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A Milano il Rinascimento italiano incontra l’intelligenza artificiale: intervista a Refik Anadol

A Milano il Rinascimento italiano incontra l’intelligenza artificiale: intervista a Refik Anadol

È a Milano dal 2020, quando Refik Anadol (Istanbul, 1985) l’ha donata a MEET Digital Cultural Center, in zona Porta Venezia, dove la si può visitare ogni mercoledì. Ma in occasione di questa Design Week Renaissance Dreams apre le sue porte tutti i giorni, permettendo ai visitatori di reimmergersi continuamente in un mondo sospeso tra sogno e realtà, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo. Immagini, suoni, parole, legami sempre diversi, elaborati dall’Intelligenza Artificiale – che Anadol utilizza come strumento artistico insieme al suo studio – a partire da un dataset composto da opere visive e scritte del Rinascimento italiano, tutte risalenti al periodo tra il 1300 e il 1600. Per conoscere l’opera e il suo legame con il luogo dov’è esposta, abbiamo parlato con Refik Anadol e Maria Grazia Mattei, presidente di MEET.

Refik Anadol, Renaissance Dreams, MEET, Milano. Ph: Elena Galimberti

Intervista a Refik Anadol e Maria Grazia Mattei

Renaissance Dreams è un’opera immersiva: quali reazioni e sensazioni desideri evocare nel visitatore?
Refik Anadol:
Tutto nella realizzazione e nel design di Renaissance Dreams – il ritmo, la scala, il suono, i cambiamenti graduali di colore e forma – è calibrato per aggirare la mente analitica e raggiungere qualcosa di più profondo. Voglio che i visitatori provino ciò che ho sentito io la prima volta che ho visto la macchina “sognare” attraverso il dataset rinascimentale, una sensazione che posso descrivere solo come una meraviglia nostalgica, come se stessi ricordando qualcosa di bello che in realtà non hai mai vissuto.

E cosa l’ha portata a scegliere un dataset “antico”, composto da immagini e testi datati tra il 1300 e il 1600, per realizzare un’opera contemporanea utilizzando l’IA?
RA:
Con il mio studio, abbiamo organizzato questo vasto patrimonio visivo e testuale come un pittore tradizionale organizza una tavolozza: ordinando per periodo, tecnica, regione, soggetto. Il risultato è stato una sorta di genoma culturale del Rinascimento italiano, pronto per essere elaborato e reimmaginato dall’IA. Ricordo uno dei nostri ricercatori che mostrava un cluster individuato dalla macchina che collegava piccoli dipinti devozionali senesi a schizzi architettonici veneziani – connessioni che nessuno storico dell’arte aveva mai mappato prima. È stato il momento in cui ho capito che il dataset era vivo. Per me, questo tipo di dati è una forma di memoria collettiva.

Il suono, invece, è stato creato appositamente per l’installazione e svolge un ruolo centrale. Può dirci di più su questo aspetto non visivo?
RA:
Nel nostro studio, suono e immagine non vengono mai sviluppati separatamente: nascono dagli stessi dati composti da Kerim Karaoglu. I processi algoritmici che generano le trasformazioni visive sono mappati direttamente sui parametri audio: mentre un cluster di forme digitali si espande sullo schermo, la frequenza e la texture del paesaggio sonoro cambiano in tempo reale. Non si tratta di illustrazione o accompagnamento; è un unico sistema generativo che produce simultaneamente due output sensoriali. Il risultato è che i visitatori non si limitano a osservare l’opera: la percepiscono fisicamente. Le basse frequenze vibrano nel petto. I toni alti sembrano trascinare la luce nella stanza. Senza il suono, l’immersione semplicemente non è possibile.

Ritratto di Maria Grazia Mattei

Che rapporto c’è tra Refik Anadol e MEET?
Maria Grazia Mattei: Il rapporto con Refik Anadol nasce innanzitutto da un’amicizia e da una profonda sintonia culturale. Con lui abbiamo inaugurato il MEET Digital Culture Center nel 2020 e, in quell’occasione, ha scelto di lasciarci Renaissance Dreams come opera permanente. È un gesto che ha un valore speciale: si tratta della sua prima opera realizzata in Italia, nel 2019, appositamente per la sala immersiva di MEET e fin dall’inizio non è mai stata pensata come installazione temporanea. Un’installazione temporanea è, per sua natura, dice Refik, come una stella cadente: attraversa lo spazio, sorprende e poi scompare. Un’opera permanente, invece, diventa un organismo vivo, che si integra nell’edificio e nella città che la accoglie. Renaissance Dreams è, infatti, nata da un sistema algoritmico capace di tradurre in forme e colori la memoria storica di una grande stagione artistica a partire da milioni di immagini. Quindi, non si esaurisce nel tempo: lo accumula trasformandolo in esperienza, e ci proietta nel futuro insieme a Milano. Il nostro compito, come MEET, è prendercene cura nel tempo, mantenerla viva e accessibile.

Con che modalità? In quali occasioni?
MGM: Dedichiamo regolarmente una giornata alla settimana alla sua fruizione pubblica, offrendo alle persone la possibilità di ritornare, anche a distanza di anni, e incontrare ogni volta qualcosa di diverso, ma profondamente radicato nello stesso luogo. In occasione della Milan Design Week, abbiamo scelto di ampliare ulteriormente questa accessibilità, rendendo Renaissance Dreams fruibile ogni giorno, così da offrire al pubblico più ampie possibilità di incontro con l’opera.

Vittoria Caprotti

L’articolo "A Milano il Rinascimento italiano incontra l’intelligenza artificiale: intervista a Refik Anadol" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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