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Wimbledon, crisi Zverev: "Sono allergico all'erba". Non solo il diabete per Sascha: "Salvato da mia madre"

  • Postato il 28 giugno 2026
  • Di Virgilio.it
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Wimbledon, crisi Zverev: "Sono allergico all'erba". Non solo il diabete per Sascha: "Salvato da mia madre"

Dopo il malanno di Halle, nuovi guai per Sascha Zverev alla vigilia di Wimbledon. Il campione tedesco, fresco vincitore del Roland Garros, suo primo Slam in carriera, è andato letteralmente in tilt nel corso di una sessione d’allenamento sull’erba londinese, a pochi giorni dall’inizio degli incontri dei Championships. Starnuti a ripetizione che l’hanno costretto, per diversi minuti, a soffiarsi il naso senza soluzione di continuità. Raffreddore? Macché. Lo stesso Zverev ha rivelato il motivo della piccola crisi vissuta – fortunatamente – in allenamento, che potrebbe però ripresentarsi anche nel corso di un match ufficiale.

Zverev dopo la crisi: “Ho un’allergia all’erba”

“Sto bene e vi ringrazio per la preoccupazione nei miei cconfronti. La verità è che sono allergico all’erba. Non è una novità per me, mi viene ogni anno”. Così lo stesso campione tedesco ha fatto chiarezza sul piccolo malessere che lo ha bloccato nel corso di una seduta mattutina. Pur essendo al top del circuito diverse stagioni, Sascha non aveva mai accennato alla sua allergia in precedenza, né la stessa aveva dato segnali o manifestazioni prima di Londra. Un problema in più, insomma, per Zverev, che sull’erba – e forse non è un caso – ha ottenuto i risultati meno brillanti della sua carriera.

Il diabete da bambino e il ruolo della mamma

Noto da tempo era invece il diabete, con cui Zverev convive dalla nascita. Una condizione diagnosticata quando Sascha era bambino e che avrebbe potuto condizionarne la carriera. In un’intervista a RTL+, influente testata tedesca, il trionfatore di Parigi ha confessato di essere stato salvato da sua madre dopo che diversi specialisti gli avevano sconsigliato di praticare sport: “È stata l’unica a credere in me fin dall’inizio. I medici dicevano che praticare sport a livello pro sarebbe stato impossibile e pericoloso, ma mia madre è molto testarda. Rispondeva sempre che se suo figlio voleva raggiungere un obiettivo, ci sarebbe riuscito. Molte volte usciva dallo studio dicendo che avremmo dimostrato loro che si sbagliavano. Così è stato”.

La terapia e la vittoria al Roland Garros

Importante è stato anche il supporto di un professionista a livello psicologico. “Sono andato in terapia, ma non per problemi legati allo sport. Ogni volta che lavoravo con uno psicologo sportivo, avevo la sensazione di creare problemi che in realtà non esistevano. Dovevo capire che il tennis non è tutto nella vita, che ci sono altre preoccupazioni e altri modi per essere felici. Alla fine, ho una vita meravigliosa e molto più di quanto mi serva. Molti penseranno che sono pazzo a lamentarmi, probabilmente hanno ragione. Ho dovuto imparare ad apprezzare tutto questo“. Una bella spinta l’ha data la vittoria a Parigi: “Col titolo in tasca, le cose sono diverse. C’è più gioia e, in un certo senso, più libertà”.

Autore
Virgilio.it

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