Vozinha vuol giocare fino a 44 anni per il Mondiale 2030, il retroscena sul soprannome
- Postato il 10 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Dalla consacrazione internazionale al Mondiale alla nuova sfida in Cile. Josimar Évora Dias, meglio conosciuto come Vozinha, si prepara a vivere una fase completamente diversa della sua carriera. Il portiere capoverdiano, protagonista assoluto alla Coppa del Mondo per le sue parate contro la Spagna e non solo, è approdato al Colo-Colo e ha raccontato le sensazioni legate alla sua nuova vita, diventata improvvisamente molto più esposta dopo la storica qualificazione di Capo Verde.
- Come è cambiata la vita del portiere
- L’accoglienza del Cile
- Il sogno della Copa Libertadores
- Il possibile addio al calcio
- La notte che ha cambiato tutto
- Dai 50 mila follower a milioni di persone
- Le origini di Vozinha
- Perché si chiama Vozinha
- La famiglia al centro della sua vita
- Una carriera costruita in giro per il mondo
Come è cambiata la vita del portiere
Durante la Rio Innovation Week, alla quale ha partecipato da remoto rispettando i propri impegni commerciali, Vozinha ha parlato del successo ottenuto dalla sua nazionale e delle conseguenze che ha avuto sulla sua popolarità: “La mia vita è completamente cambiata. Quello che è successo ai Mondiali è stato straordinario e incredibile. Il mondo ha conosciuto la nostra storia e il nostro Paese, che è piccolo ma pieno di persone incredibili e laboriose”.
L’accoglienza del Cile
Il trasferimento al Colo-Colo ha rappresentato una nuova tappa di una carriera costruita lontano dai riflettori. L’impatto con il nuovo ambiente, però, è stato immediatamente positivo spiega Vozinha: “Sono stato accolto benissimo dal popolo cileno, dal club e dai miei colleghi. L’affetto che ho ricevuto per strada è stato fantastico, ma d’ora in poi credo che le cose saranno più tranquille perché potrò concentrarmi sul calcio e sulla mia routine di allenamento”.
A proposito della sua partecipazione alla conferenza brasiliana, il suo agente Bernardo Vasconcelos aveva già chiarito che il giocatore non aveva mai preso l’impegno di recarsi fisicamente a Rio de Janeiro e che l’evento poteva essere seguito senza interferire con gli appuntamenti legati al Colo-Colo.
Il sogno della Copa Libertadores
Nonostante l’età e le riflessioni sul futuro, Vozinha non sembra intenzionato a smettere immediatamente. Anzi, il portiere ha ancora obiettivi importanti da inseguire e uno di questi è legato alla principale competizione sudamericana per club.
Un desiderio che potrebbe diventare uno degli ultimi grandi traguardi di una carriera lunga e itinerante: “È una passione che ho dentro. Voglio continuare a lavorare, concentrandomi sul presente, sulle opportunità e, se Dio vuole, giocare in Copa Libertadores e affrontare squadre brasiliane”.
Il possibile addio al calcio
La domanda sul ritiro è inevitabile. Vozinha ha ammesso di aver già preso in considerazione la possibilità di appendere i guantoni al chiodo, ma il rendimento al Mondiale e l’esplosione della sua popolarità lo hanno spinto a rivalutare la situazione.
“Ho già parlato di smettere, ma dopo quello che è successo ai Mondiali, devo pensare con calma. Se dovessi giocare ancora tra quattro anni, rappresentare il mio Paese è qualcosa che non posso rifiutare. Chissà, magari Vozinha sarà ancora lì nel 2030”.
La notte che ha cambiato tutto
Il debutto mondiale contro la Spagna è stato il momento della definitiva consacrazione. Capo Verde riuscì a fermare sullo 0-0 una delle nazionali più quotate del torneo e Vozinha fu tra i grandi protagonisti della partita: “In definitiva, dopo la partita ero felice, orgoglioso. Provavo tante emozioni perché, come sapete, vorrei che i miei nonni fossero vivi, che mia madre fosse qui, e lei non c’era.”
Poi, però, arrivò una sorpresa ancora più grande. La sua popolarità sui social esplose in poche ore e il portiere scoprì di essere diventato una delle nuove icone del torneo: “Ma poi è successo qualcosa di incredibile, di pazzesco. Quando la partita è finita, il nostro capo mi ha detto che avevo mezzo milione. Non gli ho creduto. Me l’ha ripetuto, e ancora non ci credevo. Quando è arrivata Bárbara (Coelho, una giornalista), mi ha chiesto se sapevo cosa fosse successo. Le ho detto che avevo mezzo milione, e lei ha risposto: ‘No, hai un milione’. E io ero tipo… era qualcosa che non mi aspettavo, non avrei mai pensato che potesse accadere. Quella sera è stato pazzesco”.
Dai 50 mila follower a milioni di persone
Prima di scendere in campo contro la Spagna, Vozinha aveva meno di 50.000 follower su Instagram. Dopo la partita, il suo profilo ha superato rapidamente quota 1,5 milioni, arrivando poi a circa 7 milioni dopo una sfida lanciata durante la trasmissione di Cazé TV.
Un’esplosione improvvisa che avrebbe potuto travolgere chiunque. Il portiere, però, ha raccontato di aver cercato di mantenere equilibrio e lucidità: “Penso che, grazie a Dio, sono una persona molto concentrata, con i piedi per terra, e quindi ci ho provato, perché non si tratta di gestire, perché non ero mai stato preparato in vita mia per qualcosa del genere”.
Le origini di Vozinha
Dietro alla fama internazionale c’è una storia iniziata molto lontano dai grandi stadi. Josimar Évora Dias è nato quarant’anni fa a Mindelo, sull’isola di São Vicente, una delle isole abitate di Capo Verde.
Da bambino divideva le sue giornate tra la spiaggia e il calcio. Il pallone era già una presenza costante nella sua vita e persino il suo nome racconta l’influenza del calcio brasiliano: il padre José Pedro Dias lo chiamò Josimar in omaggio all’ex terzino destro brasiliano protagonista del Mondiale 1986.
“Giocava sempre a calcio. Appena usciva da scuola, i suoi amici lo aspettavano già”, ha ricordato il padre in un’intervista a DW. “Molte volte ho dovuto trascinarlo fuori dal campo. Ma il ragazzo era completamente assorbito dal gioco. Non era un hobby, era la sua vita”.
Perché si chiama Vozinha
Il soprannome con cui il mondo lo conosce oggi nasce proprio durante l’infanzia. Il piccolo Josimar giocava spesso a piedi nudi con gli amici nei campi di terra del quartiere. Era il più piccolo del gruppo e, secondo il racconto del padre, veniva preso in giro perché correva dalla bisnonna quando i compagni lo colpivano o lo prendevano di mira.
«Aveva sempre il pallone e giocava a piedi nudi con gli amici del quartiere sui campi di terra battuta. Il soprannome “Vozinha” (nonna) gli fu dato tra i suoi amici. Dato che era il più piccolo, i suoi compagni di squadra lo picchiavano perché non permetteva loro di segnare. Lui tornava a casa e lo raccontava a “Vozinha”, che era mia nonna e, nel suo caso, la sua bisnonna. Allora i suoi compagni di squadra iniziarono a prenderlo in giro, a deriderlo, dicendo che era “un codardo” perché correva sempre tra le braccia di “Vozinha”. Questo lo infastidiva, e a Capo Verde, se un soprannome dà fastidio a qualcuno, gli rimane appiccicato per sempre», ha spiegato il padre.
La famiglia al centro della sua vita
Nonostante la fama improvvisa, Vozinha non ha mai perso il legame con le proprie origini. Uno dei rapporti più importanti è quello con la bisnonna Maria Senhorinha, alla quale nel 2017 dedicò un messaggio sui social: “Oggi è il giorno per congratularmi con una delle mie regine, la mia amata nonna. Non ci sono parole per descrivere quanto tu significhi per me”, scrisse all’epoca.
Anche la madre Ana Cándida Évora rappresenta una figura fondamentale. Per permetterle di assistere al Mondiale, Vozinha aveva chiesto un permesso speciale e il relativo visto per gli Stati Uniti. Accanto alla famiglia c’è poi un altro compagno inseparabile: il suo labrador Akira. Proprio le necessità del cane avevano contribuito a ritardare il suo trasferimento in Cile: “Ho lasciato Chaves; lì avevo una casa, i contratti per l’elettricità e l’acqua, e il mio cane (Akira) era in cura. Per questo ho chiesto qualche giorno”.
Una carriera costruita in giro per il mondo
La carriera del portiere capoverdiano è stata caratterizzata da numerose esperienze internazionali. Dopo gli inizi con Batuque e Midelense nel campionato locale, nel 2012 si è trasferito in Angola, al Progresso Sambizanga.
Fu proprio in quella fase che il nome Josimar lasciò spazio definitivamente a Vozinha, per evitare equivoci con un altro calciatore della squadra. Nel 2015 è arrivata la prima esperienza europea con lo Zimbru in Moldavia. Successivamente il portiere ha giocato in Portogallo con il Gil Vicente, prima di trasferirsi a Cipro per vestire la maglia dell’AEL Limassol. A seguire sono arrivate le esperienze con Trenčín in Slovacchia e GD Chaves in Portogallo.
E ora il capitolo cileno al Colo-Colo. E con una domanda ancora senza risposta: il Mondiale del 2026 sarà davvero l’ultimo grande appuntamento di Vozinha oppure il portiere proverà a spingersi fino al 2030?