A 65 anni dalla prima Marcia della pace, oltre 57mila firme per una difesa civile e nonviolenta
- Postato il 24 settembre 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Il 24 settembre 1961 un’inedita esperienza di nonviolenza popolare si svolse tra Perugia ed Assisi: la Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli. Una marcia alla quale Aldo Capitini pensava da anni che passò alla fase organizzativa in quella drammatica estate, mentre a Berlino veniva innalzato il muro che avrebbe diviso per decenni l’est e l’ovest della città, dell’Europa, del mondo.
Capitini comprese che, di fronte al pericolo incombente di una guerra nucleare, era necessaria un’azione dal basso che avesse quattro caratteristiche: partire da un nucleo indipendente e pacifista integrale; destare la consapevolezza della pace in pericolo; lanciare il “metodo nonviolento”; richiamare Francesco il santo italiano della nonviolenza, di cui quest’anno si celebrano gli ottocento anni dalla morte.
La Marcia ebbe molta più partecipazione di quella che gli organizzatori si aspettavano e al termine, dalla Rocca di Assisi, Capitini lesse la Mozione del popolo della pace, significando l’ingresso sulla scena pubblica di una soggettività culturale e politica autonoma con una propria agenda.
La Mozione del popolo della pace affermava i seguenti principi: “Primo. Nell’idea di fratellanza dei popoli si riassumono i problemi urgenti di questo tempo: il superamento dell’imperialismo, del razzismo, del colonialismo, dello sfruttamento (…). Secondo. Per preparare la pace durante la pace è necessario diffondere nell’educazione e nei rapporti con tutti a tutti i livelli, una capacità di dialogo, una sincera apertura alla coesistenza ed alla pacifica competizione di ideologie e di vari sistemi politici e sociali, nel comune sviluppo civile (…). Terzo. La pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti; è perciò urgente che in ogni nazione tutto il popolo abbia il modo di continuamente e liberamente informarsi, e sia convocato frequentemente ad esprimere il proprio parere. Quarto. Nel pericolo che la pace sia spezzata da una guerra immane, è urgente l’unione di tutti coloro che nel mondo sono disposti a resistere alla guerra. Quinto. L’umanità è giunta al punto che è in grado di apprezzare altamente un tipo di educazione aperta, rinnovatrice delle strutture legate a privilegi e pregiudizi, una educazione eroicamente nonviolenta”.
Sessantacinque anni dopo una nuova mozione del popolo della pace, che si ispira direttamente ai principi capitiniani, è diventata progetto legislativo grazie all’esercizio di democrazia diretta esercitato da oltre 57.000 cittadini che hanno sottoscritto la proposta di legge popolare per la Difesa civile, non armata e nonviolenta. Una straordinaria mobilitazione dal basso – il “potere di tutti” lo definiva Capitini – di decine di reti e gruppi territoriali che hanno promosso la Campagna Un’altra difesa è possibile nonostante la censura dei grandi media nazionali.
Di fronte alla sfrenata corsa al riarmo, al bellicismo delle classi dirigenti, ai venti di guerra che si avvicinano ogni giorno di più, questi cittadini hanno deciso che non basta mettere a verbale il proprio dissenso ma si sono assunti la responsabilità di “resistere alla guerra”, mettendo in campo un programma radicalmente alternativo. Per questo le tre Reti promotrici – Rete italiana pace e disarmo, Conferenza degli Enti di Servizio Civile e Sbilanciamoci – possono consegnare la proposta di legge al Parlamento.
Mentre una generazione di giovani comincia a rendersi conto che le politiche belliciste dei governi europei rischiano di trasformarli in carne da cannone, come accade da quattro anni e mezzo ai giovani russi ed ucraini, al punto da spingere la segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero, a dichiarare la necessità di organizzare la diserzione – con grande scandalo degli anziani (anche del suo partito), che storicamente mandano i giovani a morire in guerra – la difesa civile, non armata e nonviolenta fornisce uno strumento per ripudiare costituzionalmente la guerra e, contemporaneamente, difendere il Paese dalle minacce che lo sovrastano. Che sono sociali, culturali ed ecologiche, prima che militari.
La proposta di legge che propone l’altra difesa possibile, infatti, ha come obiettivo – ricordiamolo – la costituzione del Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, dei Corpi civili di pace, dell’Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e il loro finanziamento, sia attraverso un fondo dedicato che l’opzione fiscale nella dichiarazione dei redditi.
Molti leader di partito hanno sottoscritto la proposta: Elly Schlein e Maurizio Acerbo, Angelo Bonelli, Francesca Druetti e Nicola Fratoianni, oltre ai gruppi parlamentari dei Cinque Stelle. Adesso la responsabilità passa nelle loro mani, sia in Parlamento che nei programmi elettorali. Ma il popolo della pace vigilerà affinché dal bisogno di disertare siano costruite davvero le infrastrutture di nonviolenza per resistere alla guerra.
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