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Vogliono le quote nere anche in Nazionale

  • Postato il 4 luglio 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
Vogliono le quote nere anche in Nazionale
Vogliono le quote nere anche in Nazionale

Dopo le “quote trans” vogliono quelle nere, ma senza la camicia. Le “quote trans”, in nome dell’inclusività lavorativa, le ha introdotte la rossa Toscana e rispondono all’assessorato alla Felicità e Parità di genere. Le “quote nere” le reclama ancora il Pd, le invoca l’intellighenzia di sinistra – Aldo Cazzullo è tornato alla carica – e le brama l’85enne presidente degli allenatori italiani, Renzo Ulivieri, toscano e dichiaratamente comunista. Quest’ultimo, che in carriera ha sollevato più polemiche che trofei – una promozione dalla serie B e tre dalla C – auspica «5-6 neri» nella nazionale italiana e chiede, provocatoriamente: «Se facessimo una squadra di tutti bianchi saremmo migliori della Francia?».

Lo siamo stati nel 2006, ad esempio – rispondiamo in breve all’insensata provocazione – quando contro la Francia multietnica l’Italia bianca, quindi razzista, ha conquistato il Mondiale.

Ulivieri continua: «Ci servono leggi e norme per adeguarci a un’idea mondiale della cittadinanza, a come l’idea della cittadinanza si sta evolvendo. Serve incentivare lo ius soli sportivo». Ciò che vuole il Pd, a cui arriviamo più avanti.

 

SMEMORATO

Prima Cazzullo, il quale sul Corriere scrive: «Il fatto che le squadre europee siano sempre più rafforzate dai figli dell’immigrazione è un segnale incoraggiante». Come la Germania, eliminata ai sedicesimi contro il Paraguay (invaso dalle quote bianche), nonostante molti giocatori abbiano origini africane o mediorientali (Rüdiger, Tah, Musiala, Sané, Nmecha, etc). È lo stesso Cazzullo che parlando ancora della Germania, ma di quella vittoriosa del Mondiale 2014, la ricorda come «multietnica, innervata dall’immigrazione turca, araba, africana», ma non ditegli – se lo fate abbiate tatto – che in finale contro l’Argentina schierava solo due giocatori multietnici, Boateng (papà ghanese) e Özil, turco-tedesco.

Per informarsi bastava Wikipedia, che però non è uno strumento da intellettuali, lo comprendiamo. Cazzullo spiega: «È una conferma, l’immigrazione, il tema che domina l’agenda politica di qualsiasi Paese europeo, che decide le elezioni, può essere governata e coniugata con il bene comune. E se oggi accade nel calcio, domani può accadere nelle scuole, nella sicurezza». Di cui la Francia è un esempio: ce ne dà prova ogni volta che il Paris Saint Germain vince la Champions e per strada le quote islamiche incendiano quartieri e attaccano la polizia. Forse però il problema sono gli agenti.

«Cosa aspettiamo ad aprirci ai figli dell’immigrazione?», continua l’intellettuale. «Vale per il calcio come per gli altri settori della vita. Poliziotti e carabinieri non lavorerebbero meglio in certi quartieri difficili se avessimo più neri e arabi in divisa?». Capito?

«Forse», sentenzia, «se l’Italia per la terza volta ha fallito la qualificazione ai Mondiali è anche perché non ha saputo attingere al potenziale dei nuovi italiani». Che evidentemente conosce solo Cazzullo, e allora cosa aspettiamo ad affidargli la panchina? Il suo chiodo fisso è l’asso della Spagna Lamine Yamal - «figlio di un marocchino e di un’africana della Guinea» - che in Italia, dice, non giocherebbe mai in nazionale. Sapete come Yamal ha motivato la scelta di giocare nella Spagna? «Con tutto l’amore che ho per il Marocco ho sempre voluto giocare in Europa e all’Europeo. Credo che il calcio europeo sia più seguito e vicino al massimo livello internazionale. Questo mi avvicina anche a vincere il Mondiale». Ha giocato per la nazionale che gli conveniva e che grazie agli sponsor lo arricchisce di più.

 

PROGRESSISTI

Cazzullo la pensa come Mauro Berruto (o viceversa), deputato dem, partito di cui è responsabile del settore Sport. È da inizio legislatura che il Pd invoca le quote nere, e l’ex allenatore della nazionale di pallavolo ha presentato un progetto di legge: «Nel nostro Paese un campione come Yamal non avrebbe potuto giocare nella nazionale (la dichiarazione è di quando era minorenne, Yamal, non Berruto, ndr) perché non ha ancora raggiunto la maggiore età e la legge riconosce il diritto ai ragazzi nati in Italia da genitori stranieri di diventare cittadini italiani solo al compimento dei 18 anni». L’inno, comunque, non sarà mai Faccetta nera.

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Autore
Libero Quotidiano

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