Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

West Ham, perché i tifosi cantano Bubbles: la storia dell’inno più malinconico del calcio

  • Postato il 24 aprile 2026
  • Di Virgilio.it
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
West Ham, perché i tifosi cantano Bubbles: la storia dell’inno più malinconico del calcio

Negli anni Venti, a Londra inizia una delle storie più particolari del calcio inglese: quella di West Ham United e del suo inno, “I’m Forever Blowing Bubbles”.

La canzone non nasce negli stadi ma a teatro. Non parla di vittorie ma di sogni fragili: ancora oggi definisce l’identità di un club intero.

La città prova a rimettersi in moto. La guerra è finita da poco, Londra riprende a respirare, ma sotto la superficie resta una sensazione sospesa: più tregua che vera pace.

E mentre una parte della capitale corre verso i ruggenti anni ’20, l’East End resta un mondo a parte.

Il West Ham prima di Bubbles

Negli anni Venti, il West Ham è già qualcosa di più di un club locale. Entra nella Football League nel 1919 e nel 1923 arriva fino alla storica finale di FA Cup, la White Horse Final.

Diventa visibile, cresce, si allarga. Ma non cambia voce.

Resta profondamente legato all’East End, anche mentre smette di essere solo il club del quartiere. Ed è proprio lì, lontano dai riflettori, che nasce la sua storia più importante.

Bubbles: la canzone prima del West Ham

I’m Forever Blowing Bubbles nasce negli Stati Uniti tra il 1918 e il 1919, passa per Broadway e diventa rapidamente una canzone popolare. Attraversa l’Atlantico e arriva in Inghilterra, dove si diffonde anche grazie alla cantante Dorothy Ward.

È orecchiabile, leggera, facile da ricordare. E parla di qualcosa di universale: bolle che salgono, brillano e poi svaniscono.

La svolta arriva in un luogo insospettabile: la Park School, nell’East End. Qui entrano in scena il preside Cornelius Beal e Charlie Paynter, futuro manager del West Ham. C’è un’idea molto inglese dietro tutto questo: il calcio non serve solo a vincere, ma a formare le persone.

E poi c’è un ragazzo: Billy Murray.

Come nasce Bubbles: la storia della scuola e di Billy Murray

Billy Murray lo chiamano Bubbles, per la sua somiglianza con il bambino del celebre dipinto Bubbles, diventato famoso anche grazie alla pubblicità del sapone Pears.

Beal canticchia quella canzone. Paynter la porta nel calcio.

E senza un vero momento di inizio, tutto comincia.

[iol_placeholder type="social_instagram" id="DIyMDALtldO" max_width="540px"/]

Perché il West Ham canta Bubbles: le origini

Non c’è una data ufficiale. Semplicemente, la canzone si diffonde.

Alcuni giovani, come Jim Barrett e Syd Puddefoot, entrano nel giro del club. Paynter diventa il ponte tra scuola e West Ham.

E “Bubbles” inizia a fare quello che fanno le cose destinate a durare: galleggia. Arriva sugli spalti, si attacca al quartiere, diventa voce collettiva.

Ancora oggi il West Ham parla apertamente di “diverse teorie”. C’è quella legata a Billy Murray, e quella delle bande musicali che suonavano prima delle partite al Boleyn Ground, come la Beckton Gas Works Band.

La prima prova certa arriva solo nel 1940, durante una finale di War Cup. Ma a quel punto, la prospettiva diventa un’altra.

Quando Bubbles diventa l’inno del West Ham

A un certo momento, cambia tutto. Il West Ham non canta più Bubbles. Diventa Bubbles.

Oggi è l’inno ufficiale, il suono che accompagna l’ingresso in campo, il momento che unisce tutto lo stadio. Da Upton Park al London Stadium, è rimasto lo stesso.

Nel 2023 il club ha dedicato una maglia all’inno, con un motivo a bolle intrecciato nel design. La canzone è diventata simbolo.

[iol_placeholder type="social_instagram" id="DOgX49CEpGc" max_width="540px"/]

Bubbles oggi: perché l’inno del West Ham è il più malinconico

Bubbles non è rimasta dentro lo stadio. Nel 1975 entra in classifica con la West Ham United Cup Squad. Nel 1980 viene reinterpretata dai Cockney Rejects.

Nel 1999, oltre 23.000 tifosi soffiano bolle insieme a Upton Park. Nel 2012 compare persino nella cerimonia delle Olimpiadi di Londra. E nell’area dove sorgeva il vecchio stadio, oggi esiste un percorso memoriale ispirato proprio alle bolle.

Il carico di malinconia? Forse è qui il segreto. I’m Forever Blowing Bubbles non è nata per il calcio. Non è stata scritta per vincere. Parla di sogni fragili, di cose che brillano e poi spariscono. E per questo è diventata perfetta. Dentro quelle bolle c’è tutto: l’East End, il West Ham, e un modo unico di vivere il calcio fatto di speranza, malinconia e appartenenza.

Autore
Virgilio.it

Potrebbero anche piacerti