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Zingaretti usa l'IA per elogiare il Papa

  • Postato il 8 agosto 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 9 min di lettura
In sintesi

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Zingaretti usa l'IA per elogiare il Papa
Zingaretti usa l'IA per elogiare il Papa

Leone XIV, che ha dedicato l’enciclica Magnifica Humanitas alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, non sarà contento. Anche il direttore dell’Espresso Emilio Carelli e i suoi lettori qualche domanda a Nicola Zingaretti avrebbero il diritto di porla. Il sindacato dei ghostwriter, se esistesse (una volta era mestiere da giornalisti), dovrebbe sollevare la questione. Perché non è bello fare queste cose: con il papa, il settimanale storico della sinistra e persino l’etica di mezzo. Premessa. Chi è del mestiere e un minimo scafato i testi scritti con l’intelligenza artificiale li riconosce a colpo d’occhio. Almeno quelli “commissionati” al chatbot senza dare istruzioni precise, e poi copiati e incollati alla boia di un Giuda. L’intelligenza artificiale tende a usare modi di argomentare stereotipati, frasi “fatte” che adatta alle diverse circostanze. Come ha scritto di recente il settimanale britannico The Economist, «se i modelli linguistici continueranno a migliorare, tra qualche anno potrebbero essere all’altezza dei professionisti della parola. Per ora, però, la loro prosa floscia rende particolarmente prezioso il lavoro di editing».

Tutto questo per dire che già a una prima lettura l’articolo apparso sul numero dell’Espresso in edicola ieri e firmato da Zingaretti per aderire alla campagna a sostegno della candidatura del papa al Nobel per la Pace ha proprio quelle caratteristiche: argomenti stereotipati, frasi che sanno di fuffa riciclata, prosa floscia.
L’ex segretario del Pd e attuale capodelegazione dei dem al Parlamento europeo dipinge un mondo in cui la forza è presentata come «l’unica risposta possibile». La voce di papa Leone XIV, invece, rappresenta «un riferimento di straordinaria importanza» che «richiama con fermezza il valore della dignità umana, della riconciliazione e della responsabilità reciproca». Candidarlo al Nobel significa riconoscere «il valore di una leadership capace di parlare all’intera comunità internazionale, credenti e non credenti», affermare che il mondo ha bisogno «di punti di riferimento morali che ricordino come la pace sia un progetto da costruire ogni giorno» eccetera. C’è pure un passaggio sull’intelligenza artificiale: Zingaretti descrive le nuove tecnologie come «straordinarie», ma bisognose di «una bussola etica affinché restino al servizio della persona».

È forte, insomma, il puzzo di aria fritta impacchettata e servita da un sistema di intelligenza artificiale generativa, tipo ChatGPT, Claude o Gemini. L’odore, però, conta nulla. Esistono strumenti specializzati per individuare i testi scritti dall’IA. Uno dei migliori è Pangram 4.0, sviluppato da una startup americana e usato da editori, università, studi legali e piattaforme come Substack. Studi indipendenti gli attribuiscono il tasso di falsi positivi (i casi in cui attribuisce all’IA un testo scritto dall’uomo) più basso del settore: uno su diecimila. L’articolo firmato dall’europarlamentare è stato sottoposto a Pangram, e il verdetto non lascia scampo: «100% AI generated», emesso con «High Confidence», il massimo grado di certezza. Secondo Pangram nessuna frase di quell’articolo è stata vergata da un essere umano.

«Noi crediamo che questo intero testo sia scritto dalla IA», si legge nel rapporto generato dal software di controllo. Per fare un raffronto: l’articolo a sostegno della candidatura del papa al premio Nobel scritto dal filosofo Giacomo Marramao e pubblicato dall’Espresso il 7 maggio, sempre secondo Pangram, è «100% scritto dall’uomo». C’è chi può e chi non può. Esistono altri rilevatori di intelligenza artificiale nella scrittura. Uno è ZeroGPT. Dopo aver “studiato” l’articolo di Zingaretti, dà una risposta un po’ più benevola, ma comunque imbarazzante: il 52,6% di quel testo, e in particolare l’intera seconda parte, il cuore del ragionamento (diciamo così), «è sospettato di essere molto probabilmente generato da un’IA». Il papa che ha scritto un’enciclica sull’etica dell’intelligenza artificiale viene così indicato come esempio di etica in un articolo scritto dall’intelligenza artificiale. Bel cortocircuito.

Anche perché Zingaretti non è un eurodeputato qualunque. Oltre a guidare la delegazione del Pd a Strasburgo, è “relatore ombra” dei Socialisti Ue sul Cloud and AI development act. Ovvero l’“esperto” che per conto del suo gruppo deve seguire il nuovo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Anche per questo ne parla spesso: pochi giorni fa, commentando il deplorevole fenomeno della musica creata con l’IA, ha avvisato: «Chi fruisce ha il diritto di sapere cosa sta ascoltando», e per questo approva l’introduzione di un sistema di etichettatura. Si potrebbe fare lo stesso con gli articoli e con i discorsi dei politici: farina del loro sacco o degli algoritmi di Sam Altman e Dario Amodei? Etichettare, grazie. Ci sarebbe poi l’altro aspetto della questione: quello - come dire - progressista. È noto che Zingaretti, perito odontotecnico diplomato all’istituto De Amicis di Testaccio, non sia a suo agio con le letture e la scrittura. Ma con tutta la manodopera intellettuale disoccupata e sottopagata che c’è in Italia una delle tante colpe del governo, dicono Elly Schlein e compagni - spiace che il Pd non abbia cento euro da dare a un laureato in Sociologia delle migrazioni in cambio di un paio di cartelle migliori di quelle.

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Autore
Libero Quotidiano

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