prima volta “trasportata” fuori dal Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Nel piccolo ambiente ricostruito spicca una una corsa di bighe, affiancata da altre prove atletiche, tra cui lo spettacolo gladiatorio del Phersu, in cui un uomo mascherato incita un cane contro una vittima incappucciata e armata di bastone.
Il dialogo con il contemporaneo è intessuto dal dipinto di Mario Schifano, intitolato proprio La Tomba delle Olimpiadi: una rielaborazione pittorica sul mito dello sport e sulla sua dimensione simbolica del passato e nel presente.
A conclusione del percorso, in coppia con la Tomba delle Olimpiadi figura la Tomba delle Bighe, rievocata attraverso gli accuratissimi disegni di Carlo Ruspi, che ritrasse il sepolcro di Tarquinia in tutto il suo splendore. Il tema sportivo fa da fil rouge anche in questo caso: il defunto protagonista è celebrato attraverso la raffigurazione di bighe con cavalli, banchetti e giochi atletici, che vanno dal salto con l’asta alla corsa. Ennesima testimonianza di come lo sport non conosca tempo, ma accompagni l’uomo dalle origini al dopo la morte.
Emma Sedini
L’articolo "A Milano una mostra per rivivere le Olimpiadi antiche. Con tanto di tomba etrusca ricostruita dal vivo " è apparso per la prima volta su Artribune®.