WeWorld Festival Milano 2026: tre giorni di dialogo, diritti e cultura per immaginare un futuro più inclusivo
- Postato il 14 maggio 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il WeWorld Festival Milano torna con la sua sedicesima edizione e lo fa scegliendo un titolo che è già una dichiarazione politica: “Unite e Plurali — meglio parlarne prima che mai”. Non un semplice slogan, ma un invito urgente ad abitare le differenze senza paura, trasformandole in strumenti di dialogo, consapevolezza e cambiamento collettivo. Dal 16 al 18 maggio, gli spazi di BASE Milano si trasformeranno in un laboratorio culturale e sociale dove arte, attivismo, giornalismo e partecipazione si intrecciano per affrontare alcune delle questioni più urgenti del presente.
Il Festival conferma così la propria identità: non solo una rassegna culturale, ma uno spazio politico aperto, capace di mettere al centro diritti, relazioni e rappresentazione. Si parlerà di parità di genere, corpi, periferie, nuove maschilità, educazione affettiva e modelli di potere, con uno sguardo attento alle nuove generazioni, considerate non semplici destinatarie del cambiamento ma protagoniste attive nella ridefinizione dei linguaggi e delle relazioni contemporanee.
«“Unite e Plurali” è un invito a riconoscere che nessuna conquista è davvero individuale: le lotte delle une sono sempre, in qualche modo, le lotte di tutte», spiega Greta Nicolini, Direttrice del WeWorld Festival Milano. Un messaggio che acquista ancora più forza in un presente segnato da polarizzazioni, tensioni sociali e nuovi linguaggi d’odio.
Ad aprire il percorso del Festival è stata la presentazione del report “Her Future at Risk – Palestina”, avvenuta l’11 maggio presso Casa delle Donne. La ricerca di WeWorld analizza l’impatto del conflitto su donne e ragazze palestinesi, tra accesso limitato ai servizi essenziali, violenza di genere e perdita di opportunità. Un racconto che, accanto alle vulnerabilità, mette in luce anche resilienza e leadership femminile nei contesti di crisi. Durante la serata sono intervenute, tra gli altri, Daria Bignardi e Martina Albini, Coordinatrice del Centro Studi WeWorld.
Il programma del Festival riunisce voci autorevoli del panorama culturale italiano: dalla scrittrice Lidia Ravera alla giornalista Sara Zambotti, passando per il fotografo Alex Majoli, lo scrittore Jhonatan Bazzi, l’economista Azzurra Rinaldi e le attiviste Pegah Moshir Pour e Alessia Nobile. Un mosaico di esperienze che attraversa giornalismo, cooperazione, arte e attivismo per leggere il presente senza semplificazioni.
Tra gli incontri più attesi, il confronto dedicato agli ottant’anni dal voto alle donne in Italia, con Pegah Moshir Pour, Darya Majidi, Anna Maria Tarantola e Chiara Gregori. Un dialogo che intreccia memoria storica, economia e diritti per interrogarsi su cosa significhi oggi partecipare davvero alla democrazia.
Grande attenzione sarà dedicata anche al tema delle nuove maschilità e dei modelli di potere. Nel talk con Azzurra Rinaldi, la community Mica Macho e Claudia De Lillo si discuterà di patriarcato, relazioni e dialogo con i più giovani, cercando nuovi linguaggi capaci di coinvolgere ragazze e ragazzi in un cambiamento condiviso.
Accanto ai dibattiti, il Festival propone performance, cinema e momenti di attivazione culturale. Tra gli appuntamenti più attesi il reading “Letters from Gaza” di e con Lidia Ravera, costruito a partire dalle testimonianze raccolte nei progetti WeWorld nella Striscia di Gaza. Spazio anche al teatro con “Il cuore inverso” di Nando Vitali, dedicato alla storia di una giovane staffetta partigiana, e a una rassegna cinematografica che attraversa adolescenza, guerra e diritti umani.
Non mancheranno inoltre attività dedicate al benessere e alle famiglie: sessioni di yoga, laboratori sull’affettività per bambine e bambini e uno spazio gioco gratuito gestito dalle educatrici di WeWorld, per rendere il Festival davvero aperto e accessibile a tutte e tutti.
La fotografia sarà protagonista con due mostre che raccontano marginalità, desideri e possibilità di trasformazione. “Dentro le periferie”, firmata da Alex Majoli insieme ad altri fotografi, offrirà uno sguardo sulle periferie italiane e sulle storie delle ragazze coinvolte nei progetti WeWorld. “Dream Big”, invece, raccoglie immagini e testimonianze realizzate da adolescenti in Kenya sui temi della parità di genere e della lotta alle discriminazioni.
Il WeWorld Festival Milano si conferma così un appuntamento unico nel panorama culturale italiano: un luogo dove il confronto diventa pratica collettiva e dove l’inclusione non viene solo raccontata, ma costruita concretamente. Perché alcune conversazioni non possono più aspettare.
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