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L'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping ha riportato al centro del dibattito globale un concetto che sa di antico, ma che oggi suona più attuale che mai: la Trappola di Tucidide, evocata ancora una volta dal leader cinese.
Non si tratta di una tattica militare moderna, ma di una strategia psicologica e politica vecchia di curca 2.400 anni. Perché Xi Jinping l'ha citata proprio ora? E perché molti analisti temono che la storia possa ripetersi?
Chi era Tucidide e perché ne parliamo ancora?
Tucidide è stato uno storico e militare ateniese, considerato il padre della "storiografia scientifica". Nel V secolo a.C., analizzando la Guerra del Peloponneso, arrivò a una conclusione fulminante: il conflitto tra Sparta (la potenza egemone) e Atene (la potenza emergente) non fu causato da un singolo evento, ma dalla paura che la crescita di Atene incuteva a Sparta. "Fu l'ascesa di Atene e il timore che ciò instillò in Sparta a rendere la guerra inevitabile", scrisse Tucidide.. E lo scrisse mentre era in esilio, dopo aver fallito come generale nella difesa di Anfipoli. Insomma fu proprio il fallimento militare a creare le condizioni affinché Tucidide potesse elaborare e tramandarci la sua analisi.
E cos'è esattamente la "Trappola"?
Il termine moderno è stato coniato dal politologo di Harvard Graham Allison. La "trappola" scatta quando una potenza dominante (gli USA, in questo caso) vede la propria supremazia minacciata da una potenza che è in rapida ascesa (la Cina).
In questa situazione ogni mossa diplomatica può essere fraintesa:
La potenza in ascesa si sente legittimata a chiedere più spazio.
La potenza dominante interpreta ogni richiesta come una sfida al sistema globale.
L'attrito genera una scintilla che porta al conflitto, spesso per ragioni banali o accidentali.
Ma perché Xi Jinping l'ha evocata?
Citando la Trappola di Tucidide durante l'incontro con Trump, Xi Jinping ha rilanciato dunque un concetto che usa da anni per descrivere il rischio di una deriva conflittuale tra superpotenze. Lo scopo dichiarato non è evocare uno scontro inevitabile, ma l'esatto opposto: riconoscere il pericolo per evitarlo.. Nel suo intervento Xi ha affermato che il mondo si trova davanti a un "nuovo bivio" e ha chiesto se Cina e Stati Uniti siano capaci di «superare la cosiddetta Trappola di Tucidide e forgiare un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi potenze». Il messaggio è chiaro: la competizione tra Washington e Pechino esiste, ma può essere gestita senza precipitare in un conflitto aperto.
I numeri della storia: quante volte finisce male?
Secondo l'analisi di Allison, si possono identificare 16 casi storici nell'arco degli ultimi 500 anni in cui una potenza emergente ha sfidato una dominante:
In 12 casi su 16, la situazione è finita in una guerra totale.
Solo in 4 casi (come la Guerra Fredda tra USA e URSS) si è riusciti a evitare lo scontro diretto grazie a diplomazia e deterrenza.
Il secondo punto ci ricorda che rispetto ai tempi di Tucidide oggi abbiamo quella gli esperti di geopolitica chiamano MAD, la mutua distruzione assicurata: le armi nucleari sono paradossalmente il "freno a mano" che potrebbe impedire alla trappola... di scattare, pur senza eliminare il rischio di crisi regionali o escalation accidentali.
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