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Via libera del Csm al rientro in toga di Bartolozzi: per l’ex “zarina” di Nordio porte girevoli grazie a una norma ad hoc

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Via libera del Csm al rientro in toga di Bartolozzi: per l’ex “zarina” di Nordio porte girevoli grazie a una norma ad hoc

Giusi Bartolozzi è ufficialmente di nuovo una giudice della Corte d’Appello di Roma. Approvando all’unanimità la proposta della Terza Commissione, il Consiglio superiore della magistratura ha sancito il ricollocamento in toga dell’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, costretta a dimettersi nelle “purghe” post-referendarie dopo aver definito i magistrati un “plotone di esecuzione”. Bartolozzi stessa infatti è un magistrato, fuori ruolo dal 2018 prima come deputata e poi come dirigente di via Arenula: essendo stata eletta in Sicilia e non nel Lazio, potrà tornare all’ultima funzione svolta, quella di giudice distrettuale, una figura “tappabuchi” che può essere assegnata a tutti i tribunali del distretto della Capitale (Latina, Rieti, Viterbo, Frosinone, Tivoli, Velletri e Civitavecchia) in base alle esigenze di organico. Quasi certamente si tratterà di un “parcheggio” di pochi mesi: secondo voci insistenti, il ministro Carlo Nordio ha già pronto per la sua ex “zarina” un incarico da magistrato di collegamento nel Regno Unito. Il rientro formale in toga a Roma, però, consentirà a Bartolozzi di ottenere lo spostamento a Perugia – sede competente sui reati commessi da magistrati in servizio nel Lazio – del processo che la vede imputata per false informazioni ai pm sul caso Almasri.

Proprio per questo, l’ex capo gabinetto aveva chiesto al Csm il rientro in ruolo già il 25 marzo, il giorno dopo le dimissioni dal ministero: una mossa inedita, visto che di solito la richiesta arriva dopo diverse settimane o addirittura mesi. Se Bartolozzi ha potuto tornare subito in magistratura, peraltro, è solo grazie a una norma ad hoc voluta dal governo di cui faceva parte: in base alla legge Cartabia contro le porte girevoli, infatti, a partire dal 2022 i magistrati che assumono ruoli di vertice nei ministeri non potrebbero tornare subito in toga alla fine dell’esperienza, ma dovrebbero restare fuori ruolo per un anno a svolgere funzioni non apicali. A salvare l’ex “zarina” e altre decine di colleghi dal “castigo”, però, è stato un emendamento al decreto Milleproroghe dello scorso anno, che ha “congelato” retroattivamente la norma, limitandola agli incarichi assunti dopo il 31 agosto 2026. Così l’ex plenipotenziaria di via Arenula potrà tornare subito ad amministrare la giustizia in toga, al fianco di quei colleghi che invitava a “togliersi di mezzo” con il Sì al referendum. E che c’è, c’è da scommetterci, saranno felici di rivederla.

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Il Fatto Quotidiano

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