Venticinque anni dopo il G8, il bilancio: “Una nuova generazione raccoglie il testimone del movimento di Genova”
- Postato il 22 luglio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Venticinque anni dopo il G8 di Genova una nuova generazione raccoglie il testimone del movimento di Genova e le iniziative promosse a Genova per il 25° anniversario del G8 hanno dimostrato che Genova 2001 continua a parlare al presente.
Lo afferma in una nota la rete Genova 2001–2026. Riprendiamoci il futuro. Ecco il comunicato integrale
“Nel corso di 3 settimane di iniziative pubblicate sul sito g8genova.it, la città ha ospitato 8 mostre, 8 spettacoli teatrali, 17 presentazioni di libri, 12 forum e incontri pubblici, 3 manifestazioni di piazza, decine di momenti di riflessione che hanno coinvolto migliaia di persone provenienti dall’Italia e da numerosi paesi europei. Ai forum di Palazzo Ducale hanno partecipato accademici, ricercatori, attivisti, avvocati e giornalisti; l’assemblea nazionale No Kings ha riunito oltre 500 attivisti e delegati provenienti da tutta Italia, distribuiti in 10 tavoli tematici di lavoro, con l’obiettivo di costruire una nuova agenda politica condivisa.
Momento molto partecipato è stato il corteo del 19 luglio, che ha portato nelle strade di Genova circa 15.000 persone, in larga parte giovani, provenienti da tutta Italia e dall’Europa. Una presenza che restituisce un’immagine profondamente diversa da quella che, per venticinque anni, ha cercato di dividere i manifestanti tra “buoni” e “cattivi”. A Genova si è presentata una moltitudine compatta, capace di riconoscersi in un’azione politica, anche radicale, fondata sulla difesa dei diritti umani, della giustizia, della pace e della democrazia.
Il messaggio emerso durante queste settimane è chiaro. Le questioni che nel 2001 portarono 300.000 persone a contestare il G8 non appartengono al passato; hanno assunto forme nuove e sfidano oggi la società civile e le istituzioni con un’urgenza ancora maggiore.
Il Forum dedicato a guerre, riarmo, finanza e fabbricanti d’armi ha denunciato il progressivo spostamento delle risorse pubbliche verso l’economia di guerra, l’intreccio tra interessi finanziari, industria militare e politica e la necessità di difendere il diritto internazionale, la pace e la giustizia climatica e sociale, avanzando un insieme di proposte concrete rivolte alle istituzioni e alla società civile.
Il Forum “Dalla zona rossa alla smart city” ha mostrato come oggi le forme del controllo si siano trasformate e passino attraverso sistemi di videosorveglianza intelligente, algoritmi, piattaforme digitali e intelligenza artificiale. La questione posta riguarda la qualità della democrazia, la sovranità sui dati e il controllo pubblico delle tecnologie.
L’assemblea nazionale del 18 luglio ha infine confermato la volontà di costruire un percorso politico di convergenza tra movimenti, reti sociali, associazioni, sindacati e realtà territoriali impegnate contro il riarmo, per la giustizia climatica, la difesa del welfare, della casa, della sanità pubblica, dei diritti sociali, della libertà d’informazione e della democrazia. Da Genova è stata rilanciata l’idea di un laboratorio permanente capace di dare continuità alle mobilitazioni dei prossimi mesi.
A 25 anni dal G8, il filo che unisce il 2001 all’oggi appare evidente. Le nuove generazioni hanno raccolto il testimone di chi allora si oppose alla globalizzazione neoliberista e oggi lo reinterpretano di fronte alle sfide del nostro tempo: le nuove destre alimentate dall’incapacità della sinistra istituzionale di proporre un progetto politico alternativo; la crisi della rappresentanza democratica e la concentrazione del potere nelle mani di un ristretto numero di soggetti privati; la corsa globale al riarmo; l’emergenza climatica; l’aumento delle disuguaglianze; le nuove forme di controllo e sorveglianza del dissenso.
Il corteo del 19 luglio e il messaggio lanciato da Piazza Alimonda il 20 luglio contro tutte le guerre e i genocidi, dove è stato srotolato il sudario con 18mila nomi dei bambini uccisi a Gaza, e la fiaccolata verso la scuola Diaz il 21 luglio, hanno rappresentato l’affermazione collettiva che proprio il dissenso costituisce la condizione essenziale della vita democratica e un diritto fondamentale di ogni persona, da garantire e tutelare.
Questo anniversario ha consegnato anche una responsabilità alle istituzioni. Quella di riconoscere le responsabilità politiche e istituzionali per le gravissime violazioni dei diritti fondamentali commesse nella gestione dell’ordine pubblico durante il G8. Una democrazia matura non considera chi manifesta un nemico da reprimere, ma un soggetto titolare di diritti che lo Stato ha il dovere di garantire, proteggere e ascoltare.
Solo attraverso questo riconoscimento la memoria potrà trasformarsi in un impegno condiviso, affinché quanto accaduto a Genova nel luglio 2001 trovi finalmente quella risposta politica che, a 25 anni di distanza, le istituzioni non hanno ancora saputo dare.
La prima fra le proposte emerse dai Forum cui il Comune di Genova è chiamato a dare immediata attuazione operativa, è quella dell’appena istituito Osservatorio Consiliare Permanente per la trasparenza, la sostenibilità etica e la sicurezza dei lavoratori del Porto di Genova, per il quale CALP e USB hanno convocato un presidio davanti a Palazzo Tursi il prossimo 24 luglio alle ore 8:30, in occasione della prossima Commissione Consiliare.